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Albania: le proteste popolari che non arrivano da noi in Tv e sui giornali

Da noi se ne parla poco ma in Albania la rabbia popolare è esplosa in un’ondata di manifestazioni senza precedenti, che dura da giorni, contro gli investimenti immobiliari della famiglia Trump. Al centro dello scontro c’è il mega-progetto turistico da 1,6 miliardi di dollari guidato da Jared Kushner e dalla moglie Ivanka Trump (la figlia di Trump) con il fondo Affinity Partners e l’appoggio del Premier Edi Rama. Ribattezzata dai media “Flamingo Revolution”, la rivolta ha come simbolo i fenicotteri rosa, le cui immagini vengono portate in piazza per difendere dalla cementificazione due delle aree naturali più selvagge, incontaminate e protette del Paese: la laguna di Vjosa-Narta e Zvërnec e l’isola di Sazan.

di Enrico Rossi | 8 Giugno 2026

Da noi se ne parla poco ma in Albania la rabbia popolare è esplosa in un’ondata di manifestazioni senza precedenti, che dura da giorni, contro gli investimenti immobiliari della famiglia Trump.

Al centro dello scontro c’è il mega-progetto turistico da 1,6 miliardi di dollari guidato da Jared Kushner e dalla moglie Ivanka Trump (la figlia di Trump) con il fondo Affinity Partners e l’appoggio del Premier Edi Rama.

Ribattezzata dai media “Flamingo Revolution”, la rivolta ha come simbolo i fenicotteri rosa, le cui immagini vengono portate in piazza per difendere dalla cementificazione due delle aree naturali più selvagge, incontaminate e protette del Paese: la laguna di Vjosa-Narta e Zvërnec e l’isola di Sazan.

L’isola di Sazan è una ex base militare dell’era comunista, rimasta disabitata e intatta, situata all’interno del Karaburun-Sazan Marine National Park.

La laguna di Vjosa-Narta è una riserva naturale protetta di 125 chilometri quadrati. Si tratta di una delle zone umide costiere più importanti dei Balcani, habitat cruciale per la nidificazione di fenicotteri, foche e tartarughe marine, oltre che punto di sosta per gli uccelli migratori.

Sono paradisi della biodiversità balcanica che rischiano di essere devastati da hotel e ville di lusso.

Al grido di “L’Albania non è in vendita” e “Dove andranno a vivere?”, i cittadini lottano contro la privatizzazione delle spiagge pubbliche, recintate dal filo spinato e devastate dalla cementificazione.

La solidarietà è internazionale: cortei di protesta hanno sfilato anche a Milano, spinti dalla comunità albanese all’estero.

La tensione nei cantieri è degenerata in scontri durissimi tra residenti e le forze di sicurezza.

In Parlamento, il Premier Rama si difende con una linea ambigua: “Non esiste ancora un progetto definitivo, gli studi ambientali non sono finiti”. Eppure, ha già blindato l’accordo confermando che i piani non saranno sospesi. Ma i cittadini, uniti in un fronte civico e trasversale, non arretrano di un passo davanti ai bulldozer.

Una dinamica politica interna degna di nota riguarda l’opposizione formale: per la prima volta l’ex Premier Sali Berisha non è riuscito a intestarsi o strumentalizzare la protesta. Essendosi Berisha storicamente allineato alla linea politica di Donald Trump, si trova nell’impossibilità di attaccare frontalmente un investimento guidato proprio da Jared Kushner e Ivanka Trump. Di conseguenza, il movimento in piazza è rimasto fortemente civico, indipendente e focalizzato sulla difesa del territorio.

Le proteste non nascono solo da una preoccupazione ecologica, ma anche da forti dubbi sulla trasparenza politica e dal sospetto che vi sia stata corruzione nel rilascio delle licenze.

I residenti dell’area di Valona e della laguna sono infuriati perché da un giorno all’altro hanno trovato le spiagge pubbliche recintate con il filo spinato vedendosi sottrarre l’accesso al mare.

Gli intellettuali, gli artisti, gli studenti e i giovani si sono organizzati spontaneamente sui social e danno informazioni, aggirando il parziale silenzio dei media tradizionali.

Un popolo intero manifesta con determinazione contro il concetto di un turismo “esclusivo” che arricchisce pochi privati a danno della collettività.

L’obiettivo è vincere e far ritirare i progetti della speculazione edilizia.

Dall’Albania arriva una lezione universale di coraggio e partecipazione: la dimostrazione che la coscienza ecologica e l’amore per il proprio territorio possono alzare la testa contro l’arroganza della speculazione globale, una nuova forma di colonialismo immobiliare.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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