• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Russia al voto per la Duma, una formalità elettorale che prepara la nuova mobilitazione di Putin contro l’Ucraina

Il voto è solo una formalità per legittimare le scomode decisioni che l’inquilino del Cremlino prenderà nei prossimi giorni, come la chiamata alle armi di 300mila uomini. La posta in gioco non è il Donbass, come alcuni si illudono, ma l’intera Ucraina come stato indipendente, sovrano e democratico agganciato all’Unione europea e ai valori che questa rappresenta

di Paolo Bergamaschi | 20 Settembre 2026

«Prepariamoci al peggio», ha dichiarato pochi giorni fa il primo ministro lettone Andris Kulbergs. I baltici hanno un recente passato comune con gli ucraini, fino al 1991 erano tutti concittadini sovietici. È più che lecito chiedersi, tuttavia, in che cosa consiste il peggio del peggio dopo quattro anni e mezzo di una guerra di aggressione che non conosce pause. 

Stime ufficiose ma credibili parlano di 500mila soldati russi morti mentre sul lato ucraino i caduti sarebbero circa 150mila. Una vera ecatombe, intere generazioni cancellate, soprattutto nella Russia rurale. Tra le vittime, peraltro, andrebbero incluse anche le reclute pescate con l’inganno e la coercizione da Mosca nei Paesi del Sud Globale e poi mandate in prima linea senza un adeguato addestramento come denunciato da Amnesty International.

Negli ultimi sei mesi il fronte non si è praticamente mosso ma aumenta costantemente il numero dei caduti. Tutti gli osservatori guardano a domenica prossima quando si concluderanno le elezioni della Duma, il parlamento della Federazione Russa. Intendiamoci, il risultato è scontato, non è quello che conta. Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, vincerà a mani basse con briciole di voti distribuite fra le formazioni minori vicine, comunque, a quella del presidente russo. 

Yabloko, infatti, unico partito di opposizione che chiede la fine della guerra, è stato rimosso dalla competizione elettorale in agosto a seguito della sentenza della Corte Suprema di Mosca. Anche se si tratta di una pura formalità il rito elettorale serve a legittimare le scomode decisioni che l’inquilino del Cremlino si appresta a prendere nei prossimi giorni con riferimento, in particolare, alla probabile coscrizione di almeno 300mila uomini per rimpolpare un esercito che non sta raggiungendo gli obiettivi prefissati. E nonostante tutto questo la guerra in Russia non si può ancora chiamare guerra continuando la farsa dell’operazione militare speciale.

D’altronde siamo nell’epoca delle post-verità dove ognuno è libero di sparare qualsiasi panzana con la pretesa di essere creduto indipendentemente dall’evidenza dei fatti. Lo sa benissimo anche Donald Trump che ha chiamato la sua rete social Truth, ovvero Verità, appunto, dove persino gli operatori meno smaliziati di fact-checking sarebbero costretti all’abbandono di fronte alla serialità scientifica delle menzogne contenute  nei post pubblicati.

A pochi giorni dal mio ritorno da Odessa continuano a partire sirene di allarme dal mio telefonino. All’arrivo in Italia non ho disattivato l’app del governo ucraino che segnala il pericolo imminente di attacco aereo regione per regione. A me serve per ricordare i volti di chi ho appena lasciato e risintonizzarmi da remoto sulla routine vissuta dai cittadini ucraini ogni giorno della settimana. Il terrore è la nuova quotidianità, siamo oramai alla fase di “guerra totale”. Non esiste più alcuna distinzione fra obiettivi militari e obiettivi civili. Scuole, ospedali, centri commerciali, stazioni di servizio,  condomini, aree residenziali, persino navi cariche di cereali, autobus di linea e treni in corsa, tutti sono potenziali bersagli dei droni e dei missili russi, nulla viene risparmiato.

Il messaggio è chiaro, quello che non riesco ad ottenere sulla linea del fronte cerco di ottenerlo almeno a livello psicologico colpendo indiscriminatamente la popolazione civile per distruggere il morale di un intero popolo.  Si avvicina il cambio di stagione e la prospettiva di un altro inverno di gelo e buio si fa più concreta in considerazione del fatto che la contraerea ucraina non è, per il momento, in grado di reggere gli attacchi missilistici. La macchina da guerra russa funziona a pieno regime, quella ucraina senza il sostegno europeo sarebbe destinata inesorabilmente alla capitolazione. È forse quello che si augura, purtroppo, una buona parte dell’opinione pubblica italiana. Volenti o nolenti anche noi come il resto d’Europa siamo diventati una retrovia del conflitto, coinvolti in una guerra ibrida di cui troppi non si rendono conto o non vogliono vedere. La posta in gioco non è il Donbass, come alcuni si illudono, ma l’intera Ucraina come stato indipendente, sovrano e democratico agganciato all’Unione europea e ai valori che questa rappresenta. Nelle ultime ore Putin ha esortato i russi a recarsi alle urne sottolineando che ciò costituirebbe «una risposta collettiva a coloro che cercano di indebolire la Russia, ostacolarne lo sviluppo e privarci della nostra sovranità e del diritto di determinare autonomamente il nostro destino». Diritto sacrosanto che, purtroppo, si rifiuta di riconoscere all’Ucraina.

Paolo Bergamaschi

(da Vita.it)

Pubblicato in : Dossier, Editoriale

Info Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è nato a Viadana (MN) e ha vissuto per anni a Bruxelles. Ha lavorato per 25 anni come consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Veterinario di professione, collabora con riviste, siti web e quotidiani con reportage e analisi di questioni europee e avvenimenti internazionali. E’ spesso ospite di programmi radiofonici che trattano di politica estera. E’ musicista e cantautore con sei cd all’attivo. Ha pubblicato Area di Crisi-Guerra e pace ai confini d’Europa (La Meridiana, 2007), Passaporto di Servizio (Infinito edizioni, 2010), L’Europa oltre il muro (Infinito edizioni, 2013), Terre d’Oriente (Infinito edizioni, 2017) e Terre di Nessuno (Infinito edizioni, 2020).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    20 Settembre 2026 alle 12:00

    Il voto è una formalità ovunque, anche in Italia e nel resto d’Occidente. Ove comanda il grande capitale.
    Almeno in Russia ci sono i comunisti e i socialisti seri, all’opposizione.
    In UE sono pressoché scomparsi.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti