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I giovani dicono no all’odio verso i migranti di Vannacci e Casa Pound

Ieri a Roma il neofascismo di Vannacci e Casa Pound ha ricevuto da una marea di giovani antifascisti una risposta vincente e pacifica. Da un lato, il nazionalismo, l’odio verso i migranti, un immaginario spaventoso e da caserma; dall’altro, una manifestazione gioiosa, multietnica, che si apre con lo striscione “noi siamo la vita”. Se guardi le immagini e ascolti le voci del congresso dei neofascisti di Vannacci e del piccolo corteo di Casa Pound e le paragoni con quelle delle decine di migliaia di giovani antifascisti, non puoi avere dubbi su chi alla fine vincerà questa battaglia politica e culturale che segnerà in profondità il nostro Paese. Da un lato c’è chi inneggia al duce, al razzismo e alle deportazioni e dall’altro c’è chi lotta per una concezione umana e rispettosa delle diversità che respinge la guerra e lo sfruttamento.

di Enrico Rossi | 14 Giugno 2026

Ieri a Roma il neofascismo di Vannacci e Casa Pound ha ricevuto da una marea di giovani antifascisti una risposta vincente e pacifica.

Da un lato, il nazionalismo, l’odio verso i migranti, un immaginario spaventoso e da caserma; dall’altro, una manifestazione gioiosa, multietnica, che si apre con lo striscione “noi siamo la vita”.

Se guardi le immagini e ascolti le voci del congresso dei neofascisti di Vannacci e del piccolo corteo di Casa Pound e le paragoni con quelle delle decine di migliaia di giovani antifascisti, non puoi avere dubbi su chi alla fine vincerà questa battaglia politica e culturale che segnerà in profondità il nostro Paese.

Da un lato c’è chi inneggia al duce, al razzismo e alle deportazioni e dall’altro c’è chi lotta per una concezione umana e rispettosa delle diversità che respinge la guerra e lo sfruttamento.

È uno scontro di civiltà che vedrà sicuramente prevalere l’idea che la convivenza e la condivisione sono le basi di una vita migliore, più ricca e più serena.

Eppure sbaglieremmo a sottovalutare l’effetto che potrebbe avere questo rigurgito fascista, che è lo stesso che nei contenuti fondamentali aveva portato Meloni al successo alle elezioni del 2022.

Vannacci, che come Meloni difende i ricchi ed è contro la patrimoniale, dice di rivolgersi alla feccia, agli scarti, ai figli di nessuno; quindi, in altre parole, a un popolo che si sente ai margini, minacciato e indifeso, che teme di perdere quel poco che ha ed è spinto a rifugiarsi in una identità debole e chiusa verso il mondo che cambia.

È un popolo vasto che paga e soffre l’economia dominante neoliberista, che non si sente più garantito, che sopravvive con difficoltà, sul limite della povertà, e che non trova più una rappresentanza politica.

Deluso dalle forze politiche di sinistra, parti consistenti di questo popolo hanno alimentato di volta in volta i successi dei 5 Stelle, della Lega e, più recentemente, di Fratelli d’Italia.

Vannacci girerà le città italiane e ogni volta troverà manifestazioni di antifascisti con una partecipazione che sarà dieci e anche venti volte più numerosa di quella delle sue adunate in odore di nostalgia del regime.

Ma se vogliamo davvero impedire che il suo linguaggio e le sue idee avvelenino ancor di più il clima sociale attizzando la guerra dei penultimi contro gli ultimi, è necessario che la sinistra torni a rappresentare fino in fondo gli emarginati, i lavoratori, i giovani, le parti più deboli della società insieme ai ceti medi che subiscono anch’essi processi di impoverimento.

Per farlo occorre avere una lettura aggiornata della lotta di classe, che è in corso e che da tempo vede il capitale vincente contro il lavoro e la democrazia, insieme a un progetto di cambiamento della società e ridistribuzione della ricchezza.

I tanti ricordi di Enrico Berlinguer che abbiamo visto in questi giorni sui social esprimono, a mio avviso, questo bisogno di riscoprire la vera anima della sinistra.

Ma non si può restare in superficie, a un’immagine iconica che si sovrappone ai contenuti reali, alle idee e alle scelte del leader comunista italiano.

Occorre un lavoro di profondità, studio, confronto di idee, ricerca e anche sperimentazione.

E intanto il tempo stringe e le domande si affollano.

Solo se terremo insieme uno sguardo più lungo, per ricostruire un’identità della sinistra, con le risposte urgenti che dobbiamo al presente sarà possibile tornare a vincere

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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