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Ma quante bestialità dice il signor Jeffrey Sachs?

In questi giorni l’ineffabile Jeffrey Sachs ha parlato a Bruxelles della guerra in Ucraina, su invito anche dei soliti Cinque stelle, cercando di fornire un punto di vista ampio. Esiste pure un video col suo intervento che invito a guardare. Se l’è presa anche con Kissinger definendolo poco intelligente. Non sono un patito dell’ex Segretario di Stato di Nixon, ma ad essere poco intelligente, o in malafede, non è quest’ultimo, ma, temo, Sachs.

di Fabrizio Amadori | 26 Ottobre 2026

In questi giorni l’ineffabile Jeffrey Sachs ha parlato a Bruxelles della guerra in Ucraina, su invito anche dei soliti Cinque stelle, cercando di fornire un punto di vista ampio. Esiste pure un video col suo intervento che invito a guardare. Se l’è presa anche con Kissinger definendolo poco intelligente. Non sono un patito dell’ex Segretario di Stato di Nixon, ma ad essere poco intelligente, o in malafede, non è quest’ultimo, ma, temo, Sachs. Del resto lo stesso Carlo Calenda, distruggendolo un giorno in tv, l’ha mostrato ampiamente. Nel video in questione girato a Bruxelles, Sachs fa un sacco di confusione, usa il principio di verificazione in ambito storico, dimenticando che la storia è solo una grande narrazione dal punto di vista dei fatti. In qualche modo, lo è anche la cosiddetta scienza esatta, figuriamoci la storia! Dopodiché il genio a stelle e strisce in questione porta a sostegno della propria tesi personaggi che non contavano più nulla nella politica americana riguardante la Russia, soprattutto negli Anni ’90, quando a comandare è stato soprattutto Bill Clinton. Il quale, checché ne volessero i Caio o i Sempronio citati da Sachs, ha evitato che la Russia si dissolvesse. Questo in vari modi, ad esempio facendo pagare gli stipendi all’amministrazione e all’esercito russi con aiuti internazionali. Del resto, la Lituania non aveva bisogno di Kissinger per pensare che era meglio entrare nella Nato prima che la Russia tornasse quella che era sempre stata, ossia un paese autocratico e imperialista, cosa che è puntualmente successa con Putin. Tutti sanno da decenni chi sia Putin, il quale peraltro depreda la Russia tutti i giorni che dio manda in terra, e si inventa tensioni e guerre come arma di ‘distrazione di massa’ per il suo popolo. Il quale – incredibile dictu – crede che lui sia possessore di due auto e di una casa. Già negli anni Novanta molti paesi dell’Est non volevano rimanere nel meraviglioso mondo di corruzione e povertà diffusa dell’ennesimo satrapo russo, V. V. Putin, e probabilmente ora non lo vogliono neppure tante persone in Georgia e in Armenia, che infatti desiderano prendere le distanze dalla Russia dello stragista di Mosca. Per Sachs se questo avviene è invece solo perché l’Occidente sobilla, e non perché, ripeto, i popoli dell’ex sfera d’influenza sovietica hanno paura di Putin, e non vedono un futuro migliore con lui come modello. Per me, quindi, ‘il poco intelligente’ Sachs (per usare di nuovo l’espressione da lui utilizzata per Kissinger) farebbe meglio a non dire all’Occidente di non ‘provarci’ anche nei due suddetti paesi caucasici, bensì ad usare una simile bella espressione col suo ‘amico’ Putin. Che quest’ultimo possa condurre solo a dei risultati disastrosi, del resto, l’avevano ben chiaro da tanto tempo proprio gli ucraini (purtroppo non per primi però, altrimenti avrebbero provato ad aderire per tempo alla Nato come avevano fatto i Baltici); ed è stato il loro desiderio di entrare in un mondo migliore, quello dell’Unione europea a cui alla fine il loro presidente-pupazzo prezzolato (e diventato miliardario) di Putin, Yanucovich, aveva detto di no nonostante fosse stato eletto con la promessa contraria, ad aver condotto a Maidan. La reazione di Putin la conosciamo: Crimea e Donbass, e poi la guerra totale. Le sciocchezze nel video ma più in generale di questo ineffabile signor Sachs, e la sua incapacità di cogliere il punto, sarebbero patetiche se non fossero pericolose. Invece di dire bestialità in Europa con l’aiuto di politici mediocri ben noti, si confrontasse con esperti che mostrerebbero una volta di più tutta la sua inconsistenza. Se lo stragista che sta a Mosca, sostenuto ora dal peggior presidente della storia americana (chissà perché), vince, il vento dell’estremismo di destra aumenterà in Europa, e il Vecchio continente rischierà di risultare politicamente congelato, come il signor Putin è riuscito a far diventare di nuovo la Russia dopo la parentesi relativamente liberale di Eltsyn. Ripeto, l’idea di un’Ucraina occidentalizzata nella politica, nell’economia, nel sociale, nei diritti costituiva, e costituisce, agli occhi di Putin un pericolo mortale per il futuro sempre più autoritario e corrotto che lui aveva, ed ha, in mente per la Russia. Un futuro, cioè, che era, ed è, l’unico a presupporre un re della corruzione come lui al comando per sempre. Ovviamente, i cosiddetti ‘utili idioti’ italici non l’hanno ancora capito, o fanno finta, e questo ha creato il corto circuito per cui i vannacciani in Europa votano con i pentastellati. Anche loro dei geni, quindi. Un grande applauso a tutti questi fenomeni: Sachs, pentastellati comandati dal solito masaniello, e vannacciani. I quali, però, avrebbero almeno un motivo ideologico per sostenere il fascista di Mosca.

Fabrizio Amadori

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

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