
Con le elezioni in Bulgaria sembrava che il Paese restasse nel caos politico, invece Radev è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Ha ottenuto il 44,58% dei voti, assicurando una maggioranza assoluta alla sua coalizione “Bulgaria Progressista”. Rumen Radev, ex generale dell’aeronautica militare, 62 anni, ha vinto la sua scommessa, arrivando in testa alle elezioni legislative. Il suo piano di governo ha conquistato in larga misura l’elettorato. A “Bulgaria Progressista” andranno almeno 132 seggi sui 240 del Parlamento.
Ha cavalcato l’onda della frustrazione causata dall’instabilità politica in questa nazione balcanica di 6,5 milioni di abitanti, dove gli elettori sono stanchi della corruzione e dei partiti storici che hanno dominato la scena per decenni.
Quello di Radev è un risultato storico che supera di gran lunga i conservatori (Gerb) dell’ex primo ministro Bojko Borisov, che guidavano il precedente governo, e i liberali del Pp-Db, che registrano rispettivamente il 13,01% e il 14,26%. L’affluenza, superiore al 50% è la più alta dal 2021. Il risultato, superiore alle previsioni dei sondaggi, è uno dei migliori ottenuti da un singolo partito e potrebbe porre fine all’instabilità che ha portato a otto elezioni in cinque anni.
Radev ha dichiarato: “La Bulgaria si impegnerà a proseguire il proprio percorso europeo ma, credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di spirito critico e pragmatismo. L’Europa è stata vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo governato da nuove regole”.
Boïko Borissov si è “congratulato” con Radev, respingendo però l’idea di una novità: “Vincere le elezioni è una cosa, governare è un’altra”.
La Bulgaria ha conosciuto un rapido sviluppo dalla caduta del comunismo nel 1989 ed è entrata nell’Unione Europea nel 2007. L’aspettativa di vita è aumentata notevolmente, la disoccupazione è la più bassa dell’Ue e l’economia gode di maggiori garanzie dall’adozione dell’euro. Il Paese resta però in ritardo rispetto agli altri Stati membri sotto diversi aspetti. Il costo della vita è diventato un tema particolarmente delicato da quando è stata adottata la moneta unica. Il precedente governo era caduto a seguito delle proteste contro un nuovo bilancio che prevedeva aumenti delle imposte e dei contributi previdenziali. L’ultima crisi è scoppiata a dicembre, quando le proteste di massa contro il governo, accusato di corruzione e collusioni con ambienti mafiosi, costrinsero il premier Rossen Zhelyazkov e il suo governo a lasciare. Esponente del partito conservatore Gerb, Zhelyazkov guidava una coalizione con Socialisti e Populisti dell’Itn (Ima takăv narod). Il 19 gennaio scorso poi, il presidente della Repubblica, Rumen Radev, ha annunciato le sue dimissioni, sostituito dalla sua vice, Iliana Iotova. Il trionfatore delle elezioni si è dichiarato pronto a “distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese”.
Il linguaggio di Radev mescola messaggi contro la corruzione e proposte programmatiche volutamente vaghe, utili a pescare consensi su posizioni sia di destra che di sinistra. Sul piano internazionale mantiene un profilo ambivalente: pur stando nelle istituzioni occidentali come la UE e la NATO, ha mostrato una maggiore cautela rispetto a certe scelte dell’Occidente e un atteggiamento meno conflittuale verso la Russia. Queste scelte hanno alimentato sospetti e dibattiti su dove possa andare a collocarsi il suo governo in caso di conferma elettorale.
Un elemento che ha caratterizzato la contesa è stato l’uso massiccio dei social: secondo i monitoraggi di una società privata, gli account che promuovevano l’hashtag #rumenradev sono cresciuti molto rapidamente, arrivando a totalizzare oltre 5,5 milioni di visualizzazioni nei tre mesi precedenti al voto e moltiplicandosi a ritmi superiori rispetto agli avversari. Questo boom ha suscitato preoccupazioni, tanto che l’esecutivo ad interim ha parlato di possibili interferenze esterne nel processo elettorale.
Il governo russo ha evitato un sostegno esplicito, mentre commentatori e diplomatici a Bruxelles osservano con attenzione le mosse che seguono il voto: la possibilità che la Bulgaria prenda una piega simile a quella di altri Paesi europei con leader forti e critici dell’Unione suscita timori. Un ex ambasciatore bulgaro in Russia ha suggerito che Mosca possa voler compensare perdite politiche in altri Paesi, alimentando il dibattito su possibili legami e influenze.
La campagna di Bulgaria Progressista ha privilegiato immagini forti, come il video in cui l’ex presidente decolla su un caccia MiG-29, e una presenza selettiva sui media tradizionali: durante la campagna Radev ha rilasciato poche interviste, una alla tv pubblica e una a un podcast molto seguito, una scelta che ha contribuito a costruire un’immagine controllata e concentrata.
Tra i potenziali interlocutori figura il partito Continuiamo il cambiamento, ma per ora Radev ha escluso una collaborazione lineare con quella formazione.
Nel ringraziare gli elettori, il leader ha sottolineato di aver contrastato l’apatia e ha riconosciuto il ruolo dei connazionali all’estero. Resta però aperta una domanda chiave: la vittoria numerica si tradurrà in stabilità politica o darà il via a una nuova fase di incertezze che investirà non solo la Bulgaria ma anche i suoi partner europei e atlantici? Il monitoraggio e le scelte delle prossime settimane saranno decisive per capirlo.
Radev in passato aveva avuto spesso posizioni russofone: oltre a teorizzare un riavvicinamento alla Russia, aveva litigato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in visita a Sofia nel 2023. Radev aveva chiamato «conflitto» la guerra, sminuendone la portata, e aveva sostenuto che fosse impossibile per l’Ucraina vincerlo. Quando il governo ad interim ha fatto un accordo decennale di collaborazione in materia di Difesa con l’Ucraina, Radev l’ha definito illegittimo.
In campagna elettorale non ha però parlato quasi mai della guerra in Ucraina e in generale è stato piuttosto vago sul programma che intende portare avanti, presentandosi soprattutto come un politico in lotta contro la corruzione e lo scarso ricambio della classe politica bulgara.
L’elezione di Radev, rischia di influire negativamente sulla stabilità dell’Unione Europea, ma potrebbe essere uno stimolo a migliorare le scelte politiche e passare alle scelte di maggioranza abolendo il diritto di veto.
Salvatore Rondello

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