
Gerusalemme. O forse da qualunque angolo di questa terra bruciata, dove il sangue non fa in tempo ad asciugarsi che già si prepara il prossimo macello. Guardateli. Guardateli bene mentre alzano la voce, mentre puntano il dito sporco di polvere e fanatismo contro il mondo. L’Iran ora minaccia. Ringhia. Mette nel mirino le basi americane in Kuwait, in Bahrein, in Giordania, in Iraq. Come se la mappa del Medio Oriente non fosse già abbastanza inzuppata di odio, come se i confini fossero solo linee tracciate sulla sabbia per essere cancellate dal prossimo golpe, dalla prossima bomba.
E intanto, nel silenzio complice dei salotti europei, la Cisgiordania conta altri due morti palestinesi. Altri due numeri per le statistiche della propaganda. Altri due corpi che diventeranno bandiere, martiri da dare in pasto a una folla che preferisce la morte alla logica, la vendetta al futuro. Mi chiedo dove sia finita la dignità della ragione in questo angolo di mondo infernale, dove la vita vale meno di uno slogan gridato nei megafoni delle moschee.
La verità è che l’Occidente continua a dormire il suo sonno ipocrita e vigliacco. Si gira dall’altra parte quando Teheran stringe il cappio intorno al Golfo Persico. Si scusa, tratta, baratta la propria sicurezza con concessioni ridicole. Ma il ricatto non si ferma con la diplomazia delle buone maniere. A quelli che minacciano le basi in Kuwait o in Iraq non importa nulla della pace. Vogliono la sottomissione. Vogliono veder crollare quel poco che resta della civiltà occidentale, e noi restiamo qui a guardare, paralizzati dalla nostra stessa tolleranza, mentre il deserto avanza e brucia ogni cosa.
Giuseppe Basilico

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