• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

A chi conviene l’esportazione della democrazia in Libia

di Niccolò Davini | 1 Marzo 2015

libiaIl rapporto fra Italia e Libia ha radici lontane, che affondano nel colonialismo e nella dissoluzione dell’Impero Ottomano a cui l’Italia del XX secolo ha partecipato attivamente.

Quattro anni dalla rivoluzione che sembrava aver cambiato per sempre il volto della Libia, garantendole democrazia e autodeterminazione, ma che invece ha finito per acuirne criticità e debolezze. “Male Nostrum – A chi conviene l’esportazione della democrazia in Libia?” era nato, nelle intenzioni del club PortoFranco, come un evento di memoria e approfondimento. Ma i fatti hanno voluto regalargli una valenza ancora più forte: quella di analisi a caldo di una guerra civile che ha improvvisamente invaso la sfera degli interessi italiani ed europei, uscendo dall’ombra della storia e travolgendo l’attualità.

 

Una storia, quella della Libia, che è stata ben riassunta da Ilaria Tremolada, Ricercatrice dell’Università degli studi di Milano esperta di Italia del Dopoguerra. Il rapporto fra Italia e Libia ha radici lontane, che affondano nel colonialismo e nella dissoluzione dell’Impero Ottomano a cui l’Italia del XX secolo ha partecipato attivamente. Una delle grandi colpe che il fondamentalismo islamico, quello che chiamiamo semplicemente Isis ma che ha molte più sfaccettature, rimprovera a un Occidente vissuto come nemico da annichilire.

In questo contesto, continua la dottoressa Tremolada, non vanno dimenticati, né sottovalutati, gli interessi economici tra Occidente, Italia e Libia, relativi al petrolio. Non è privo di conseguenze il grande interesse di ENI nell’area, né il sostegno di Total ai ribelli che ha contribuito alla creazione della situazione che viviamo ora .

 

Certamente l’interesse italiano in Libia è ancora oggi prevalente, ma occorre agire con oculatezza e attenzione. Lia Quartapelle, deputata PD e membro della Commissione Esteri della Camera, ha cercato di sintetizzare la posizione del governo italiano, che sembra oggi vacillare fra l’interventismo di Gentiloni, le sicurezze di Pinotti e la prudenza di Renzi, sottolineando anche la necessità impellente di stanziare a bilancio delle risorse economiche per gli Esteri, conditio sine qua non per una politica estera di rilevanza.

Anche nella scelta dell’intervento italiano in Libia, ha aggiunto la deputata, è importante non arrivare impreparati: è necessario imparare dagli errori del passato (pensiamo all’aver chiamato operazioni militari con l’appellativo di “missioni di pace”) e chiedere la cooperazione dell’Unione Europea e dell’ONU, evitando l’appoggio di altri paesi, come l’Egitto che avrebbe interesse in una possibile spaccatura della Libia in Tripolitania e Cirenaica.

L’occidente, e questo emerge con evidenza, paga errori strategici e politici che rischiano di essere ripetuti anche oggi. Da queste considerazioni parte la riflessione di Michele Achilli, Presidente Commissione Esteri Senato 1987-1992, che ha problematizzato la valenza dell’impostazione dell’“esportazione della democrazia” post 11 settembre. L’esperto senatore ha parlato di strategie scellerate, maldestre e inefficaci, ponendo la platea davanti al dilemma: varrebbe forse la pena di lasciar mano libera a regimi che dall’osservatorio occidentale appaiono dittatoriali, al fine di garantire la stabilità regionale dell’area pan-araba?

La risposta potrebbe essere negli errori palesi fatti durante il crollo di Mubarak e Gheddafi, sintetizzati nella timidezza occidentale nella questione siriana, con il presidente Assad ancora alla guida del governo di Damasco. Achilli ha inoltre posto l’accento su come siano interlacciate fra loro le diverse crisi che oggi viviamo: quella del mondo arabo in particolare con quella sul fronte ucraino, con una Russia che smaltito il crollo sovietico torna a porsi come attore sul piano internazionale, talvolta anche in contrapposizione con l’occidente.

 

Pragmatico e disilluso anche Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri sotto il governo Prodi II.  Partendo dall’analisi storica dei rapporti politici tra Libia, Europa e Italia fatta da Ilaria Tremolada, ha posto dubbi sulla realizzabilità di quanto auspicato da Quartapelle. La storia ci mostra infatti come gli interessi italiani e quelli del resto dell’occidente sulla Libia siano andati in direzioni diametralmente opposte: mentre noi consideravamo Gheddafi come un interlocutore, gli americani non hanno mai nascosto la loro diffidenza, non mancando di definirlo pazzo e imprevedibile. Sarebbe, dunque, piuttosto naïve, prosegue Craxi, definire quella libica come una rivoluzione di popolo, quando invece la sua matrice andrebbe ricercata nella volontà del governo degli Stati Uniti di non mancare l’occasione per rovesciare il debole regime gheddafiano. Secondo l’esponente socialista il governo italiano dovrebbe innanzitutto sostenere le forze libiche che si oppongono all’Isis, per poi valutare un eventuale intervento che si inserirebbe comunque in uno scenario allo stesso tempo complesso e vicino: non è bene rischiare un’escalation politica, militare e sociale su quella che è, di fatto, la nostra quarta sponda. Una sponda fatta di interessi politici e che ha i due punti di massima attenzione nell’emergenza immigrazione e nella dipendenza europea dal petrolio, che l’Italia importa in larga misura proprio dalla Libia.

 

Il dibattito ha i visto i protagonisti giocare su un terreno di sostanziale accordo, ma non ha mancato di sottolineare le differenze tra la posizione chiaramente governativa di Lia Quartapelle che, anche nell’aperta ammissione degli errori del passato, non nasconde l’adesione ad un approccio più “tradizionale” alla questione, e quella pragmatica, forse meno politicamente corretta, di Craxi e Achilli.

PortoFranco ha insomma saputo intercettare un’esigenza emergente e mettere in luce l’elemento più drammatico del nostro fronte interno: per quanto concorde su temi di principio e unito da una cultura comune, è invece frastagliato e disomogeneo sulla risposta da dare a quelle che sono minacce sempre più attuali e imminenti.

Pubblicato in : Primo piano

Info Niccolò Davini

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti