
La Milano verde brucia in piazzale Loreto. E le immagini delle fiamme tra la vegetazione raccontano la distanza tra la città annunciata e quella realmente amministrata meglio di molte conferenze stampa. Il 6 settembre un incendio ha interessato il verde all’interno della rotonda; il 23 settembre Tgcom24 ha documentato un altro rogo, indicandolo come il secondo dall’inizio del mese. Due episodi che riportano al centro una questione concreta: la cura di uno degli snodi più importanti di Milano.
Proprio qui sarebbe dovuto sorgere uno dei simboli della Milano olimpica. L’11 maggio 2021 il Comune presentava LOC, Loreto Open Community, vincitore del concorso internazionale Reinventing Cities promosso insieme alla rete C40. La cordata guidata da Nhood avrebbe trasformato il piazzale in una grande agorà verde, collegando corso Buenos Aires, via Padova e viale Monza. Sono passati oltre cinque anni da quella presentazione. Le Olimpiadi invernali del 2026 sono trascorse, mentre la nuova piazza promessa non è diventata realtà.
I numeri aiutano a misurare la dimensione dell’annuncio. Nel gennaio 2023 Nhood indicava un investimento complessivo stimato di circa 80 milioni di euro, con avvio del cantiere previsto entro l’autunno dello stesso anno e il traguardo di Milano-Cortina 2026. Si trattava dell’investimento previsto dal promotore privato: una cifra che descrive l’ambizione dell’operazione, non una somma già spesa dal Comune.
Il sito del progetto presenta 9.200 metri quadrati di nuova piazza, 3.900 metri quadrati di aree verdi a uso pubblico, oltre 300 alberi ad alto fusto nel quartiere, 1,2 chilometri di piste ciclabili e 1.200 metri quadrati di pannelli solari. Accanto al verde erano previste attività commerciali, servizi ed eventi. Un intervento urbano complesso, dunque, nel quale la componente commerciale avrebbe dovuto convivere con la restituzione di spazi alla città. Oggi quei numeri descrivono ancora il progetto, anziché il piazzale che i milanesi attraversano.
La cronologia è una successione di partenze annunciate e rinvii. Dopo l’autunno 2023, l’avvio veniva prospettato per il 2024; alla fine di quell’anno si indicava marzo 2025, poi si parlava di agosto. Nel luglio 2025 il progetto risultava nuovamente in stallo, con dubbi anche sulla sua adeguatezza rispetto alle esigenze climatiche e urbane. Ancora a novembre 2025 si discuteva della possibilità di riattivarlo dopo le Olimpiadi. Il simbolo della Milano olimpica era diventato un intervento da ripensare oltre la scadenza che avrebbe dovuto celebrarlo.
Il problema politico sta in questa distanza. Un’amministrazione può incontrare ostacoli tecnici, economici e procedurali. Deve però spiegare come intende superarli, assumersi la responsabilità dei tempi e garantire nel frattempo la manutenzione dei luoghi. L’attesa di una grande trasformazione non sospende il dovere di occuparsi della città esistente. Aiuole, pulizia, sicurezza e controllo del territorio continuano a richiedere lavoro anche quando il futuro resta fermo nei rendering.
Le cause dei roghi devono essere accertate: dalle immagini non si può ricavare automaticamente né l’origine delle fiamme né una responsabilità tecnica della manutenzione. La domanda amministrativa rimane comunque legittima. Quali interventi vengono effettuati? Con quale frequenza? Come si controllano le condizioni della vegetazione e dello spazio circostante? La biodiversità richiede una gestione competente. Invocarla non basta a dimostrare che un’area sia curata.
Loreto diventa così una potente metafora del secondo mandato di Sala: grandi ambizioni, scadenze superate e problemi quotidiani che restano sotto gli occhi dei cittadini. Una questione che riguarda anche chi si propone di raccoglierne l’eredità. Pierfrancesco Majorino, intervenendo alla recente manifestazione davanti al Lambretta, ha definito quella del centro sociale un’«esperienza positiva». Una valutazione politica sulla quale è lecito dissentire e chiedere quale idea di legalità, controllo e amministrazione del territorio accompagni la candidatura a governare Milano.
Per piazzale Loreto servono risposte verificabili: lo stato del progetto, un calendario credibile, gli impegni economici effettivi e un piano di cura dell’area durante l’attesa. Cinque anni dopo la presentazione, la distanza tra gli 80 milioni annunciati e il verde attraversato dalle fiamme è diventata un problema di credibilità. Milano ha bisogno di un’amministrazione capace di realizzare ciò che promette e di mantenere ciò che già esiste.
Luca Rampazzo

Lascia un commento