
C’era attesa per queste elezioni israeliane, innanzitutto perché a fondamento della difesa e della critica nei confronti dello Stato ebraico vi è sempre stata la consapevolezza che esso, in virtù dei propri legami con l’Occidente, è stato sin dalla nascita un paese democratico.
L’obiettivo principale di queste elezioni era quello di rovesciare il regime di Netanyau al potere e non metterlo in condizione di perseguire la sua strategia di guerra permanente.
In una società profondamente lesionata dai fatti di questi ultimi tre anni e molto divisa sul piano politico il risultato ottenuto, a partire dalla copiosa partecipazione democratica al voto é tutt’altro che trascurabile.
L’affermazione del blocco di opposizione a Netanyau per quando disomogeneo ha rappresentato con evidenza quanta sfiducia vi fosse in Israele per la svolta autoritaria e messianica del Governo; quel blocco assieme alla reale sorpresa di queste elezioni ovvero la presenza significativa ed il successo delle liste unite che rappresentano la minoranza arabo-palestinese all’interno di Israele ( oltre il 20%) dicono più di cento ragionamenti quanto sia stata scellerata e rovinosa la condotta politica dell’élite politica israeliana in questi anni, che ha determinato una emarginazione della minoranza araba dentro e fuori dai confini alimentando una risposta politico-militare terroristica senza alcuno sbocco per la causa dei “due popoli, due Stati” che molti a parole ritengono di voler perseguire.
Dinnanzi ad un impasse di carattere numerico, non potendo il Governo uscente formare un nuovo esecutivo, si ragiona allo stato di soluzione astratte non essendo il blocco di Eisenkot in grado di assorbire all’interno della propria maggioranza il sostegno diretto o esterno della minoranza araba, soluzione che molti auspicano, che avrebbe una logica ed una proiezione non solo israeliana degli effetti che provocherebbe. In definitiva lo status quo sembra essere superato, per “salvarsi” Netanyau, come nell’Ottobre del 2023, può praticare solo una dottrina che è quella di aprire un fronte di Guerra per costringere anche i suoi nemici di formare un blocco di solidarietà nazionale, ed è quest’ennesima prova di forza che condurrebbe Israele in un vicolo ancora più cieco che andrebbe scongiurata.
Bobo Craxi


Il ciclone e il nulla
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