Casini, cattolico irrequieto per totale assenza di idee che non ripercorrano la retorica dello scudo crociato, ha pronunciato qualcosa di agghiacciante: “ Dopo Monti c’è Monti”, dimenticando un piccolo particolare, che fra Monti e Monti bis dovrebbero stare le elezioni politiche. Come dire che il voto popolare sarà un divertissement di stagione, un obbligo imposto dalla costituzione che potrebbe anche essere rinviato, magari ogni dieci anni invece di cinque, o ogni venti, a seconda della longevità del nuovo “dux” ragioniere dello stato, e chissà, se la ragioneria funziona, il voto potrebbe essere considerato implicito, ossia se la ragioneria funziona la repubblica funziona e quindi votare è inutile. Non si equivochi sul tono comico che descrive un processo storico da tempo avviato e irreversibile nonostante le proteste dei nostalgici della politica. Il golpe Napolitano-Monti dell’autunno 2011 sotto la regia della finanza internazionale rivela sempre più la sua subdola e incurabile ampiezza, talmente subdola che i due comici in scena, pur consapevoli che il terrorismo dello spread è ad arte pilotato, non hanno ancora avuto vero sentore delle conseguenze, ossia dell’inizio di un processo antidemocratico di assoluto non ritorno come appunto rivelano le parole di Casini. Perché il problema è questo, negare o accettare che esista un punto di non ritorno nel decadimento della democrazia. È inevitabile ammettere che la nomina di Monti senatore a vita, insieme all’incarico e all’ammucchiata della maggioranza parlamentare, esprime uno stato di necessità, un cuneo antidemocratico contro cui il costituente non ha approntato le necessarie difese perché storicamente e culturalmente condizionato dagli esempi di antiparlamentarismo e antidemocrazia quali si manifestarono in Italia fra otto e novecento. Là dove non esisteva manifesta azione violenta della piazza o della forza armata la democrazia non era giudicata in pericolo. Il costituente, per quanto imbrodato nella retorica dell’art.1, non poteva immaginare che l’economia approdasse al capitalismo finanziario e arrivasse a possedere le armi per fingere di non intaccare lo stato sociale e avviare un violento quanto morbido sovvertimento del gioco democratico, scavando veri e propri cunei di non ritorno alle regole, nonostante le perduranti illusioni di chi pensa che i politici riprenderanno in mano la situazione. L’ammissione di un precedente non impedirà infatti che per nuovi stati di necessità futuri Presidenti della Repubblica possano nominare e incaricare qualsiasi Monti del momento e che il parlamento ne accetti supinamente la decisione pur di non essere sciolto. Tanto farebbe un parlamento composto da novecento Casini. Per la costituzione sostanziale è importante il precedente, e il precedente sta nella possibilità che il Presidente della Repubblica entri in conflitto col Parlamento non perché questi non sa esprimere un esecutivo ma perché diverge la valutazione e il condizionamento dello stato di necessità. Sullo stato di necessità interpretato dall’incubo della spread non c’è molto da dire, se non che nella sciagurata globalizzazione idolatrata dai banchieri cosmopoliti al governo, e in un’economia mondiale davvero unificata non si vede chi sarebbe il referente del mercato rivale su cui misurare i successi e misfatti del nostro mercato, a meno di non competere con fabbrichette e mercatini a bella posta sparati sulla Luna o su Marte. Niente vieterebbe a una banca davvero mondiale di stampare denaro a tonnellate. L’incubo dello spread alimentato dalla globalizzazione in fieri sarà risolto e negato dalla globalizzazione realizzata, tanto da potersi già intravedere il paradosso d’una specie di comunismo naturale quale esito ultimo delle tante versioni del capitalismo Ma al di là di queste congetture, l’abilità con cui Monti tira il sasso e nasconde la mano della propria boria cattolica, i sermoni di Napolitano sulle gioie d’una Europa finalizzata allo scalcinato impero USA, e importante era sottrarre almeno l’Italia di Berlusconi se non la Germania alle lusinghe dell’est europeo, e infine i servili osanna dei media, mai così allineati e stomachevoli, sono la dimostrazione lampante che il punto di non ritorno è già superato e si chiama “montismo”. E poiché sottovoce, per gioco o dileggio, almeno una volta nella vita tutti abbiamo canterellato “Giovinezza, giovinezza”, con Casini maestro del coro si potrebbe intonare un nuovo gioioso refrain della melodia: “ Siamo pronti, siamo tanti, siamo tutti dietro a Monti! “.
” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “
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Rodolfo Marchini
La proposta di Casini: dopo Monti c’è Monti, è il segno che il suo partito, fermo da vent’anni al 5%, non è in grado di offrire nulla all’Italia, nonostatnte il cambio di nome nel simbolo. Del resto Casini è un buon allievo del camaleonte: aveva dichiarato solennemente di sciogliere il Partito per metterlo a disposizione e invece scopriamo che chiede ai tecnici di mettersi a disposizione. Chiede a Monti di fare il Monti-bis perchè teme che Monti possa sottrargli la poltrona a cui ambisce, quella del Presidente della Repubblica. Perchè Casini da indolente qual è, come la fisima facciale costantemente segnala, non vuol faticare a fare il Ministro o il commissario europeo, vuol fare il Presidente (della Camera o d’altro, poco importa, l’importante che non sia quello del Consiglio: lì c’è da soffrire!) che guarda gli altri lavorare. Anzi, nel suo partito sarebbe troppo faticoso fare anche il Presidente e lo fa fare a Buttiglione. Non parliamo del Segretario! Allora che ci aspettiamo ormai da Casini?
La proposta di Casini: dopo Monti c’è Monti, è il segno che il suo partito, fermo da vent’anni al 5%, non è in grado di offrire nulla all’Italia, nonostatnte il cambio di nome nel simbolo. Del resto Casini è un buon allievo del camaleonte: aveva dichiarato solennemente di sciogliere il Partito per metterlo a disposizione e invece scopriamo che chiede ai tecnici di mettersi a disposizione. Chiede a Monti di fare il Monti-bis perchè teme che Monti possa sottrargli la poltrona a cui ambisce, quella del Presidente della Repubblica. Perchè Casini da indolente qual è, come la fisima facciale costantemente segnala, non vuol faticare a fare il Ministro o il commissario europeo, vuol fare il Presidente (della Camera o d’altro, poco importa, l’importante che non sia quello del Consiglio: lì c’è da soffrire!) che guarda gli altri lavorare. Anzi, nel suo partito sarebbe troppo faticoso fare anche il Presidente e lo fa fare a Buttiglione. Non parliamo del Segretario! Allora che ci aspettiamo ormai da Casini?