Non dipende solo da lui, ma Gianfranco Fini, dopo l’assemblea svoltasi a Bastia Umbra, è diventato l’incarnazione di quanto di negativo, cinico e opportunistico ha rappresentato e può ancora rappresentare la cosiddetta seconda repubblica italiana.
Una incarnazione che ne accompagna tutto lo snodarsi, dalle origini fino al crepuscolo attuale e, verosimilmente, anche la prossima annunciatissima fine.
Segretario di un partito, il MSI, esangue e abbandonato da molti che ne presagivano l’esaurimento, Fini ebbe il colpo di fortuna di essere ritenuto utile da Berlusconi nella sua discesa in campo. Venne prima rianimato e “sdoganato” quando si presentò candidato (sconfitto) a sindaco di Roma. Poi, imbarcato in un sistema di alleanze che Forza Italia realizzò con la Lega di Bossi al Nord e con il MSI nel resto di Italia. Fu così che venne battuto il centrosinistra e furono gettate le basi di una coalizione durata sedici anni. Una coalizione spesso vincente e che, nel bene e nel male, ha dato il suo sigillo ad una stagione non breve del nostro Paese.
In questi sedici anni, Fini, ha sfruttato l’insperata occasione offertagli dal crollo della prima repubblica e da Berlusconi. Si è giovato più di ogni altro del bipolarismo imposto a suon di leggi elettorali sempre più limitative della libertà di scelta degli elettori. Ed è stato, per interesse, uno dei guardiani più intransigenti del bipolarismo e del maggioritario che lo rendevano indispensabile a Berlusconi.
Certo ha vissuto con disagio il cono d’ombra proiettato dal Cavaliere, dal quale, a più riprese, ha tentato di uscire con un movimentismo che lo ha portato troppo spesso a cambiare idea sui temi più svariati: il giudizio su Mussolini ed il Fascismo, Israele e la Shoah, l’omosessualità, le coppie di fatto, l’immigrazione, etc.
Ora, a Bastia Umbra, ha annunciato al suo popolo il distacco definitivo (?) da Berlusconi e l’inizio di un percorso che lo porterà, ancora una volta, a rinnegare le posizioni del passato. Infatti, bipolarismo e sistema elettorale maggioritario, non si attagliano al ruolo che intende svolgere di ago della bilancia fra gli schieramenti politici. Da quì, e non da altro, il suo interesse vitale per la modifica dell’attuale legge elettorale che trova sponda in un PD disperatamente alla ricerca di stratagemmi che pongano termine al suo declino.
Insomma, Gianfranco Fini è stato uno dei maggiori beneficiari, addirittura un miracolato, della “seconda repubblica”. Ora sta cercando di diventare beneficiario della fine di una ingloriosa stagione di cui è stato, se non protagonista, uno dei comprimari.
Nicola Cariglia

impeccabile analisi sull’uomo,sul politico e il suo percorso simile ad una pallina da flipper
Personalmente sono convinto che Fini sia straordinario nell’aver saputo mantenere viva l’essenza più profonda del Fascismo, cambiando tutto quello che non era essenziale.
Insuperabile anche nella tempistica, come il ventennio fascista dei suoi vent’anni seppe pazientare sedici anni prima di mostrare il suo vero volto, così anche Fini.
Poi la loro essenza comune è di fare guerra al Mondo e perderla sulla pelle degli Italiani, così ha spedito al G20 Berlusconi colpito alle spalle e ora è ormai certa la crisi del debito di Irlanda, Portogallo e Italia: Per Irlanda e Portogallo ci sono le risorse per il soccorso.
L’Italia? No.
Caro Adalberto,
concordo in pieno con quanto dici. Nell’articolo, del resto, mi sono limitato a fotografare. Per quanto riguarda il giudizio su Fini (che però rileva poco) la penso come quel lettore di Pensalibero che ha scritto che “ogni volta che va dietro alle sue idee, Fini sbatte).
Ma questo non toglie assolutamente niente alle tue considerazioni.
Apprezzabile quello che il nostro direttore scrive su Gianfranco Fini. Condivisibili le critiche . Non c’è dubbio che abbia “cambiato idea sui temi più svariati”. Ma è anche vero che si è trattato, per lo più, di cambiamenti in meglio : su Israele, sulle coppie di fatto, sulla immigrazione. E anche sull’omosessualità ; tema sul quale un liberale non può che preferire il ” cambiamento di idea ” di Fini alla volgarità ostentata, tra indecente e ammiccante, del cavaliere (… meglio le donne che i gay ).Quanto, poi, alla legge elettorale vigente, meglio Fini che vuole cambiarla, piuttosto che il cavaliere che vuole mantenerla. Sarà, quello di Fini, un ripensamento tardivo, contraddittorio e interessato , ma può essere utile a cancellare ,o almeno a modificare, una delle più grosse oscenità della cosiddetta seconda repubblica. E questo è – mi pare – un obbiettivo importante, condivisibile. Da un punto di vista politico. O no?
Il problema di Fini (o, meglio, di chi gli va dietro) è che le sue idee non sono cattive. Gli scottano in mano, per cui subito le getta via per cambiarle.
Il presidente della Camera crede “fermamente” in troppe cose: una alla volta. Inoltre, tutte le volte che va dietro alle sue idee sbatte (vedi alleanza con Segni).
Caro Leonardo,
da dove viene importa poco anche a me. Quanto al dove va, beato te che l’hai capito.
Non mi interessa da dove viene ma dove va… c’è stata cmq un evoluzione nella vicenda personale di Fini. La proposta politica è interessante ed è più vicina ai grandi partiti moderati occidentali.
Ha un nocciolo di sostanziale verità, il Tuo articolo. Per come la vedo io, la proposta politica di Futuro e Libertà è interessante, ma è come – vorrei dire – ‘inquinata’, paradossalmente, dal suo stesso leader, che a mio avviso non ha la statura del (grande) leader, cui pure aspira da tempo…