
Negli ultimi cinque anni, secondo il Sole 24 Ore, il costo del carrello della spesa è aumentato 29,5%. Una spesa da 100 euro del 2021, oggi ne costa 129,50. Il caffè è rincarato del 51%, l’olio del 47%, i pomodori del 45% e le patate del 44%.
L’inflazione generale è una media, ma nessuna famiglia vive dentro una media statistica. Chi ha un reddito basso spende di più per alimenti, casa, energia e medicinali e, in proporzione, subisce un’inflazione più pesante rispetto a chi ha un reddito più alto. I più poveri diventano sempre più poveri.
E poi, quando l’inflazione rallenta, i prezzi non diminuiscono: aumentano più lentamente. Intanto salari e pensioni non hanno recuperato. Secondo la Banca d’Italia, dal 2021 le retribuzioni orarie hanno perso circa l’8% in termini reali.
Serve una grande operazione di redistribuzione della ricchezza. Propongo cinque misure, provando a sintetizzare proposte discusse finora in modo frammentario.
1 – Grandi patrimoni.
Prima casa esente fino a un milione e franchigia di un altro milione sul restante patrimonio netto. Sulla parte eccedente, aliquote progressive dallo 0,5% al 3%. Gettito indicativo: 16–20 miliardi.
2 – Grandi eredità.
Esenzione fino a un milione ricevuto da ciascun figlio o coniuge; poi aliquote del 10% fino a 5 milioni, del 20% fino a 50 e del 30% oltre. Gettito: 4–6 miliardi.
3- Extraprofitti.
Prelievo del 25% sulla parte di utile dei grandi gruppi superiore del 20% alla media degli anni precedenti, salvaguardando investimenti e occupazione. Riguarderebbe banche, energia, assicurazioni, concessionari e piattaforme digitali. Gettito: 4–7 miliardi.
4 – Grandi rendite finanziarie.
Il 26% rimarrebbe per il piccolo risparmio; si dovrebbe invece applicare il 33% sui redditi finanziari annui oltre 100.000 euro e 40% sulla parte oltre 500.000. Gettito: 3–5 miliardi.
5 – Lotta all’evasione fiscale.
Ultimo ma non ultimo, l’evasione fiscale e contributiva, vale circa 100 miliardi l’anno. Nel 2025 ne sono stati recuperati 29, già compresi nei conti pubblici. L’obiettivo è recuperarne, a regime, altri 10–15 attraverso tracciabilità, incrocio delle banche dati, fatturazione elettronica, controlli mirati e ovviamente fine di condoni e rottamazioni.
Si potrebbero così mobilitare 35–45 miliardi strutturali l’anno, fino a circa 50 negli anni di extraprofitti. Sono stime da verificare, ma le proposte sono precise.
Come utilizzzarli?
Quindici miliardi per garantire fino a 100 euro netti al mese a lavoratori, autonomi e persone con redditi tanto bassi da non pagare Irpef.
Otto miliardi per aumentare fino a 100 euro le pensioni sotto i 1.000 euro. Dieci miliardi alla sanità e alle liste d’attesa. Il resto per asili, affitti, scuola e trasporto pubblico.
Le entrate permanenti finanzieranno queste misure; gli incassi una tantum andranno a investimenti e debito.
Altro che bonus o riduzioni delle tasse generalizzate, fasulle e ingiuste.
La sinistra dovrebbe presentarsi al Paese con una proposta opposta e chiarissima: aumentare stabilmente salari, pensioni e servizi chiedendo un contributo al 5% più ricco, alle grandi eredità e a chi ha realizzato profitti eccezionali.
Io penso che una proposta forte di redistribuzione della ricchezza sia l’unico terreno sul quale la sinistra possa tornare a vincere le elezioni.
Si tratta, anche in questo caso, di applicare i principi costituzionali del dovere inderogabile di solidarietà, art 2, e del dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, art 53.
Le primarie possono servire a scegliere un candidato, ma non possono sostituire un progetto per il Paese.
Enrico Rossi

Lascia un commento