
Il Pil dell’Italia crescerà nel 2026 di un misero 0,5, il peggior dato europeo, con il peggior debito pubblico e con un’inflazione al 3,2 per cento destinata ad aumentare.
Istat ci ricorda che in Italia nel 2025 il pil reale del Paese ha superato quello del 2027 soltanto dell’1,9 per cento diversamente da Francia, Germania e Spagna che sullo stesso dato hanno avuto una crescita del 29 per cento. In altri parole noi non abbiamo avuto nessuna crescita negli ultimi 20 anni.
In sintesi, L’Istat ci mostra un Paese che dal punto di vista economico e lavorativo si sta impoverendo, si sta progressivamente rimpicciolendo e invecchiando.
La crisi demografica è probabilmente il dato più critico e strutturale del Rapporto 2026.
Nel 2025 si è avuto un nuovo record negativo: le nascite in Italia sono scese al minimo storico di 355 mila unità, sollevando enormi sfide per la tenuta futura del welfare, della sanità e del sistema produttivo.
Mentre i dati Istat delineano le urgenze strutturali del Paese, l’agenda del governo si concentra sulla riforma elettorale, sulla propaganda contro i migranti dimostrando di non avere una strategia e di esser capace solo di distribuire incentivi a pioggia alle imprese e fare decreti fasulli e inefficaci come quelli per il lavoro e per le imprese.
Purtroppo anche a sinistra non si vede ancora un progetto alternativo per rilanciare il Paese.
Troviamo solo dichiarazioni di buone intenzioni, come il salario minimo e maggiori finanziamenti per la sanità, ma non ancora un elenco di riforme fondamentali e coraggiose, a cominciare dal fisco, che creino le condizioni di una maggiore giustizia sociale e di una crescita più robusta e sostenibile.
Ormai il tempo sta per scadere e il PD, il M5stelle è AVS devono sentire tutta la responsabilità di dare quanto prima risposte adeguate.
Il rischio è che tra pochi anni non ci saranno più le basi demografiche ed economiche per sostenere lo stesso Stato sociale -pensioni, sanità, pubblica amministrazione, protezione sociale-; se non ci sono cambiamenti, i ceti medi e popolari subiranno un crollo drammatico delle loro condizioni di vita già abbondantemente peggiorate negli ultimi decenni.
Enrico Rossi

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