
Ho acquistato e cominciato a leggere il libro di Alexandre Karp e Nicholas W. Zamiska “The Technological Republic”, rispettivamente CEO e consulente legale di Palantir Technologies. Best seller n° 1 del New York Times che l’ha definito: “Un grido di dolore che punta il dito contro l’industria tecnologica per aver abbandonato la sua storia di aiuto all’America e ai suoi alleati.” Alla cinquantesima pagina il ridicolo ha preso il sopravvento. Stretto stretto: Karp, che considero il ventriloquo del vero ideologo Peter Thiel, altro co-fondatore di Palantir, offre una visione inquietante sulla riaffermazione del potere militare statunitense. Critica aspramente la Silicon Valley per il suo insufficiente patriottismo: “una leadership timida, la fragilità intellettuale e una visione poco ambiziosa del potenziale tecnologico nella Silicon Valley abbìano reso gli Stati Uniti vulnerabili in un’era di crescenti minacce globali. Un tempo le menti ingegneristiche più brillanti collaboravano con i governi per promuovere tecnologie avanzate che hanno garantito all’Occidente una posizione dominante nell’ordine geopolitico. Ma ora questo rapporto si è deteriorato, con conseguenze pericolose”. Karp non lo scrive ma sottintende che il patriottismo è tutto a pagamento con appalti miliardari pagati a Palantir, e alle altre società tecnologiche che operano nel settore, dal Pentagono. Le tesi proposte sono una infiocchettatura in bella copia di quelle sinistre e inquietanti di Peter Thiel che, volendo fare un paragone con altri sconfitti dalla storia, direi che sono quanto più vicino possibile alle idee di Goebbels rimodulate 90 anni dopo e con le dovute differenze per le dimensioni e il contesto dei due diversi assetti economici, sociali e politici che ne sono alla base. Il nazismo una cosa seria ma tragica il neoconservatorismo americano un ennesimo errore della storia americana che ne sta aumentando la velocità del declino. Il libro è un concentrato sottinteso di idee suprematiste, identitarie e razziali, a “difesa della civiltà Occidentale” per proteggere i valori liberali e i diritti individuali, attraverso, questo è il nucleo centrale della tesi, l’uso della tecnologia per la difesa nazionale e la sorveglianza mirata per prevenire terrorismo e crimini. “La perdita di ambizione nazionale, che ha portato alla bomba atomica e a Internet, si manifesti oggi nella Silicon Valley, che dedica ingenti capitali e schiere di ingegneri alla ricerca di prodotti di consumo insignificanti, nello sviluppare strumenti per la difesa nelle virtù dell’Occidente. Secondo Karp, ancora oggi molti tra i programmatori più capaci sono restii a collaborare a progetti legati all’esercito, “Perché”, scrive Karp, “inimicarsi gli amici o rischiare la loro disapprovazione lavorando per l’esercito americano?”. Meglio, invece, allontanarsi dallo scopo comune della difesa nazionale per dedicarsi alla redditizia creazione di app per la condivisione di foto e algoritmi. Per Karp “attualmente, le principali caratteristiche condivise dalla società americana non sono di natura civile o politica, ma ruotano attorno all’intrattenimento, allo sport, alle celebrità e alla moda”.. Poi cita una canzone di Peggy Lee « È tutto qui? Se è tutto qui, amici miei, allora continuiamo a ballare….» Finché la musica, sottintende Karp, non si ferma perché uomini pericolosi altrove si stanno preparando a fermarla.
Gli uomini pericolosi per le virtù democratiche Karp li ha già in casa
Intanto un paio di eccezioni al volo. Il Progetto Manhattan, per la realizzazione delle bombe atomiche, nel ’43 fu sotto la totale giurisdizione dello stato federale e non delegato ad aziende private. Karp scrive di “alleati” non so’ quali siano, la NATO è sempre più lontana dalle attenzioni di sicurezza di Trump. Giappone e Corea del Sud si muovono per dotarsi di una propria sicurezza quanto più possibile facendo a meno di quella americana che con la guerra contro l’Iran si è dimostrata incapace di difendere se stessa e degli alleati. La deterrenza americana in questa guerra si è dimostrata quella che è: una forza d’attacco a migliaia di chilometri dal proprio territorio e strumento dell’imperialismo al servizio di una nazione che vive ancora oggi molto sopra le proprie possibilità. Karp probabilmente si riferisce a Israele che non è un alleato ma il padrone. Alla cinquantesima pagina ho chiuso , inutile leggere il resto perché alle fantasie di Karp fanno da contrappeso le picconate che tutti i giorni Trump e la sua armata branca-trumpone infliggono alla società americana. Nel solo mese di aprile: sconfitta militare umiliante nel Golfo Persico; tre ministri licenziate in tronco, 25 fra generali e ammiragli rimossi ; licenziati i membri del consiglio di amministrazione National Science Board, l’organizzazione che sovrintende alla ricerca scientifica negli Stati Uniti; più di 1.110 agenti della Transportation Security Administration, gli addetti ai controlli negli aeroporti e stazioni ferroviarie, si sono dimessi; scontro fra Leone XVI° e l’amministrazione americana con Trump e Vance in testa; insulti e invettive contro gli alleati europei della NATO per non essere intervenuti nel Golfo Persico in una guerra voluta da Israele. Rispetto a quello che sta succedendo alla società americana il libro di Karp è un buon libro di fantascienza che ignora totalmente le gravi evidenze che incombono in quella società: mancanza di equità, sparizione delle reti di protezione sociale, progressivo abbandono del benessere sanitario pubblico come valore fondante della società rispetto ad una sanità come affare privato, controllo sociale e repressione delle idee e della libertà di espressione , violenza diffusa da parte delle forze dell’ordine, distruzione dell’ascensore sociale, sparizione dei servizi sociali pubblici, concentrazione dell’informazione in mano alle oligarchie, persecuzioni delle manifestazioni del pensiero contrari agli indirizzi politici correnti. Basta andare in taxi, e non in elicottero come fa Karp, dall’aeroporto al centro di New York o Boston per guardare in faccia la realtà dell’America. Chilometri e chilometri di case vuote di parchi pubblici pieni di tende e vecchie roulotte abitate da persone che non possono più permettersi una casa e un’auto, milioni di cittadini in un regime di sopravvivenza, espulsi dalla società del benessere che dopo qualche chilometro luccica e straborda di ricchezza. A questi bisogna aggiungere decine di milioni di cittadini che non si vedono ma che sono scivolati dal benessere all’indigenza e vivono ai margini del benessere, che non possono mandare i figli ai college e alle università, che non possono più permettersi cure mediche adeguate, che acquistano abbigliamento cinese di basso costo e alimenti di pessima qualità. Non si capisce per quale motivo questi milioni di cittadini ai margini o fuori dal benessere dovrebbero sentire questo afflato, questa vicinanza, questo patriottismo per una società che si disinteressa di loro. La forza di una nazione sta tutta nella sua società nella volontà dei suoi cittadini di difendere il proprio benessere, i figli e i genitori, l’aspirazione verso un futuro migliore per se e le persone che ami. Karp insieme ad altri oligarchi ben rappresentati da Trump e dal branca-trumpone della sua amministrazione, sta andando in direzione contraria a tutto questo.
Un presagio tragico per il futuro
Tutto questo mondo economico e culturale che o era già a destra o si è spostato dai democratici, che non sono tanto meglio di questi, ai repubblicani e Trump se lo fanno senza timori di future possibili ritorsioni è perché hanno ricevuto assicurazioni che Trump non se ne andrà. Che al peggio, se non è riuscito a far votare solo quelli che ne approvano la politica, Trump troverà il modo per annullare elezioni con esito contrario e dichiarare l’Insutrection Act che gli permette di instaurare una specie di legge marziale. Un colpo di stato legale che Trump giustificherebbe per vere o presunte manifestazioni pubbliche che mettono in pericolo la vita e le proprietà dei “buoni cittadini”. Dopo di che se l’opposizione dovesse aumentare e corpi dell’esercito si dichiarassero indisponibili a sparare sugli americani, chi tiene le fila del trumpismo potrebbe trovare migliore la soluzione di separare l’attuale federazione di 51 stati in due federazioni con una nuova a cui farebbero capo agli attuali stati democratici, più quelli che da questi dipendono economicamente, che voterebbero una nuova costituzione. Non una guerra civile che distrugge il capitale ma una separazione consensuale tra una federazione di stati di stampo autocratico e un’altra federazione con una impronta di democrazia più o meno liberale. Nella federazione americana autocratica ci sarà posto per il laboratorio sociale e culturale che sognano Karp, Thiel e di tutti gli altri oligarchi che gli stanno dietro.
Fulvio Rapanà

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