
La Corte dei Conti ha condannato Gianfranco Miccichè al pagamento di 31.103 euro per danno erariale legato all’utilizzo non istituzionale dell’auto di servizio dell’Assemblea regionale siciliana. L’ex presidente dell’Ars dovrà inoltre rispondere, insieme all’ex autista Maurizio Messina, di un’ulteriore somma di 11.660 euro.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento contabile, l’Audi in dotazione all’Ars sarebbe stata utilizzata in diverse occasioni per esigenze personali e non legate all’attività istituzionale. Tra gli episodi contestati figurano spostamenti per accompagnare familiari, acquistare medicinali e generi alimentari, trasportare piante e altri oggetti personali e accompagnare un gatto dal veterinario.
Particolare attenzione è stata riservata anche ai viaggi effettuati con l’auto di servizio per acquistare sostanze stupefacenti. Sul numero esatto degli episodi riportati nelle diverse ricostruzioni giornalistiche non c’è uniformità: alcune fonti parlano di sette acquisti, altre di otto, mentre una ricostruzione riferisce di un ulteriore viaggio nel quale sarebbe stata acquistata anche una torta di compleanno.
La Corte dei Conti ha quantificato in oltre 31 mila euro il danno riconducibile a Miccichè, accogliendo solo in parte le contestazioni avanzate dalla procura contabile. Una parte ulteriore della somma è stata invece attribuita con responsabilità condivisa all’ex autista Messina.
La vicenda sul piano contabile è distinta dal procedimento penale che vede Miccichè imputato per le contestazioni relative all’utilizzo dell’auto di servizio, tra cui peculato e truffa. Il procedimento penale è ancora in corso e, fino a un’eventuale sentenza definitiva, resta ferma la presunzione di innocenza.
Al di là delle cifre e degli aspetti strettamente giudiziari, questa vicenda pone una questione che riguarda il rapporto tra chi ricopre un incarico pubblico e il rispetto delle Istituzioni.
Se confermato quanto contestato negli atti, l’utilizzo di un’auto di servizio per spostamenti finalizzati all’acquisto di droga rappresenterebbe un comportamento di particolare gravità sul piano etico e istituzionale. Non si tratterebbe soltanto dell’impiego improprio di una risorsa pagata dai cittadini, ma di un episodio che solleva interrogativi profondi sul rispetto delle regole, sul decoro delle Istituzioni e sul senso di responsabilità che dovrebbe accompagnare ogni incarico pubblico.
Ed è proprio qui che si apre la questione più delicata, che va oltre il singolo episodio e oltre le cifre contestate dalla Corte dei Conti. Se un rappresentante delle Istituzioni viene coinvolto in una vicenda nella quale viene contestato anche l’utilizzo dell’auto pubblica per acquistare sostanze stupefacenti, la domanda sull’affidabilità e sulla responsabilità di chi ricopre incarichi pubblici diventa inevitabile.
Non spetta a noi emettere sentenze né attribuire etichette personali che non siano state accertate giudiziariamente, ma è legittimo chiedersi quale credibilità istituzionale possa avere una persona coinvolta in fatti di questa gravità e quale messaggio venga trasmesso ai cittadini quando beni e risorse pubbliche vengono utilizzati, secondo le contestazioni, per finalità del tutto estranee al loro scopo.
È questa la domanda che questa vicenda dovrebbe lasciare aperta: quale livello di responsabilità, rigore e affidabilità dobbiamo pretendere da chi rappresenta le istituzioni pubbliche?
Angioletta Massimino

Ho conosciuto e tuttora conosco la compagna Angioletta Massimino solo da ciò che scrive. Al di là dei contenuti, di fatto condivisibili perché da ottica politica comune, apprezzo una scrittura rapida ed essenziale che fa luce su un argomento o su una questione . La sintesi è dote indispensabile per chi scrive ed Angioletta Massimino è in possesso di questa dote che è anche affinata dagli studi ma che in parte è dote naturale. Complimenti!
Grazie, Vincenzo Leone!
Amo scrivere e la politica mi indigna e mi appassiona.
Sarà un virus ereditato da Papà Stefano?