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L’alternativa mancante

Le parole del presidente Prodi rilasciate in una intervista di ieri al Corriere della sera, sono drammaticamente serie. Prodi ha detto che senza aver elaborato un programma comune è del tutto inutile una sfida alle primarie per la guida della coalizione del centrosinistra e che scrivere questo programma comune è pressoché impossibile. Giusto ieri l’onorevole Conte ha chiesto di rivedere il patto di stabilità, senza che si dia un soldo per la spesa militare. La stessa posizione di Salvini. Cosa pensi l’onorevole Schlein a proposito, non si sa.

di Riccardo Bruno | 7 Maggio 2026

Le parole del presidente Prodi rilasciate in una intervista di ieri al Corriere della sera, sono drammaticamente serie. Prodi ha detto che senza aver elaborato un programma comune è del tutto inutile una sfida alle primarie per la guida della coalizione del centrosinistra e che scrivere questo programma comune è pressoché impossibile. Giusto ieri l’onorevole Conte ha chiesto di rivedere il patto di stabilità, senza che si dia un soldo per la spesa militare. La stessa posizione di Salvini. Cosa pensi l’onorevole Schlein a proposito, non si sa.

A parte quelle che possono essere posizioni estemporanee, magari domani si trova una quadra fra i principali partiti dell’opposizione, resta deficitaria la stessa impostazione politica. Il “campo largo” è un nome infelice perché richiama la semplice idea di una sommatoria. Un pericolo che Prodi conosce bene. Il suo primo governo superò appena i due anni di vita e il secondo durò un anno e otto mesi. Per quanto si possa capire l’importanza di rovesciare l’attuale maggioranza, se quella subentrante non avesse un piano di governo efficace, il successo ottenuto sarebbe presto vanificato e la crisi del paese, aggravata.

Bisognerebbe convocare subito un tavolo delle opposizioni per capire quali sono i margini di intesa possibile in politica estera, in politica economica, in politica sociale, da cui discendono quasi tutte le altre scelte. A meno che l’idea sia di fare una campagna elettorale tutta a favore dello Stato palestinese ed il salario minimo. Vero che Bruno Visentini, nel 1994, ruppe ogni indugio e disse che “l’importante era vincere, come in Spagna”. Il riferimento alla Spagna della guerra civile, purtroppo si rivelò infelice. La repubblica venne sconfitta allora, come la coalizione a cui Visentini diede il suo entusiastico sostegno. Il campo largo rischia di ripercorrere lo stesso percorso fallimentare, preoccupato più dei sondaggi di opinione, che dei contenuti da portare avanti.

Prodi ha prestato una grande attenzione alla legge elettorale che potrebbe cambiare assumendo un peso dirimente sul voto. Un sistema maggioritario, per quanto corretto, limita lo spazio delle forze terze. In America praticamente queste non esistono, infatti le contraddizioni esplodono all’interno del partito vincente e spesso, già a metà mandato, accade un ribaltamento del consenso popolare. In Inghilterra i liberali hanno invece saputo resistere, ottenendo dei successi anche influenzando, di volta in volta, laburisti e conservatori. Tony Blair ebbe risultati straordinari proprio richiamandosi al patrimonio liberal della società britannica, tanto che i laburisti se ne sentirono mortificati.

In Italia un partito liberale in senso proprio non ha mai superato il 4 per cento, difficile che possa mai puntare a diventare un movimento di massa. I repubblicani, anche se il 4 per cento lo superarono, sono ancora più identitari nel complesso di una società che Ugo La Malfa definiva sostanzialmente di contro riforma. Il Pri in quanto tale ha sempre patito le alleanze dove non fosse rappresentato il simbolo dell’Edera. L’unico simbolo storico di riscatto nazionale a cui attinge la nostra intera tradizione democratica. L’Edera sola, prima che un programma, è un valore. Nasconderla, significa partire con il piede sbagliato anche in una coalizione vincente.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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