
Non siamo in guerra con l’Italia, dicono. Lo dicono con la sicumera truce di chi brandisce un kalashnikov e si fa scudo con la fame della propria gente. Non sostenga le aggressioni, ammoniscono i signori della guerra in veste da Houthi, mentre da Riad si alzano colonne di fumo nero, denso, che infangano il cielo sopra l’aeroporto. Un avvertimento che somiglia a una condanna, sussurrato con quel tono mellifluo e minaccioso che l’Occidente rimasto senza spina dorsale scambia ormai per diplomazia.
Ma quale pace, quale tregua? È il solito, vecchio, nauseante gioco del ricatto. Ti dicono “non ti torceremo un capello” a patto che tu ti volti dall’altra parte. A patto che tu chiuda gli occhi mentre il mondo brucia, mentre i missili squarciano i cieli del Medio Oriente e il fanatismo religioso riduce in cenere ogni barlume di civiltà e progresso. E l’Europa, la mia povera, codarda Europa, che fa? Tace. Sotto shock, calcola i danni commerciali, pesa il prezzo del petrolio sulle rotte del Mar Rosso, mentre la violenza fondamentalista le bussa alla porta di casa.
Le fiamme di Riad non sono un episodio lontano, una beghetta da tribù del deserto da ignorare nel salotto buono di Roma o di Parigi. Sono il riverbero di un incendio globale. Ogni volta che cediamo a un diktat, ogni volta che giustifichiamo la barbarie in nome del “dialogo”, non facciamo altro che scavare la nostra stessa tomba. Chi oggi firma compromessi con il terrore per salvare la pelle, domani si ritroverà schiavo. Perché con chi rifiuta la ragione e venera il culto della morte, non esiste trattativa: esiste solo la sottomissione o la resistenza. E noi abbiamo smesso di resistere da un pezzo.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento