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La rottura tra Trump e Meloni è l’altra faccia del riallineamento Usa con l’asse franco-tedesco

Nello scontro tra Trump e Meloni è sciocco restare alla superficie e ridurre tutto ad un fatto umorale, all’imprevedibilità folle del primo e all’attitudine alla servitù volontaria della seconda. In realtà esiste un fulcro politico della sceneggiata indecorosa a cui stiamo assistendo: la rottura diplomatica tra Donald Trump e Giorgia Meloni è l’altra faccia della medaglia del riallineamento di Washington con l’asse franco-tedesco, di cui il presidente americano aveva estremo bisogno dopo il fallimento della guerra all’Iran. Escludendo Meloni, Trump ha voluto lanciare un segnale geopolitico preciso agli Stati più forti dell’Europa, smantellando l’illusoria pretesa italiana di fare da “ponte” tra la Casa Bianca e Bruxelles.

di Enrico Rossi | 22 Giugno 2026

Nello scontro tra Trump e Meloni è sciocco restare alla superficie e ridurre tutto ad un fatto umorale, all’imprevedibilità folle del primo e all’attitudine alla servitù volontaria della seconda.

In realtà esiste un fulcro politico della sceneggiata indecorosa a cui stiamo assistendo: la rottura diplomatica tra Donald Trump e Giorgia Meloni è l’altra faccia della medaglia del riallineamento di Washington con l’asse franco-tedesco, di cui il presidente americano aveva estremo bisogno dopo il fallimento della guerra all’Iran.

Escludendo Meloni, Trump ha voluto lanciare un segnale geopolitico preciso agli Stati più forti dell’Europa, smantellando l’illusoria pretesa italiana di fare da “ponte” tra la Casa Bianca e Bruxelles.

Questo strappo riflette dinamiche profonde e destinate ad influenzare i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico.

In primo luogo, esso significa la fine del ruolo di mediatrice principale su cui Giorgia Meloni aveva costruito gran parte della sua credibilità internazionale, accreditandosi come l’unica leader conservatrice europea in grado di dialogare fluidamente sia con l’establishment di Bruxelles (Ursula von der Leyen) sia con la destra repubblicana americana.

Nel momento in cui Trump ha deciso di trattare direttamente con i “pesi massimi” tradizionali dell’UE (la Francia di Macron per la sicurezza in Medio Oriente e la Germania di Merz per l’economia e la difesa), il ruolo di intermediaria della premier italiana è diventato improvvisamente superfluo per Washington, un ostacolo da rimuovere.

Trump preferisce negoziare in modo bilaterale con chi ha le chiavi economiche e militari reali del continente.

In secondo luogo, lo scontro dimostra che per Trump l’affinità ideologica cede sempre il passo all’utilità pratica. Trump ha isolato Meloni anche per far sapere che non esistono corsie preferenziali basate sulla simpatia politica, ma solo rapporti di forza economici e strategici.

C’è un punto in cui il sovranismo di Trump e quello di Meloni si ricongiungono. Trump gioca contro l’integrazione europea, come d’altra parte ha sempre fatto Meloni. E su questo piano, i sovranisti, anche litigando, lavorano per lo stesso obiettivo.

Resta una verità di cui tutti dovrebbero prendere atto: l’Italia non ha mai contato così poco nelle relazioni internazionali come adesso nell’era della statista Meloni e dei patrioti nazionalisti.

L’Italia ha perso una grande occasione per sviluppare una politica estera autonoma, pacifista, improntata alla ricerca di soluzioni diplomatiche per i conflitti in corso, al rafforzamento delle istituzioni europee e contraria alla corsa al riarmo.

Invece, Meloni si è affidata alle sue furbizie e ai suoi calcoli meschini, illudendosi, con l’accreditamento atlantista, di essere diventata una leader importante nel mondo e di svolgere un ruolo nella politica internazionale.

Poche frasi e qualche tweet di Trump e il sogno è svanito.

A mio avviso, il più grande fallimento della politica estera italiana non può essere privo di conseguenze.

È diritto delle opposizioni chiedere le dimissioni di Meloni e per lei darle dovrebbe essere un atto dovuto di dignità.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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