
Altro che il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, il vero anti-Tajani sembra essere il nuovo acquisto del centrodestra Cateno De Luca e la sua lista “Sud chiama Nord” che, sondaggi alla mano, in una settimana ha rosicchiato agli azzurri un secco 1% avvicinandosi inesorabilmente alla fatidica soglia del 3% che permetterebbe al Sindaco di Messina di sbarcare con tutta la truppa in Parlamento.
Mai, negli ultimi mesi (ma forse anche negli ultimi anni), Forza Italia aveva perso tanto terreno in appena sette giorni. E tutto ciò è accaduto proprio nella settimana del battesimo del siciliano Cateno De Luca quale quinto leader del centrodestra al fianco di Giorgia Meloni (FdI), Matteo Salvini (Lega), Maurizio Lupi (Noi Moderati) e lo stesso Antonio Tajani (FI).
Un’operazione, quella dell’entrata di “Sud chiama Nord” nella maggioranza di governo (voluta e benedetta dalla Presidente del Consiglio) che potrebbe costare cara agli azzurri proprio in quella che Omero chiamava l’isola del sole: bacino elettorale storico per i “berluscones”.
Ne vedremo delle belle!
Anche perché dietro questa “particolare” adesione sembra celarsi molto altro. Forse un vero e proprio piano politico. Roba di altissimo potere, come la presidenza della Regione Sicilia oggi affidata proprio all’azzurro Renato Schifani (già presidente del Senato e fedelissimo del Cavaliere) che, salvo sorprese dell’ultim’ora, andrà al rinnovo nella tornata amministrativa della primavera 2027.
Poltrona, quella di Palazzo d’Orléans, al centro di varie inchieste della magistratura e sotto i riflettori di molti media nazionali, che -di fatto- si è resa disponibile dopo il sonoro e secco “no” del Ministro e Vice Premier Tajani alla ricandidatura dell’on. Schifani storico referente di Forza Italia in Sicilia.
Da qui i guai per Tajani! Perché mai il presidente Schifani, con i suoi paladini (tanto per non chiamarli “sodali”), dovrebbe continuare a votare Forza Italia se proprio il partito di Berlusconi -per mano del suo nuovo leader- lo ha scaricato? Perché allora non appoggiare un “astro nascente” conterraneo come Cateno De Luca per dimostrare -con il voto- ad Arcore come a Roma il valore di un certo mondo?
Interrogativi politici che illuminano più di mille congetture l’impietosa cronologia degli eventi (o se si vuole, il volgere delle coincidenze): Tajani dà il benservito a Schifani, dopo qualche settimana Cateno De Luca annuncia l’entrata di “Sud chiama Nord” nella coalizione di centrodestra e, puntualmente questa settimana, i sondaggi rilevano un’emorragia (mai accaduta prima) di voti in uscita da Forza Italia.
Fatalità? Forse solo un conto fatto senza l’oste!
E il conto dell’oste De Luca (nomen omen) appare assai salato e scaltro: entrare in maggioranza con l’ok di Fratelli d’Italia, sbarcare in Parlamento con i voti azzurri siciliani e, da nuova realtà regionale e nazionale, offrire alla coalizione una candidatura autorevole e di peso come quella dello stesso Cateno De Luca, per prendere la guida della Regione Sicilia lasciata vacante da Forza Italia.
Una fava, tre piccioni: audacia ed abilità da prima Repubblica.
Daniele Marchetti


I conti non tornano
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