
di Eleonora Tafuro Ambrosetti*
Quanto pesa la Russia nelle elezioni americane del 3 novembre? L’attenzione statunitense e internazionale si concentra soprattutto sui tentativi di Mosca di condizionare il voto attraverso disinformazione e operazioni d’influenza. Il ruolo russo, però, non si esaurisce nelle attività clandestine: emerge anche nel dibattito su Ucraina, sanzioni e prezzi dell’energia.
La Russia resta un tema elettorale indiretto, subordinato a preoccupazioni più immediate. Secondo un sondaggio del Pew Research Center , l’84% degli elettori registrati considera l’economia molto importante per il proprio voto, contro il 57% che attribuisce lo stesso peso alla politica estera. Tuttavia, il Chicago Council on Global Affairs rileva anche che gli americani collegano le decisioni internazionali dell’amministrazione alle condizioni economiche dei cittadini. È attraverso questo intreccio tra politica estera ed interna che Mosca entra nella competizione elettorale.
Tuttavia, queste elezioni hanno importanza anche per Mosca: i media russi le osservano soprattutto come una prova della tenuta politica di Donald Trump e della sua capacità di negoziare con la Russia.
Influenza e interferenza
Le operazioni informative russe rimangono una preoccupazione concreta. Il New York Times ha segnalato nuovi indizi di tentativi russi e di altri governi stranieri di influenzare gli elettori. I principali esponenti democratici delle commissioni parlamentari sull’intelligence, il senatore Mark Warner e il deputato Jim Himes, hanno dichiarato che Mosca starebbe conducendo una campagna di disinformazione contro candidati democratici.
Occorre distinguere queste attività dai tentativi di alterare materialmente il voto, come successe in parte nelle elezioni presidenziali americane del 2016. Le operazioni d’influenza mirano a modificare opinioni, preferenze e fiducia nelle istituzioni; le interferenze sul processo elettorale riguardano invece lo svolgimento delle votazioni o il conteggio delle schede. Himes ha precisato che fino a ora non emergono prove di capacità straniere di penetrare nei sistemi elettorali e cambiare i risultati.
Anche misurare l’efficacia della propaganda è difficile: individuare una campagna nel campo informativo può suggerire un suo impatto sulla polarizzazione sociale, ma non permette di stabilire per certo quanti voti abbia spostato. Alimentare sfiducia e divisioni può comunque costituire un obiettivo autonomo, indipendente dalla vittoria di un singolo candidato.
Ucraina, sanzioni e costo della vita
Al di là delle operazioni clandestine, la politica verso Mosca divide apertamente Washington. L’allentamento delle sanzioni deciso da Trump e le pressioni sull’Ucraina hanno incontrato l’opposizione dei democratici e di alcuni repubblicani. Una lettera del 15 ottobre, firmata da diciassette deputati democratici e cinque repubblicani, chiedeva la piena applicazione delle sanzioni. Altri esponenti repubblicani, tra cui il senatore Ted Budd, hanno invece difeso l’approccio presidenziale come strumento per coinvolgere Mosca nei negoziati. Ha suscitato anche molte discussioni l’affare Lukoil: le sanzioni americane dal 2025 contro il gigante del petrolio russo l’avevano spinto a vendere tutti gli asset fuori dalla Russia, e proprio un fondo americano, Carlyle, aveva raggiunto un accordo a gennaio scorso per acquisire gran parte di quegli asset. L’accordo non è stato confermato, e sembra che Carlyle non sia più interessata aall’acquisto, ma la vicenda dimostra gli intrecci tra politica, sanzioni e business.
Il collegamento più immediato con gli interessi degli elettori americani passa dall’energia. La controversia sull’accordo sulle forniture di diesel russo contrappone l’obiettivo di abbassare i costi americani a quello di limitare le entrate che sostengono lo sforzo bellico di Mosca. Un recente sondaggio restituisce questa tensione: il 64% degli intervistati sostiene la prosecuzione delle forniture militari all’Ucraina e ulteriori sanzioni, mentre il 63% considera prioritario ridurre i prezzi dei carburanti rispetto a limitare la capacità russa di finanziare la guerra. Queste risposte suggeriscono che solidarietà verso Kyiv e convenienza economica possono convivere nello stesso elettorato.
L’esito elettorale potrebbe comunque incidere sulla politica americana verso Mosca. Una maggioranza democratica avrebbe maggiori possibilità di intervenire sugli aiuti all’Ucraina, promuovere iniziative sulle sanzioni, rilanciando la collaborazione translantica su questi sforzi, e avviare indagini su interferenze russe e possibili collusioni. Resterebbero però il veto presidenziale e gli ostacoli istituzionali. La Russia potrebbe quindi risentire delle elezioni più di quanto contribuisca a determinarle.
Le elezioni viste dalla Russia
Il 28 ottobre il viceministro degli Esteri russo Rjabkov ha detto che Mosca non si illude che il voto migliori radicalmente i rapporti, sostenendo che negli Stati Uniti esiste un consolidato consenso bipartisan antirusso. Nella copertura mediatica russa, invece, sembra emergere la consapevolezza dell’importanza di queste elezioni: l’attenzione di molte analisi pubblicate sui principali giornali russi si concentra sulla vulnerabilità di Trump e sulle conseguenze per i rapporti bilaterali. Il tema, seppur non dominante sulla stampa russa, si esplica attraverso quattro direttrici: la vulnerabilità interna di Trump; il timore che un Congresso ostile possa ostacolare il riavvicinamento; i prezzi dei carburanti e il loro impatto sulla politica estera americana; e possibilità che i risultati fossero contestati.
Un’analisi di RBC descrive i casi dei candidati repubblicani che prendono le distanze dal presidente e collega le difficoltà di quest’ultimo alle pressioni economiche. In questa lettura, l’accordo sul gasolio russo e l’allentamento delle sanzioni diventano anche risposte alle esigenze della campagna elettorale.
Un pezzo d’opinione su Kommersant presenta la tesi di come un Congresso ostile a Trump potrebbe ostacolare il riavvicinamento con Mosca, contribuendo a spiegare l’urgenza negoziale dell’amministrazione sull’Ucraina. Chiaramente, per la Russia il timore è che le condizioni americane diventino più sfavorevoli dopo le elezioni. Interfax, citando CNN, dà risalto alla disponibilità di Trump ad accettare l’esito del voto a condizione che le elezioni fossero corrette, a testimonianza dell’attenzione alle controversie sulla legittimità elettorale.
La stampa indipendente aggiunge un’angolatura diversa. Meduza, pubblicazione in esilio perché dichiarata “organizzazione indesiderata” dalla Procura Generale russa, esamina la tesi di possibili calcoli elettorali dietro le decisioni militari americane sull’Iran – cosa smentita dal presidente – dando anche largo spazio alle conseguenze della guerra contro l’Iran sui prezzi energetici.
Questi esempi non bastano certo a individuare una linea mediatica uniforme. Essi mostrano però un interesse che va al di là della simpatia o del sostegno per Trump e cerca invece di comprendere come il voto possa modificare la libertà d’azione americana e, di conseguenza, i margini negoziali di Mosca.
Eleonora Tafuro Ambrosetti
*Istituto Ispi


Trasversalità filorusse
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