
La presentazione del libro «Il caso Mattei. I fatti contro il mito», di Nicola Mariani e Lupo Rattazzi, tenutasi a Roma il 28 ottobre alla Sala Einaudi di Confedilizia, con Umberto Berlenghini, ha affrontato due questioni strettamente collegate: la ricostruzione della morte di Mattei e la costruzione della sua immagine pubblica dopo la scomparsa. Rattazzi ha illustrato le incongruenze documentali e tecniche della ricostruzione dell’attentato sostenuta da Vincenzo Calia, contrapponendole agli accertamenti della Commissione d’inchiesta del Ministero della Difesa del 1962 e dell’inchiesta della Procura di Pavia dello stesso periodo, nonché ai documenti originali recuperati. Nel suo intervento ha sottolineato come la ricostruzione di Calia facesse perno sulla presenza a Catania di I-SNAI, l’aereo “gemello” di quello incidentato: una presenza che Rattazzi ha contestato come del tutto infondata e smentita da quattro documenti: il registro dell’hangar di Ciampino, il Quaderno di stazione di Catania, il libretto di volo di Bignardi e il libretto dell’aeromobile I-SNAI. L’altro elemento centrale riguardava gli accertamenti metallografici sull’anello e sull’orologio di Mattei, le cui alterazioni venivano interpretate come compatibili con l’esposizione a un’onda esplosiva. Rattazzi ha contestato il passaggio dalla compatibilità alla prova dell’attentato, giudicandolo particolarmente azzardato alla luce dell’assenza di riscontri di esplosivo sui corpi e sul relitto negli accertamenti immediatamente successivi all’incidente. Ha quindi sostenuto che la narrazione del complotto riprenda ipotesi già avanzate da Pisanò e Bellini, successivamente sviluppate nell’inchiesta di Calia senza superare le obiezioni poste dai dati tecnici e documentali. In questo contesto ha richiamato la critica di Carlo Casarosa, tecnico incaricato dalla stessa Procura: «Quando si vuole dimostrare una tesi precostituita non c’è limite alla fantasia!» È stata inoltre chiarita la distinzione fra le conclusioni del pubblico ministero e quelle del giudice: la richiesta di archiviazione di Calia non era una sentenza; il decreto del GIP Fabio Lambertucci rilevò l’insufficienza della prova che fosse stato commesso un delitto. Mariani ha affrontato la costruzione postuma del mito di Mattei, spiegando come, dopo la morte, la sua figura sia stata celebrata più che studiata storicamente. Il suo intervento ha richiamato la necessità di ricostruirne l’operato nel contesto dell’epoca, attraverso le fonti, senza assumere come punto di partenza l’immagine consolidata dalla commemorazione. Il filo conduttore dell’incontro è stato riportare al vaglio dei documenti tanto il racconto della morte quanto quello della vita di Mattei, distinguendo ciò che le fonti consentono di affermare dalle interpretazioni diventate, attraverso la ripetizione, convinzioni diffuse.
Redazione Pensalibero.it

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