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Terremoto in Venezuela. Tra edifici crollati e chiese danneggiate, gente ancora sotto le macerie e tantissimi sfollati

“Abbiamo moltissimi edifici crollati; ancora di notte, nelle prime ore del mattino, si sentiva la gente gridare all’interno degli edifici; in realtà né i centri di soccorso né gli ospedali, né le forze di sicurezza dello Stato riescono a far fronte a questa emergenza”. La testimonianza arriva da Anarelys Ugas, che fa parte della Caritas e della Pastorale sociale della diocesi di La Guaira, la cittadina costiera, qualche decina di chilometri a nord di Caracas, che è una delle località più colpite dalla doppia scossa di terremoto, ben oltre la magnitudo 7, che si è verificata nel tardo pomeriggio di ieri, nel nord del Venezuela. L’operatrice pastorale riesce a parlare con il Sir solo grazie a Ups router allestito da un vicino e attivo grazie a un gruppo di continuità, visto che nella sua zona non ci sono in questo momento né corrente elettrica né linee telefoniche.

di Agenzia Sir | 26 Giugno 2026

“Abbiamo moltissimi edifici crollati; ancora di notte, nelle prime ore del mattino, si sentiva la gente gridare all’interno degli edifici; in realtà né i centri di soccorso né gli ospedali, né le forze di sicurezza dello Stato riescono a far fronte a questa emergenza”. La testimonianza arriva da Anarelys Ugas, che fa parte della Caritas e della Pastorale sociale della diocesi di La Guaira, la cittadina costiera, qualche decina di chilometri a nord di Caracas, che è una delle località più colpite dalla doppia scossa di terremoto, ben oltre la magnitudo 7, che si è verificata nel tardo pomeriggio di ieri, nel nord del Venezuela. L’operatrice pastorale riesce a parlare con il Sir solo grazie a Ups router allestito da un vicino e attivo grazie a un gruppo di continuità, visto che nella sua zona non ci sono in questo momento né corrente elettrica né linee telefoniche.

Bilancio provvisorio di 164 vittime. Il bilancio delle vittime, secondo gli ultimi dati riferiti dalla presidente, Delcy Rodriguez, è di 164 morti e 971 feriti, ma si tratta di numeri che aumenteranno sicuramente, anche se è ancora presto per ipotizzare se saranno superati i 10.000 morti, come hanno previsto, con una percentuale del 44%, gli esperti dell’Istituto geologico statunitense.
Sempre secondo lo stesso Istituto, la terra ha tremato a causa di due scosse consecutive: un primo sisma di magnitudo 7.2 con epicentro a Montalbán, nello stato di Carabobo, nei pressi di Valencia, seguito da una seconda scossa di magnitudo 7.5 con epicentro vicino a Morón, lungo la costa caraibica a pochi chilometri da Puerto Cabello. L’impatto è severo nelle aree di Caracas, La Guaira, Maiquetía (dove l’aeroporto internazionale è stato chiuso), Puerto Cabello e Valencia. Nella capitale si registrano crolli parziali di edifici e profonde crepe nei quartieri di Altamira, Los Palos Grandes e San Bernardino.
In queste ore, si sta pensando a mettere in salvo le persone ancora vive sepolte sotto le macerie, e a trovare luoghi di accoglienza per i tantissimi sfollati, residente in alloggi crollati o pericolanti. “Stiamo aspettando i comunicati della Caritas nazionale per avviare tutte le operazioni di aiuto umanitario a favore delle persone che ieri hanno subito questo terremoto, che ha avuto una magnitudo mai vista prima – prosegue Anarelys Ugas –. L’unica cosa che possiamo chiedervi in questo momento è la preghiera e tutto l’aiuto che potrete offrire a questo popolo venezuelano e, soprattutto, alla nostra gente di La Guaira che ne ha tanto bisogno”.

A La Guaira anche il vescovo è uno “sfollato”. Da La Guaira, in uno dei pochi momenti in cui arriva il segnale telefonico, risponde al Sir anche il vescovo, mons. Pablo Modesto González Pérez, salesiano, anch’egli, tecnicamente, uno “sfollato”, dato che il Seminario diocesano, dove vive, ha subito crolli ed è pericolante. “Siamo senza luce e abbiamo subito dei danni. Al seminario, dove vivo, sono crollate molte pareti. Ora ci troviamo nel parcheggio dello stadio di La Guaira – racconta il vescovo –. Aspettiamo domani per vedere cosa faremo. Stiamo aspettando la valutazione dei vigili del fuoco sull’edificio del seminario per vedere se è abitabile. Sono andato a trovare diversi sacerdoti e, grazie a Dio, non ci sono state vittime tra loro, anche se in diverse chiese si sono verificati gravi problemi”.
Mons. González prosegue con un rapido elenco dei danni: “A Tarma è crollato il tetto della chiesa, a Maiquetía sono crollate le porte e non ci hanno permesso di entrare, perché i vigili del fuoco lo hanno vietato. A La Hermita è crollata parte del campanile e parte del tetto, mentre la cattedrale presenta alcune anomalie nel tetto. Ancora, due edifici di fronte al seminario sono crollati; siamo appena stati a Ciudad Chávez, una città di circa 20.000 abitanti, e credo che la maggior parte dei suoi edifici sia stata danneggiata, grazie a Dio non sono crollati all’improvviso e per fortuna la maggior parte delle persone è riuscita a uscire, ma ci sono comunque diversi intrappolati”. “Ancora – conclude il presule – sono crollati anche diversi edifici e centri commerciali a Playa Grande e Catia La Mar. Durante questo giro, tra l’altro, abbiamo assistito a numerosi episodi di saccheggio, che ci hanno molto allarmato”.

A Caracas molti edifici crollati e chiese danneggiate. Da La Guaira, ci spostiamo nella vicina Caracas, dove il Sir ha interpellato mons. Carlos Eduardo Márquez Delima, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi: “Si è trattato di una scossa sismica molto forte. Molte delle nostre chiese hanno subito gravi danni strutturali. Stiamo valutando la situazione. Grazie a Dio, i sacerdoti, i religiosi e le religiose della diocesi stanno bene, e oggi è una giornata importante per constatare l’entità dei danni”. Secondo le prime dichiarazioni dell’arcivescovo, mons. Raúl Biord Castillo, affidate al profilo Instagram dell’arcidiocesi, è crollata una navata della chiesa di San José de Ñauralí, così come la chiesa e la casa parrocchiale di Pagüita. L’Ispettoria salesiana fa sapere che la scuola e la chiesa di Sarria, la più antica chiesa salesiana nella capitale, hanno riportato gravi danni.
Prosegue mons. Márquez: “Stiamo cercando di organizzare i centri di assistenza parrocchiali e gli aiuti per le persone che ne avranno bisogno. Ringraziamo per tutta la solidarietà di tutte le organizzazioni internazionali, alle quali sicuramente dovremo rivolgerci; siamo certi che potremo contare su tutta questa solidarietà. Soprattutto, contiamo sulla preghiera: abbiamo bisogno di tanta preghiera per andare avanti, nella ricostruzione di tante cose necessarie alla vita quotidiana e allo sviluppo del nostro popolo”.

Primo centro di raccolta nella sede dell’Episcopato. Nel frattempo, Janeth Márquez, direttrice esecutiva di Caritas Venezuela, ha confermato che la sede della Conferenza episcopale venezolana fornirà supporto come centro di raccolta: “Il primo centro di raccolta è la Cev, man mano apriremo i centri di raccolta nella misura in cui andremo allestendo la sala operativa, a seconda delle zone colpite”, ha commentato in un’intervista rilasciata al circuito Éxitos di Unión Radio.

Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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