• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

“Il fisco cannibale: quando tassare di più significa incassare di meno”

C’è un punto oltre il quale la pressione fiscale smette di finanziare lo Stato e comincia a distruggere la base economica che quello Stato dovrebbe tassare. Non è una teoria politica, né una battaglia ideologica tra destra e sinistra. È una questione di margini, costi e sopravvivenza delle imprese.

di Piero Terracina | 13 Agosto 2026

C’è un punto oltre il quale la pressione fiscale smette di finanziare lo Stato e comincia a distruggere la base economica che quello Stato dovrebbe tassare. Non è una teoria politica, né una battaglia ideologica tra destra e sinistra. È una questione di margini, costi e sopravvivenza delle imprese.

Un’azienda non vive sul fatturato. Vive su quello che resta dopo aver pagato materie prime, stipendi, energia, affitti, trasporti, interessi, manutenzione, servizi e tutto ciò che serve per produrre e restare competitivi. Da quel margine devono poi uscire le imposte, gli investimenti, il rinnovo degli impianti, gli imprevisti e la remunerazione del capitale.

Quando il prelievo fiscale diventa troppo pesante, quel margine si restringe fino a scomparire.

A quel punto l’imprenditore ha poche possibilità. Taglia gli investimenti, rinvia le assunzioni, riduce il magazzino, comprime i costi oppure prova ad aumentare i prezzi. Ma il mercato non prende ordini dal ministero dell’Economia. Se il prezzo finale diventa più alto di quello dei concorrenti, il cliente compra altrove.

È qui che la pressione fiscale diventa un problema di competitività.

Un’impresa che perde margini investe meno. Un’impresa che investe meno innova meno. Se innova meno diventa più debole, perde mercato e prima o poi riduce l’occupazione, sposta parte delle attività o chiude.

Quando un’azienda chiude, però, non perde soltanto l’imprenditore. Perde lo Stato.

Scompare una parte di PIL, spariscono imposte, contributi e IVA, diminuiscono i consumi e aumenta spesso la spesa pubblica per ammortizzatori sociali e sostegno al reddito. Lo Stato si trova così nella situazione peggiore possibile: incassa meno e spende di più.

Se nel frattempo la spesa pubblica non viene ridotta, il problema diventa quasi inevitabile. Per compensare il gettito perso si aumenta il prelievo su chi è rimasto produttivo.

Ed è qui che il meccanismo diventa perverso. Più tasse riducono i margini. Meno margini riducono gli investimenti. Meno investimenti frenano crescita e occupazione. Meno crescita significa una base imponibile più piccola. Una base imponibile più piccola produce meno gettito. E per recuperare quel gettito si torna ad aumentare le tasse.

È il fisco che finisce per divorare se stesso.

Il principio è quello reso celebre dalla curva di Laffer: esiste un livello oltre il quale aumentare le aliquote non significa necessariamente aumentare le entrate fiscali. Se il prelievo diventa economicamente insostenibile, famiglie, imprese e investitori cambiano comportamento. Si investe meno, si produce meno, si spostano capitali e attività e, nei casi peggiori, si chiude.

Naturalmente non esiste una percentuale magica valida per tutte le aziende. Un’impresa con margini elevati può sopportare un prelievo maggiore di una che lavora con margini del 5 o del 10 per cento. Ma il principio resta identico: nessuna attività economica può essere tassata oltre la propria capacità di produrre reddito senza subire conseguenze.

Il problema nasce quando lo Stato considera il settore produttivo come un bancomat inesauribile.

Prima viene la produzione della ricchezza. Poi viene la sua tassazione.

Se si dimentica questo ordine elementare, si può anche aumentare il prelievo per qualche anno e riempire temporaneamente le casse pubbliche. Ma nel lungo periodo si impoverisce il tessuto produttivo, si riduce la capacità di investimento, si perde competitività e si restringe proprio quella base fiscale dalla quale dipendono le entrate dello Stato.

Ed è allora che arriva il capolavoro.

Dopo aver tassato troppo chi produce, si scopre che il gettito non basta più.

E si aumentano ancora le tasse a quelli che, ostinatamente, non hanno ancora chiuso.

Dai su.. l’ economia non è una materia difficile. Basterebbe studiarla.

Piero Terracina

Pubblicato in : Economia, Editoriale, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Angelo Santoro

    13 Agosto 2026 alle 22:30

    Quello che trovo insopportabile sono le tasse indotte che, spesso in modo quasi invisibile, finiscono per falciare il cittadino e comprimere chi produce. Senza però dimenticare che una parte di questa pressione è anche la conseguenza di un’evasione selvaggia, che finisce inevitabilmente per scaricare il peso su chi le tasse le paga. Trovo tutto questo sinceramente imbarazzante. E forse, in Europa e quindi anche in Italia, il vero dramma è cominciato quando si è smesso di fare impresa per fare finanza. Quando una parte di imprenditori ha capito che, parafrasando, “fottere era meglio che cummannari”: estrarre valore poteva essere più conveniente che costruirlo. Ed è forse questo il punto più drammatico: quando il sistema fiscale finisce per rendere meno conveniente fare impresa rispetto alla speculazione, non si limita a tassare l’economia. Finisce per cambiarne la natura.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti