
A cento anni dalle grandi mobilitazioni che hanno strutturato il pensiero e l’azione socialista del secolo scorso, la domanda sull’attualità di quell’ideale non è un mero esercizio di nostalgia. Al contrario, è un’urgenza filosofica e politica. Se un tempo la sfida era liberare l’uomo dalle catene visibili del bisogno e dello sfruttamento salariale, oggi la sfida più insidiosa si gioca sul terreno dell’immateriale. Parlare di socialismo nell’era digitale significa porre una questione fondamentale: che cos’è la libertà nell’epoca in cui le nostre scelte, i nostri desideri e persino i nostri pensieri sono anticipati, incanalati e monetizzati da stringhe di codice proprietario? Il grande inganno della modernità tecnocratica è l’equazione tra efficienza algoritmica e libertà. Ci muoviamo in un ecosistema digitale che si proclama aperto e democratico, ma che di fatto opera come invisibile. L’algoritmo non è neutro: incorpora i valori del capitalismo estrattivo, dove il tempo vitale delle persone viene convertito in “attention economy” a beneficio di monopoli privati transnazionali. Questa falsa libertà produce atomizzazione sociale, isolando l’individuo in una bolla autoreferenziale che distrugge il concetto stesso di spazio pubblico e di dibattito democratico. Il socialismo, se vuole essere fedele alla sua missione originaria a un secolo dalle sue tappe storiche, deve farsi promotore di una critica radicale di questa presunta “libertà dell’algoritmo”. Essere socialisti oggi significa affermare che la vita umana non è riducibile a un flusso di dati da ottimizzare. C’è una dimensione dell’esistenza — fatta di imprevisto, di dissenso, di solidarietà disinteressata — che sfugge e deve sfuggire alla logica binaria del computer. Andare “oltre” l’algoritmo significa rivendicare il diritto all’errore, all’inefficienza terapeutica della riflessione, alla costruzione di legami sociali che non passino attraverso la mediazione di una piattaforma commerciale. Significa sottrarre la conoscenza e l’innovazione tecnologica alla logica del brevetto e del profitto per restituirle all’umanità. Il socialismo del futuro sarà un socialismo dello spirito e dell’intelligenza collettiva, capace di spezzare la prigione di codice per rimettere al centro la libertà reale, l’unica che permette agli esseri umani di associarsi da uguali per definire il proprio destino.
Raffaele Amendola


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