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La caduta degli Dei

Il governo italiano ha tutte le ragioni per rifiutare di condividere l’intervento americano in Iran dal momento che lo ritiene, come sua prerogativa, illegittimo. Anche per quello che concerne le relazioni fra alleati, l’onorevole Meloni può benissimo far sapere al segretario di Stato Rubio che senza un coinvolgimento della Nato, l’Italia è libera di rifiutare le basi poste sul suo territorio. E se questo ancora non fosse sufficiente, il governo italiano può aggiungere di aver proposto il presidente statunitense per il Nobel per la pace, non per quello della guerra. Ancora non bastasse, Meloni può lamentare che l’intervento in Iran ha aperto una crisi energetica internazionale di cui l’Italia, con l’Europa, sta pagando un prezzo considerevole.

di Riccardo Bruno | 5 Maggio 2026

Il governo italiano ha tutte le ragioni per rifiutare di condividere l’intervento americano in Iran dal momento che lo ritiene, come sua prerogativa, illegittimo. Anche per quello che concerne le relazioni fra alleati, l’onorevole Meloni può benissimo far sapere al segretario di Stato Rubio che senza un coinvolgimento della Nato, l’Italia è libera di rifiutare le basi poste sul suo territorio. E se questo ancora non fosse sufficiente, il governo italiano può aggiungere di aver proposto il presidente statunitense per il Nobel per la pace, non per quello della guerra. Ancora non bastasse, Meloni può lamentare che l’intervento in Iran ha aperto una crisi energetica internazionale di cui l’Italia, con l’Europa, sta pagando un prezzo considerevole. Infine si potrebbero richiamare i vincoli costituzionali a cui il governo è legato, il rispetto per il Santo padre, le pressioni dell’opinione pubblica ad un anno dalle elezioni. Insomma, il governo ha una rosa di opzioni tale da poter rimandare a casa il buon Rubio dispiaciuto per il danno arrecato dalla politica scriteriata del suo presidente. C’è solo l’imbarazzo nella scelta degli argomenti da trattare.

Uno solo, che pure si sente ripetere incessantemente dai media, è sconsigliato. Quello per il quale l’obiettivo degli Stati Uniti non è chiaro, quando invece è chiarissimo. Gli Stati Uniti non vogliono che l’Iran disponga del nucleare a fini militari. L’arricchimento dell’uranio denunciato dalla AIEA aveva superato i limiti richiesti per l’uso civile e quindi prima Israele che è direttamente minacciata, poi l’America, il Grande Satana della propaganda iraniana, sono intervenuti. Al limite si può dire che il metodo sia discutibile, non il fine dato che già è stato uccisa la guida suprema dell’Iran. Che poi non si capisca più esattamente chi abbia preso il controllo del paese, sempre che l’Iran sia ancora sotto controllo, è un’altra questione.

Il fatto che i paesi arabi, a differenza di quelli europei, sostengano l’intervento americano e siano di fatto in prima linea, conferma che l’obiettivo a quelli è chiarissimo, altrimenti non si esporrebbero tanto. Gli Emirati arabi uniti, in particolare, sono finiti nel mirino dell’Iran, tanto da chiedere all’America una maggior risolutezza di quella finora dimostrata. L’America non può invero colpire come vorrebbe l’Iran causa un’opposizione interna già abbastanza perseguitata.

Questo sarebbe argomento da discutere con gli americani, come la mettete con l’opposizione nella regione, perché senza di essa, avrete bisogno di mandare truppe a terra e quindi estendere le dimensioni del conflitto oltre il mare ed il cielo. Trump sbraita e minaccia distruzione perché trova un freno tirato in questa ampia parte del popolo iraniano che odia i mullah più di lui.

Davanti a tanti elementi complessi e caotici, il presidente del consiglio dovrebbe essere folgorata per convincersi che l’interesse dell’Italia e dell’ Europa possa essere una rapida vittoria americana e preoccuparsi di agevolarla. E si che non si capisce perché mai le democrazie dovrebbero coesistere con le teocrazie. In Francia è caduto il Re, 1791, in Italia il Regno della Chiesa, 1870, in Russia lo Zar, 1917 e nel duemila dovrebbe sopravvivere una Repubblica islamica? Bella e vana domanda.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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