
“Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i modi di produzione.”
Karl Marx
Finché l’umanità ha accettato per buona questa logica marxista della indissolubile dipendenza dal Creato, e si è adattata da “scimmia imitatrice”, non ha sbagliato una sola virgola, tant’è che è vissuta così per decine di millenni e senza quella incertezza di futuro che oggi ci assilla.
Poi l’uomo moderno, da quel gran presuntuoso che è diventato, maneggiando saperi e soldi, e dandosi sepoltura sotto montagne di tecnologia suicida, ha creduto di saper addomesticare e sfruttare la natura: e come eccellente risultato ha ridotto i sistemi sociali e l’habitat, in un ammasso di rifiuti infetti e mortali.
E pure la logica della natura, è alla portata di chiunque rozzo analfabeta. Basterebbe osservare come la natura governa l’elemento acqua che garantisce la vita a tutti gli esseri viventi, e tradurla pari pari in politica.
L’acqua piove a monte per prelevare le sostanze nutritive e allagare la valle, anche dove non è piovuto, perché indispensabili per conservare la vita. Poi l’acqua evapora, ritorna a piovere a monte e ritorna a scendere a valle in un ciclo divino che conserva in vita tutti gli esseri viventi senza eccezioni o esclusioni.
Chi “a monte“, ha il potere di maneggiare le risorse della collettività, dovrebbe evitare di consumarne troppe o impedire che scendano a valle, per non attentare doppiamente all’equilibrio sociale e ambientale.
Perché le scelte sbagliate tornano puntualmente come un boomerang a presentare il conto dei danni arrecati al pianeta e all’umanità. La cultura non libera gli umani dalla dipendenza della natura, ma li offre da vittime sacrificali.
L’habitat danneggiato dal potere ingordo e dalla tecnologia demenziale, nell’ultimo secolo è diventato peggio di un campo di sterminio. La qualità della vita attuale, è paurosamente impoverita e letale. Non è più a misura d’uomo.
Tant’è, che oltre alla produttività in calo crescente, la fertilità e la natalità umana stanno crollando a livello planetario.
Gli addetti ai lavori “culturali” chiamano questo fenomeno “invernodemografico”, ma poi nessun cervellone sa dirci se e quando l’umanità tornerà ad essere fertile e procreativa.
Noi umani abbiamo abusato troppo dei vantaggi della natura e le abbiamo scaricato costi e danni provocando uno squilibrio ambientale speriamo reversibile.
Nasciamo tutti dipendenti dalla natura e restiamo tali fino alla morte.
Pensare che scienza e tecnica possano invertire i ruoli e mettere la natura alle dipendenze dei CONTADINI SENZA ZAPPA: professori, dottori, professionisti, burocrati, commercialisti e commendatori, direttori e presidenti, è un rompicapo che avrebbe messo in difficoltà una intera generazione di Basaglia.
Due filosofie politiche in guerra sono arrivate ad un passo dal terzo millennio: Comunismo e Liberalismo. Poi il comunismo non ha retto alla competizione cannibalesca, e al mondo liberista non è sembrato vero potergli fare i funerali in pompa magna 35 anni fa.
Ma tra i due sistemi, quello che confligge maggiormente con le leggi della natura è il “liberismo elitario rapace“, perché concentra, spreca, ruba, inquina e ferma a monte le risorse in mano a pochi potenti e impedisce che scendono a valle a nutrire tutti gli esseri bisognosi senza schiavizzazioni ed esclusioni.
Infatti questo sistema politico innaturale e demenziale rimasto padrone del mondo e senza nemici da combattere, in 35 anni ha fatto più danni di quanti ne abbia fatti la specie umana dalle caverne alle soglie del terzo millennio.
Comunismo e liberismo, in quanto ideologie politiche estreme, sono entrambe dannose. Il comunismo perché esageratamente garantista e il liberismo esageratamente competitivo, sfruttatore e rapace.
La politica dovrebbe oscillare come un pendolo tra comunismo e liberismo per potersi adattare velocemente ai cambiamenti della natura che passa senza preavviso dall’abbondanza alla carestia, dalla vita alla morte.
Pensare che gli umani schiavi del Creato, possano, grazie all’istruzione e alla scienza, scegliere liberamente una linea politica che inverte i ruoli e fa dipendere il creato dall’uomo, è delirio d’onnipotenza filosofico e tecnologico suicida.
Insomma la politica dovrebbe rassegnarsi ad oscillare, a zigzagare, a saltare dal comunismo al liberismo o viceversa, per adattarsi umilmente al disordine dinamico della natura, che non ha alcuna difficoltà a passare da madre premurosa a matrigna assassina, alla faccia dei grandi strateghi della cultura, politica, mercato e finanza che si credono padreterni, ma nei confronti della NATURA, vera e incancellabile padrona, valgono in blocco, poco meno di un due di briscola in una partita a scopa.
Franco Luceri
Commento del prof Carlo di Stanislao
L’illusione dell’onnipotenza e la saggezza dell’acqua
”La natura non fa nulla di invano e non esagera in nulla; il suo equilibrio è la prima lezione di saggezza per l’umanità.”
Aristotele
È impossibile non avvertire la profonda e viscerale verità che traspare da questa riflessione, capace di dar voce a un doloroso senso di smarrimento comune a molti. Abbiamo scambiato la presunzione del progresso per una reale emancipazione, dimenticando che la nostra esistenza resta indissolubilmente legata alla terra e alle sue leggi immutabili. La metafora dell’acqua che scorre a monte per dissetare e nutrire la valle risuona con una chiarezza disarmante: la natura ci insegna da sempre il valore del ciclo, della condivisione e dell’armonia, eppure l’arroganza dell’uomo moderno ha preteso di spezzare questo equilibrio perfetto in nome di un’avidità miope e di una tecnologia svuotata di senso.
Piegati sotto il peso di un “inverno demografico” e di un ambiente ferito, ci scopriamo vulnerabili proprio dove credevamo di essere invincibili. Riconoscere questa cecità non significa arrendersi, ma compiere un atto di profonda umiltà e verità. La vera politica, così come la vera cultura, non risiede nell’illusione di dominare il Creato, ma nella capacità di riscoprire quel rispetto ancestrale che garantisce vita, dignità ed equità a tutti gli esseri viventi. Solo tornando ad ascoltare il ritmo della terra potremo restituire un futuro alle generazioni che verranno.
Carlo di Stanislao


Debito USA: chi terrà la barra dritta?
Lascia un commento