
Le donne di Castiglione delle Stiviere, nella notte tra il 24 e il 25 giugno 1859, diedero vita a una delle più grandi azioni di soccorso mai verificatesi. Infatti, sollecitando l’aiuto degli uomini, divennero inconsapevolmente le ispiratrici di un’idea che avrebbe portato alla nascita del più importante movimento internazionale di solidarietà: la Croce Rossa. Nel basso Garda, nelle campagne di San Martino e Solferino, l’esercito francese, alleato con le forze piemontesi, si era duramente contrapposto a quello austriaco. La battaglia lasciò sul campo un numero enorme di morti e feriti. Solo negli anni successivi, quando vennero riesumati oltre 20.000 corpi, emerse la drammaticità di quanto era accaduto. Il senso religioso della popolazione aveva indotto a dare sepoltura ai morti. La campagna divenne così un immenso cimitero per tanti uomini che, loro malgrado, erano stati resi nemici da governi nei quali spesso si riconoscevano poco. Nella morte, però, furono tutti uguali e trovarono una comune sepoltura. Spinte dalla pietà, le donne compirono una straordinaria azione di soccorso verso i militari feriti. A loro si unirono anche i bambini che, come raccontò Henry Dunant, “si aggiravano fra i feriti portando brocche d’acqua”. Lo fecero con coraggio, senza preoccuparsi delle possibili accuse per l’aiuto prestato anche ai soldati nemici. Aiutarono indistintamente tutti. I loro gesti anticiparono quei valori di umanità e imparzialità che sarebbero diventati fondamentali nella Croce Rossa. Fu lo spirito umanitario a spingerle a mettere a disposizione ciò che possedevano. Persino le poche lenzuola di lino, parte delle loro doti nuziali, vennero trasformate in fasce e bende. Migliaia di feriti erano stati abbandonati. L’organizzazione degli eserciti non era preparata ad affrontare una simile tragedia e le cure disponibili erano del tutto insufficienti. Le donne di Castiglione si trovarono così a soccorrere persone ammassate nelle chiese, nelle scuole, nei fienili e nelle case. Altri feriti vennero trasportati su carri agricoli lungo strade sconnesse e raggiunsero anche località lontane. Per molti, però, il soccorso arrivò troppo tardi. Le infezioni causarono altre vittime. Henry Dunant, casuale spettatore di quella tragedia, descrisse ciò che aveva visto nel libro Un souvenir de Solferino, pubblicato nel 1862. Le donne di cui parlava erano le massaie del tempo, povere contadine, in gran parte analfabete, mogli di braccianti, abituate alle privazioni e al duro lavoro dei campi. Soccorsero tutti coloro che arrivavano, senza chiedere da quale parte avessero combattuto. Di fronte alla sofferenza, non esistevano più nemici. Le casalinghe del tempo erano lavoratrici familiari invisibili. Nessuno diede loro un vero riconoscimento. Solo Napoleone III conferì al paese la Legion d’Onore, che venne ritirata dal parroco nel 1860. Quelle semplici donne di casa furono presto dimenticate. Rimase però il ricordo del loro straordinario senso di umanità e di quella frase che ripetevano davanti ai feriti: “Tutti fratelli”. Quelle due parole, scritte in italiano da Henry Dunant nel suo manoscritto in lingua francese, furono mantenute anche nelle numerose traduzioni dell’opera. Un souvenir de Solferino divenne così un libro destinato a lasciare un segno profondo nella storia della solidarietà e dell’aiuto umanitario. Anche l’emblema della Croce Rossa, spesso erroneamente considerato un simbolo cristiano, rappresenta in realtà un omaggio alla Svizzera, con i colori della sua bandiera invertiti. È il segno di un’idea nuova per l’epoca: quella di un’organizzazione capace di andare oltre le parti in guerra e di mettere al centro la tutela della vita e della dignità umana. Questa storia di solidarietà, continuata nel tempo sia in guerra sia in pace, ebbe origine anche grazie a quelle generose e sconosciute donne lombarde. Fu attraverso la testimonianza di Henry Dunant che la tragedia di Solferino arrivò all’attenzione del mondo e contribuì alla nascita della Croce Rossa. Nel 1901 Dunant ricevette il primo Premio Nobel per la Pace. Un riconoscimento certamente meritato che, almeno idealmente, avrebbe potuto essere condiviso anche con le nobili e semplici casalinghe di Castiglione. Quelle donne, senza saperlo, avevano già fatto la loro parte. Davanti alla sofferenza avevano semplicemente scelto di aiutare. E forse è proprio da quel gesto semplice, nato tra le case e le campagne di Castiglione, che cominciò una delle più grandi storie di solidarietà del mondo.
Angelo Santoro

Lascia un commento