
La riforma della medicina generale voluta dal ministro Schillaci si è fermata davanti alle divisioni della maggioranza. Il progetto, elaborato insieme alle Regioni, puntava a rafforzare il ruolo dei medici di famiglia all’interno delle Case della Comunità, strutture finanziate dal Pnrr per potenziare l’assistenza territoriale e ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso. Il punto più controverso riguardava il rapporto di lavoro dei medici. La proposta prevedeva il mantenimento della convenzione come modello principale, affiancato da forme di dipendenza per le attività svolte nelle nuove strutture territoriali. L’obiettivo era garantire una presenza più stabile dei professionisti all’interno delle Case della Comunità senza cancellare del tutto l’attuale assetto organizzativo. Su questa ipotesi, però, si sono concentrate le resistenze politiche. Fratelli d’Italia, Forza Italia e successivamente anche la Lega hanno espresso forti perplessità, ribadendo la volontà di preservare il modello convenzionato e il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Secondo i critici il rischio sarebbe quello di trasformare il medico di famiglia in una figura sempre più burocratizzata, riducendone autonomia e prossimità ai cittadini. Anche sul fronte sindacale le opposizioni non sono mancate, annunciando iniziative di mobilitazione. Si è contestato il metodo e il merito della proposta denunciando il pericolo di un indebolimento della professione. Lo stop rappresenta una battuta d’arresto significativa perché arriva nel momento in cui il Governo è chiamato a dimostrare la concreta funzionalità delle Case della Comunità. Molte di queste strutture sono già state realizzate o programmate grazie ai fondi europei, ma senza medici, infermieri e servizi integrati il rischio è che restino contenitori privi della capacità di garantire una presa in carico continuativa dei pazienti più fragili. La sospensione della riforma evita uno scontro immediato con una parte della maggioranza e con le categorie professionali, ma lascia irrisolto il nodo centrale. La medicina generale è infatti alle prese da anni con pensionamenti, carenza di nuovi professionisti e crescenti difficoltà per i cittadini nel trovare un medico di riferimento. Il confronto politico potrà riprendere con formule diverse, ma la domanda resta la stessa: come costruire una rete territoriale davvero accessibile, integrata ed efficace senza affrontare i limiti dell’attuale modello organizzativo?
Angelo Santoro

Salvate il paziente Ryan.
PNRR, ovvero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è attivo dal 2021 per via della pandemia.
ERP, ovvero European Recovery Program, meglio noto come Piano Marshall, fu attivo dal 1948 al 1952 per via della guerra anche da noi perduta e proprio contro, tra gli altri, gli U.S.A.
PNRR: ora c’è l’integrazione europea e i soldi vanno lì e vengono da lì; finanzierà, tra l’altro, l’istituzione delle Case di Comunità, destinate all’esercizio della Medicina Generale in contesto appropriato. Con gli auspici del contenimento degli esuberanti accessi al Pronto Soccorso.
European Recovery Program: i fondi USA destinati a noi provenivano dalle tasse pagate dai Cittadini Americani. A noi arrivarono danari e materiali, agli U.S.A. determinante influenza su di noi. E’ curioso notare che la parola “recovery” ha, tra i vari significati, anche quello di guarigione.
Altrettanto curioso è che, nel film del 1998 ispirato a un fatto bellico realmente accaduto e dal quale prende spunto il mio titolo, fu proprio il Generale George Catlett Marshall a salvare con la sua iniziativa il Soldato James Francis Ryan.