
Il governo dice di non avere risorse sufficienti per scuola, sanità e pensioni, ma la manovra mostra che una priorità finanziaria è stata scelta: la spesa militare.
Secondo l’Osservatorio Milex, nel 2027 l’Italia supererà per la prima volta i 40 miliardi di euro destinati complessivamente alla difesa, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. È l’1,7% del Pil, ancora distante dall’obiettivo dichiarato del 5% entro il 2035, che porterebbe l’impegno annuale verso i 100 miliardi.
La crescita più forte riguarda gli armamenti. Le risorse iscritte nel bilancio salgono da 9,9 a 13,5 miliardi e aggiungendo i finanziamenti del Ministero delle Imprese arrivano a 17,2 miliardi.
È previsto l’acquisto di altri 25 cacciabombardieri F-35, oltre ai 90 già programmati, per 7,3 miliardi in tredici anni.
Il punto politico è evidente: i soldi pubblici non sono scomparsi, vengono distribuiti secondo una precisa gerarchia. Mentre per i servizi essenziali si invocano vincoli di bilancio, per armi e apparati militari le risorse aumentano.
Questa scelta è stata fortemente contestata dalle mobilitazioni di lavoratori e studenti: sicurezza non può significare meno istruzione, meno cure e meno protezione sociale.
Il 20 lo sciopero generale indetto dalla CGIL sarà un nuovo grande momento di lotta contro le politiche antisociali e belliciste del governo Meloni.
È un governo che non si fa proprio mancare nulla per qualificarsi di estrema destra anche sui diritti civili.
Ieri il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge sul fine vita approvato dalla Regione Veneto a guida leghista. Poco importa a questo governo delle condizioni di vita delle persone che soffrono, conta invece lanciare un messaggio al mondo cattolico più oltranzista per assicurarsi una manciata di voti.
Poi, per completare il quadro c’è l’intervento di Piantedosi, ministro dell’Interno, che fa sapere che il parere medico per l’ingresso dei migranti nei CPR, i centri di permanenza per il rimpatrio, non sarà più vincolante per evitare il trattenimento.
Sei immigrato e sei malato, ma siccome per me sei illegittimo, io ti schiaffo lo stesso in una galera in attesa di rispedirti nel tuo Paese, e me ne frego del parere dei dottori.
Infine, per concludere: ieri è stato rinviato il decreto bollette per la seconda volta. Avrebbe dovuto proteggere sia le famiglie vulnerabili e a medio reddito tramite contributi e sconti in bolletta sia le imprese grazie alla riduzione degli oneri di sistema e a prezzi calmierati dell’energia.
Il motivo dell’ennesimo rinvio sono i dubbi sulla copertura finanziaria e le resistenze delle imprese produttrici di elettricità.
Poco importa se milioni di italiani saranno sempre più in difficoltà con le bollette ciò che conta davvero per questo governo sono gli interessi delle grandi imprese e le spese militari.
Prima mandiamo a casa Meloni e i suoi accoliti e meglio sarà per tutti.
Il 20 novembre tutti in piazza.
Enrico Rossi


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