
Non venitemi a raccontare la favola della pace, della diplomazia che cuce gli strappi, del buonsenso che illumina le menti dei potenti. Non fatelo, perché la verità ha il sapore amaro della polvere e del sangue che da decenni impregnano quella terra disgraziata che chiamiamo Medio Oriente. Guardateli, uno per uno, i protagonisti di questa ennesima recita macabra. Ascoltate le loro parole, pesatele per quello che sono: illusioni vendute a caro prezzo sulla pelle dei disgraziati.
Benjamin Netanyahu si alza in piedi, stringe i pugni e proclama al mondo che siamo vicini, vicinissimi a rovesciare il regime degli ayatollah in Iran. Lo dice con la sicurezza spavalda di chi crede di avere la storia in pugno, di chi vede il crollo del nemico teocratico dietro l’angolo. Ma la caduta di un regime non è mai un pranzo di gala, non è una transizione indolore disegnata su una mappa geopolitica a Washington o a Gerusalemme. È un salto nel buio. E mentre si profetizza il crollo di Teheran, i motori dei caccia americani continuano a ruggire nei cieli del Medio Oriente.
Dal 30 agosto, i bombardamenti degli Stati Uniti hanno lasciato sul terreno diciotto morti e centoquarantadue feriti, secondo i bilanci ufficiali del ministero della Salute iraniano. Diciotto esistenze spezzate, centoquarantadue corpi straziati che diventano cifre, semplici numeri da inserire nei rapporti militari, mentre la propaganda di regime li trasformerà in martiri da esibire e l’Occidente in danni collaterali di una guerra invisibile ma spietata. Ecco la vostra democrazia esportata a colpi di missili, ecco la vostra teocrazia che si nutre del sangue dei propri figli per sopravvivere.
E intanto, poco più in là, nella Striscia di Gaza ridotta a un cumulo di macerie e disperazione, c’è chi teorizza la soluzione finale del problema con il cinismo pulito dei burocrati. Itamar Ben Gvir presenta il suo piano per incentivare l’emigrazione dei palestinesi. Lo chiamano “incentivo”, lo travestono da opportunità, ma la verità ha un nome molto più antico e feroce: deportazione volontaria per sfinimento. Quando togli a un popolo la casa, la terra, l’acqua, la speranza e il futuro, offrirgli un biglietto di sola andata non è generosità, è l’estrema umiliazione di chi vuole cancellare una presenza scomoda senza sporcarsi troppo le mani di fronte ai tribunali internazionali. È l’illusione folle di poter risolvere un conflitto millenario cancellando l’altro, spingendolo oltre i confini, come se i problemi potessero svanire semplicemente spostandoli di qualche chilometro.
Che cecità, che spaventosa mancanza di memoria. Questo non è governare, questo è giocare alla roulette russa con il destino del mondo. Da una parte un Occidente che bombarda credendo di ripulire la coscienza del mondo, dall’altra leader israeliani che pensano di blindare la propria sicurezza svuotando le terre altrui o scommettendo sul collasso dei vicini, e in mezzo i fanatici religiosi di Teheran che non aspettano altro che il martirio per infiammare le piazze. Io vi dico che da questo groviglio di odio, di arroganza e di calcoli sbagliati non nascerà nessuna libertà. Nasceranno solo altri orfani, altri terroristi, altra rabbia. La storia non si corregge con le espulsioni né con i proclami di trionfo sulle ceneri degli altri. Ma voi continuate pure a credere alle loro parole, continuate pure a guardare i loro palchi dorati, mentre sotto, nella terra reale, il sangue continua a scorrere identico, denso e rosso, senza distinzione di bandiera o di fede.
Giuseppe Basilico

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