
Ma non sponsorizzava la Salis, il sindaco di Genova? Forse. Ma le notizie vere, spesso, si nascondono dietro fatti apparentemente irrilevanti: come il lavorio politico perché i riformisti entrino ufficialmente nella foto, lasciando all’ex premier e capo scout una parte importante della scena, quale che sia il risultato, e chiedendo ai piccoli partiti di remare senza sapere quale sarà il loro approdo.
A loro, in fondo, viene chiesto il sacrificio più pesante: mettere a disposizione voti, identità e consenso senza avere ancora garanzie sul ruolo che avranno domani. Sarà la sorte a decidere. Oltretutto, con questa mossa a sorpresa, l’ex sindaco di Firenze chiude la strada a qualsiasi federatore della precedente generazione.
E qui sta il punto politico della vicenda: per fare spazio al ritorno di un protagonista che conosce bene la macchina del centrosinistra, qualcuno dovrà necessariamente arretrare. E quel qualcuno rischia di essere proprio la galassia dei partiti più piccoli, chiamati ancora una volta a dimostrare senso di responsabilità e spirito di coalizione, mentre altri incassano il dividendo politico dell’operazione. Ora come andrà a finire non lo sappiamo.
Quello che sappiamo, però, è che siamo all’inizio di una trattativa destinata, ancora una volta, a far perdere tempo al Campo Largo, che continua a non trovare una sintesi sui punti di programma condivisi da sottoporre agli elettori. La sensazione è che le opposizioni abbiano ormai mosso i propri eserciti e si preparino a camminare verso le primarie. Se le elezioni politiche dovessero convergere in primavera con le amministrative, la partita potrebbe diventare davvero avvincente.
Lo scontro tra i candidati alle primarie sarebbe soltanto l’antipasto della finale del campionato elettorale, una partita che si giocherà senza esclusione di colpi. E saranno molte le salme riesumate dal passato, da una parte e dall’altra, per essere schierate sul campo di battaglia. Vecchie polemiche, vecchie alleanze, vecchie fratture e soprattutto vecchi protagonisti torneranno utili per definire identità e confini.
Perché quando la politica si avvicina alla prova delle urne, ciò che sembrava archiviato può tornare improvvisamente decisivo. Il vero problema, però, è che mentre si prepara la battaglia, il centrosinistra continua a discutere soprattutto di alleanze, leadership e posizionamenti. Manca ancora una piattaforma politica capace di tenere insieme sensibilità diverse senza ridursi a un compromesso al ribasso. E le primarie, da strumento per scegliere il candidato, rischiano così di diventare il luogo nel quale consumare regolamenti di conti che nulla hanno a che vedere con il programma per il Paese. Il passaggio dei riformisti nella foto, dunque, non è un dettaglio. È una scelta che può ridisegnare gli equilibri interni e stabilire chi avrà il diritto di sedersi al tavolo della futura coalizione. Ma la domanda è semplice: quanto dovranno pagare i piccoli partiti per consentire questa operazione? E soprattutto, cosa riceveranno in cambio?
Perché il rischio è che ad Avanti PSI e Magi venga chiesto di fare il lavoro politico più difficile: portare voti, mobilitare militanti, sostenere una coalizione e accettare compromessi. Mentre il ritorno dei leader più ingombranti finirebbe per occupare la parte centrale della fotografia. In politica, però, anche chi sta ai margini può diventare decisivo. Il problema è capire se lo sarà al momento di scegliere i candidati e scrivere il programma, oppure soltanto quando serviranno i suoi voti. È questa la contraddizione che il centrosinistra dovrà sciogliere.
Se i piccoli sono indispensabili per vincere, non possono essere considerati semplicemente sacrificabili per costruire l’ennesimo equilibrio tra i grandi. Una coalizione può chiedere disciplina, ma deve offrire anche spazio politico, riconoscibilità e garanzie. Intanto, nel centrosinistra, continuano i dissapori. Questa volta arrivano proprio dalla falange riformista, che sembra voler procedere divisa e, soprattutto, in parti disuguali.
La foto si allarga, dunque, ma qualcuno rischia di essere costretto a stare ai bordi. E mentre Renzi si prepara a giocare la sua partita, resta da capire chi sarà disposto a pagare il prezzo del suo ritorno. Perché nelle coalizioni tutti possono stare nella stessa fotografia, ma non tutti finiscono nella stessa inquadratura.
Angelo Santoro

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