• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Giancarlo Giorgetti ha un grave difetto per la politica italiana: parla poco. Non annuncia una rivoluzione ogni mattina, non inaugura il futuro tre volte alla settimana e non sente il bisogno di trasformare ogni decimale del bilancio dello Stato in uno spot elettorale. Fa il ministro dell’Economia, guarda i numeri e sembra soprattutto aver capito una cosa che in Italia per anni abbiamo fatto finta di dimenticare: alla fine i conti si pagano. Si è trovato davanti un Paese gravato da quasi 3.000 miliardi di debito, crescita debole e anni di bonus, incentivi, crediti fiscali e provvedimenti costruiti troppo spesso con una logica molto semplice: il consenso oggi, il conto domani.

di Piero Terracina | 6 Ottobre 2026

Giancarlo Giorgetti ha un grave difetto per la politica italiana: parla poco. Non annuncia una rivoluzione ogni mattina, non inaugura il futuro tre volte alla settimana e non sente il bisogno di trasformare ogni decimale del bilancio dello Stato in uno spot elettorale. Fa il ministro dell’Economia, guarda i numeri e sembra soprattutto aver capito una cosa che in Italia per anni abbiamo fatto finta di dimenticare: alla fine i conti si pagano. Si è trovato davanti un Paese gravato da quasi 3.000 miliardi di debito, crescita debole e anni di bonus, incentivi, crediti fiscali e provvedimenti costruiti troppo spesso con una logica molto semplice: il consenso oggi, il conto domani. Non ha risanato l’Italia e sarebbe ridicolo sostenerlo, ma almeno ha cominciato a togliere acqua dalla barca invece di discutere sul colore dei salvagente.

Il punto non è fare di Giorgetti un santino, ma guardare quello che è successo. Il deficit è tornato verso la soglia europea del 3%, il saldo primario è nuovamente positivo e il governo ha progressivamente ricostruito una credibilità finanziaria che non si misura con le dichiarazioni dei partiti, ma con qualcosa di molto più antipatico: il giudizio di chi presta soldi all’Italia. E qui arrivano dati che nell’articolo non possono essere trattati come una nota a piè di pagina. Standard & Poor’s ha promosso il debito italiano a BBB+ e successivamente ha portato l’outlook a positivo; Fitch ha alzato a sua volta il rating a BBB+ e lo ha confermato; DBRS valuta oggi l’Italia nell’area A; Moody’s, soprattutto, nel novembre 2025 ha alzato il giudizio da Baa3 a Baa2. Era dal 2002 che Moody’s non migliorava il rating dell’Italia. Ventitré anni. Non precisamente ieri.

Qui bisogna fermarsi un momento, perché le agenzie di rating diventano improvvisamente irrilevanti soltanto quando dicono qualcosa che non piace. Quando declassano un Paese diventano il simbolo della perfidia della finanza internazionale; quando lo promuovono, curiosamente, spariscono dai titoli dei giornali. Eppure il loro giudizio ha conseguenze molto concrete. Un Paese considerato meno rischioso riesce a finanziarsi a condizioni migliori, i suoi titoli diventano più appetibili e il premio richiesto dagli investitori diminuisce. Giorgetti nel giugno scorso ricordava che dall’inizio del mandato dell’attuale governo lo spread sovrano si era ridotto di circa 190 punti base. A fine 2025 il differenziale BTP Bund era arrivato intorno ai 65 punti, uno dei livelli più bassi dalla crisi finanziaria globale, anche se nelle ultime settimane del 2026 è tornato intorno a quota 100 per effetto del nuovo aumento dei rendimenti internazionali.

Ed è qui che i numeri diventano molto meno teorici. L’Italia paga ogni anno una cifra vicina ai 90 miliardi soltanto per gli interessi sul debito. Sono soldi che non costruiscono ospedali, non abbassano le tasse, non finanziano scuole e non asfaltano una strada: remunerano semplicemente il debito accumulato. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha calcolato che un aumento permanente di 100 punti base dei rendimenti costerebbe circa 2,9 miliardi in più già nel primo anno, 7,1 miliardi nel secondo e 10,5 nel terzo. Il meccanismo naturalmente funziona anche nella direzione opposta: quando il rischio percepito diminuisce e il Tesoro riesce progressivamente a rifinanziarsi a condizioni migliori, il risparmio diventa di diversi miliardi e cresce con il rinnovo dello stock del debito. Non si tratta quindi della solita guerra di decimali tra economisti. Stiamo parlando di cifre capaci di finanziare una parte consistente di una legge di bilancio.

Questo è probabilmente il risultato meno spettacolare e più importante del lavoro di Giorgetti. Un bonus si vede immediatamente e magari porta anche qualche voto. Cinque miliardi di interessi non pagati non producono una fotografia, non hanno un logo, non arrivano sul conto corrente con scritto “regalo del governo” e quindi politicamente rendono molto meno. Ma per uno Stato indebitato sono ossigeno. Giorgetti stesso ha definito gli interessi risparmiati il “pieno in cascina” che ha permesso di destinare maggiori risorse, tra l’altro, alla sanità.

Ed è precisamente qui che il suo lavoro si lega a quello di Giorgia Meloni. Una parte del successo internazionale della presidente del Consiglio nasce certamente dalla sua capacità politica, dai rapporti costruiti con Washington, Bruxelles e le principali cancellerie e dalla stabilità di un governo che, rispetto alla consuetudine italiana, ha rappresentato un elemento di continuità. Ma sarebbe ingenuo pensare che un capo di governo possa essere credibile all’estero soltanto perché sa muoversi bene nei vertici internazionali. Prima o poi qualcuno, finite le fotografie, apre i conti del Paese che rappresenta. Se trova deficit fuori controllo, spread alle stelle, rating in discesa e mercati che chiedono premi sempre maggiori per comprare il tuo debito, tutta la geopolitica del mondo diventa improvvisamente molto più complicata.

È qui che compare il lavoro oscuro di Giorgetti. Meloni può stare sul ponte, trattare con presidenti e primi ministri, costruire alleanze e presentare un’Italia politicamente più presente. Giorgetti deve fare in modo che sotto il ponte la sala macchine continui a funzionare. Lei discute di politica internazionale, lui deve preoccuparsi di deficit, aste dei BTP, interessi e rating. Non è esattamente materiale da prima serata, ma senza quella roba noiosa il resto dura poco. La recente conferma di Fitch ha indicato esplicitamente anche la stabilità politica italiana come elemento positivo per il merito di credito del Paese.

Naturalmente non siamo diventati improvvisamente la Svizzera. Il debito resta enorme, la crescita è ancora troppo bassa, la pressione fiscale rimane pesante e la produttività continua a essere uno dei grandi problemi irrisolti dell’economia italiana. Inoltre il recente rialzo internazionale dei rendimenti dimostra quanto velocemente parte dei progressi possa essere rimessa in discussione: a fine settembre appena 60 punti base di aumento del costo dei BTP venivano stimati da Prometeia in circa due miliardi di maggiori interessi già nel primo anno. Proprio per questo la prudenza di Giorgetti non è una fissazione contabile, ma una necessità. Quando hai quasi 3.000 miliardi di debito, anche mezzo punto percentuale smette rapidamente di essere una virgola.

Poi certamente bisognerà fare molto altro. Mettere ordine nei conti impedisce alla nave di affondare, ma non basta a farla correre. Servono crescita, produttività, investimenti, meno spesa improduttiva, un fisco più sostenibile e soprattutto la capacità di creare ricchezza senza aspettare che ogni sei mesi qualche ministero inventi un altro bonus con un nome rassicurante. Ma intanto una cosa sembra essere cambiata: i mercati e le agenzie di rating hanno smesso di guardare l’Italia come il parente simpatico al quale nessuno vuole prestare la macchina nuova.

Ed è forse questa la divisione del lavoro più efficace dell’attuale governo. Meloni dà all’Italia una direzione politica e una presenza internazionale; Giorgetti cerca di fare in modo che dietro quella presenza esista ancora un Paese finanziariamente credibile. Una gira il mondo, l’altro conta i soldi. Una stringe mani, l’altro controlla quanto ci costa continuare a farlo. Non sarà una grande teoria politica, ma sembra funzionare meglio di parecchie teorie molto più sofisticate.

Poi ci sono partiti, correnti, commissioni, sottosegretari, consulenti, portavoce e l’immancabile esercito di professionisti della dichiarazione quotidiana. Ma qui mi permetto una considerazione assolutamente personale: per mandare avanti l’Italia, a me basterebbero loro due. Meloni sul ponte e Giorgetti in sala macchine. Gli altri, possibilmente, senza toccare troppi pulsanti.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    6 Ottobre 2026 alle 10:38

    Giorgetti che rimette l’Italia in piedi.
    Questa si è la battuta del giorno 🤓

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti