“Reddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo” In questo concetto estrapolato dai Vangeli sta tutto il succo del differente sviluppo avvenuto nel corso dei secoli tra il mondo occidentale cristianizzato per via romana e quello arabo. La netta differenziazione cioè tra il potere politico e quello religioso, almeno in linea di principio. La laicità dello Stato rispetto alle confessioni spirituali, che ha permesso il radicamento delle stesse democrazie. Un processo lungo e non privo di insuccessi e di lutti, ma che racchiude in sé un potenziale di sviluppo e di progresso superiore alla migliore teocrazia possibile. Ecco spiegarsi in buona parte il fallimento delle recenti “primavere arabe” e di un sostanziale ritorno al passato dell’Islam dove a farne le spese sono state essenzialmente le conquiste sociali e le libertà individuali di milioni di persone, specialmente le classi e le condizioni più deboli; i senza reddito, le donne, i bambini, gli anziani, i diversi. Un fattore che già di per sé fornisce alimento al terrorismo professionista e a quello dilettante. Ma facciamo bene attenzione, in Italia ad esempio, la cristiana non è più religione di stato soltanto dal 1984, anno del II Concordato firmato da Bettino Craxi e dal Card. Casaroli. Ed era già passato più di un secolo dall’annuncio di Cavour. Sappiamo tutti bene chi alimenta il caos mondiale e le decine di guerre in atto, ma non c’è ovviamente organo di stampa ufficiale che sia in grado di puntare il dito e fare nomi e cognomi, anche perché il 99% dell’informazione è controllata dalle stesse lobbies e dalle stesse persone che tra le loro molteplici attività economiche e finanziarie, hanno in mano il business della morte. Ma contrariamente a cio’ che si crede (che appunto dipende da cio’ che si sa) questa storia non é cosi’ recente. Già un certo Napoleone Bonaparte nell’ora della disfatta sua e del suo progetto di una Europa francesizzata dalla Lusitania agli Urali, ebbe a constatare “Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione. La mano che dà è al di sopra della mano che riceve. Il denaro non ha patria; i finanzieri non hanno patriottismo né decenza, e il loro unico obiettivo è il profitto.”
Le differenze religiose quindi (non poi cosi’ insormontabili, derivando il Corano dalla Bibbia ebraica e dai Vangeli “cristiani”) tra “noi” e “loro” sono più effetto che causa. Il substrato culturale dal quale é emersa nel VII° secolo da un pulviscolo di popoli e credenze, la galassia musulmana ha lo stesso rapporto che ebbe il mondo ellenico con quello romano. Non a caso per diversi secoli l’Islam sopravanzo’ in cultura e progresso l’Europa dei secoli bui del dominio religioso su quello politico. Quelli della catastrofica volontà di assurgere a legge dello Stato il dogma della Chiesa. Poi improvvisamente, a partire dalla metà del XV° sec. due fatti determinarono il ribaltamento di fronte: l’introduzione della stampa a caratteri mobili in Europa intorno al 1450 e la caduta dell’ultimo regno nasride degli arabi di Andalusia nel 1492. Probabilmente per lunghi secoli lo zenith del progresso arabo in occidente. L’ultimo sultano di Granada Abū ʿAbd Allāh nel momento della disfatta e della fuga, oltre che dalla storia, sarà maltrattato anche dalla propria madre “Piangi come una donna perché non hai saputo difendere il tuo regno come un uomo” il che dice molto anche sulla posizione femminile nella società dell’epoca. Nel 1483 la rivoluzione “gutenberghiana” finisce quindi indirettamente per arrestare ogni possibilità di seguire il passo della evoluzione culturale del mondo per i popoli di lingua araba per centinaia di anni. Il perchè è presto detto; il califfo ottomano Beyazit intavvedendo pericoli e non opportunità nella stampa in serie, promulgo’ il divieto di stampare libri in arabo e turco e la pena di morte per chi lo facesse, legge che é rimasta in vigore fino al 1727 ma non per i testi sacri, tant’è che il primo Corano moderno ha visto la luce a Il Cairo soltanto nel 1923. Il paradosso dell’espansione ottomana dall’altra parte del continente che aveva già in seno il germe delle crisi, una crisi determinata dal vuoto culturale che si stava aprendo da sola. Carlo Panella scrive su “Il Foglio” in risposta a Sofri una considerazione che deve far riflettere “L’islam ha espulso i libri da sé stesso, negandosi l’alfabetizzazione di massa e impedendo la formazione di élite diffuse […] ” .
Ecco al di là del constatare che i vecchi e nuovi interessi criminali del capitalismo senza patria e senza vergogna sono quelli che guidano (dietro le quinte, ma neanche troppo) anche i processi politici mondiali (con sempre più numerose democrazie che da sostanziali diventano formali) e senza abbassare la guardia degli uomini liberi su questo fronte, vorrei invitare gli amici e i compagni arabi a battersi anche su quello interno affinché si possa giungere un giorno a quel “libera Chiesa in libero Stato” anche nella cultura civile islamica. Combattere gli estremismi di ogni colore e provenienza è un dovere di tutti noi abitanti del pianeta Terra, sia dal punto di vista laico che religioso. E la religione è spesso usata (purtroppo) per fini che nulla con essa hanno a che vedere, anzi ne sono l’esatta negazione!

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