
Sul solco tracciato da Bergoglio, Papa Leone XIV è il più autorevole critico al mondo della guerra tra Stati Uniti e Iran. I commenti del Papa sono tradotti in tutte le lingue e trasmesse sui media anche in nazioni non cattoliche. Negli ultimi giorni ha condannato il culto dei valori materiali e del denaro, le insidie dell’arroganza e della “violenza assurda e disumana” scatenata dai combattimenti, che hanno ulteriormente destabilizzato il Medio Oriente. I suoi numerosi ammonimenti nel corso dell’ultima settimana hanno raggiunto il presidente Trump, il quale ha risposto a questi appelli alla pace attaccando duramente il primo pontefice nato in America, attribuendosi il merito personale dell’ascesa al papato, in un lungo post su Truth Social, definendolo “troppo liberale e debole sul fronte della criminalità e disastroso in politica estera. Non voglio un Papa che trovi accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare o che critichi il presidente americano mentre sta portando la criminalità ai minimi storici ”. Parlando con i giornalisti su un volo per l’Algeria, Leone gli ha risposto, con un sorriso ironico e beffardo, : “Non ho paura dell’amministrazione Trump, né di parlare apertamente, io parlo del Vangelo. Non sono un politico. E comunque non ho intenzione di fare un dibattito con lui”, e ha ulteriormente rimarcato: “il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico a tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra. Non penso , ha aggiunto il Santo Padre, che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo.”. Ad una domanda di un giornalista su cosa ne pensasse del commento di Trump su Truth Social, Leone ha risposto : “È ironico: il nome stesso del sito. Non c’è altro da aggiungere”. Volendo definire la situazione direi che Trump ha acuito la proiezione cialtronesca della sua figura a livello planetario. Pur tuttavia l’intervento di Trump non ha nulla di occasionale o accidentale e l’intera vicenda ha poco di ironico e sarcastico in quanto affonda nella storia dei pessimi rapporti fra autocrati e dittatori di destra e la Chiesa Cattolica.
Una contrapposizione storica con tutte le destre autoritarie
L’opposizione al Vaticano, al Papa e al messaggio del Vangelo da parte delle destre, autoritarie e illiberali, è datato 1922 con l’avvento del fascismo che in un editoriale su Civiltà Cattolica, organo dei Gesuiti, il direttore padre Enrico Rosa scrive : “ Fascismo […] fenomeno, meglio che partito, […] mutabile e multiforme. Se al principio fu un semplice moto di ribellione o di reazione […] contro la violenza […] dei socialisti e comunisti […], lo si vede presto travolto in tutt’altro indirizzo, violento e anticristiano, capitanato da torbidi uomini e spesato da mestatori. Così il fascismo è ora parossismo della disunione degli italiani, è sforzo impotente del vecchio liberalismo, di massoni, agrari, industriali arricchiti, giornalisti, politicanti e simili”. L’editoriale puntava esplicitamente il dito verso quei “cattolici deboli” che ne furono attratti e coinvolti e che contribuirono alla presa del potere autoritario e antidemocratico totalmente contrario a quelli che erano i canoni e i principi del potere temporale che la Chiesa indicava. Tuttavia su indicazione della Curia e dell’allora Segretario di Stato Eugenio Pacelli , futuro Pio XII° , il papa Pio XI° tenne un atteggiamento di basso profilo anche dopo la firma del “Concordato” che tanti vantaggi lo stato fascista riconosceva alla Chiesa Cattolica. I rapporti fra Pio XI° e il fascismo ebbero un brusco peggioramento nel 1938 quando, senza alcun presagio, il papa ebbe un infarto, molto sospetto in chi lo conosceva per la sua forte tempra da scalatore di montagne. I fatti sono ben raccontati da David Kertzer in un libro edito da Rizzoli nel 2014: “Il patto col diavolo. Mussolini e papa Pio XI”. L’anno è il 1939 dall’infarto in poi la salute del papa peggiorò rapidamente e il medico personale Francesco Petacci, padre di Claretta Petacci e amante di Mussolini, avvisò la Curia che il Papa non aveva molto da vivere. Anche Pio XI° sentiva che la fine era vicina ma pensava di essere sopravvissuto all’infarto per una ragione: “ sono il Vicario di Cristo in terra e non posso morire prima di affermare apertamente ciò che sento dentro già da tempo a riguardo dei rapporti fra Chiesa Cattolica e fascismo”. Diede quindi disposizione di convocare a Roma, per l’11 febbraio 1939, tutti i vescovi d’Italia perché ascoltassero il suo messaggio finale. L’8 febbraio, preoccupato di non avere vigore sufficiente per tenere il discorso di lì a tre giorni, ordinò alle stamperie vaticane di prepararne una copia per ogni vescovo […], la notte successiva le sue condizioni peggiorarono e nelle prime ore del mattino del 10 febbraio Pio XI perse conoscenza e di li a poco esalò l’ultimo respiro […]dall’altra parte del Tevere, Mussolini accolse la notizia della morte di Pio XI con un grugnito di sollievo […] un’ampia rete di spie in Vaticano, che avevano accesso ai documenti riservati, lo avvisarono che il papa intendeva tenere un discorso in cui avrebbe denunciato la campagna antisemita di Mussolini e i suoi legami sempre più stretti con il Führer, che considerava un pagano, […] alla notizia della morte del papa Mussolini chiamò Pacelli che fece sgomberare la scrivania di Pio XI e distruggere tutte le copie del discorso che intendeva pronunciare […] era il punto di vista dell’ ex papa!” Pio XI° era apertamente ed esplicitamente contrario all’ideologia nazionalsocialista, considerava Hitler una persona pericolosa che disprezzava per aver indebolito la Chiesa in Germania e per aver promosso una propria religione fatta di idoli pagani di cui lui (Hitler) ne rappresentava l’incarnazione. Nel 1937 Pio XI emanò l’Enciclica “Mit brennender Sorge” (Con viva ansia), scritta in tedesco, nella quale si condannava apertamente il razzismo e l’ideologia nazista, senza citare esplicitamente Hitler, e definendo l’ideologia nazionalsocialista incompatibile con la fede cattolica.
Le autocrazie di destra: dei e religioni pagane
Sia Hitler che Mussolini, con modulazioni e toni diversi, a loro modo si consideravano gli dei di una religione che aveva come principi il razzismo, nella forma che ora chiamiamo “suprematismo bianco o ariano” e il colonialismo verso tutti gli altri popoli della terra. Come più o meno la pensa Netanyahu e i sionisti. Pio XI° mantenne una posizione complessa e prudente anche nei confronti del franchismo pur aderendo questo totalmente ai principi cattolici tradizionali e conservatori. Durante la Guerra Civile Spagnola, Pio XI° condannò le persecuzioni anticlericali della Repubblica spagnola ma non diede mai un appoggio incondizionato al generale Francisco Franco, mantenendo una distanza critica e diffidente rispetto all’ideologia di stampo fascista di cui questo era portatore . Franco non pensava di essere un dio ma un “unto dal signore” con la missione divina di difendere la fede cattolica. Solo nel 1953 i rapporti fra franchismo e Vaticano furono normalizzati, con la firma di monsignor Domenico Tardini di un concordato che rappresentò un passaggio fondamentale per la legittimazione internazionale del regime di Franco. I dittatori e le autocrazie di destra , da Mussolini e Hitler fino agli ultimi campioni come Pinochet e Videla provengono da società con un forte sentimento religioso, in cui tutti si professano credenti, nella quale i “leader” si presentano come salvatori della libertà di religione e propagatori dei principi religiosi nella società. Il punto preciso da cui dirimere tutta la questione è che il “capo” della destra è colui da cui promanano tutti i principi che plasmano la società, lo stile di vita, i diritti giuridici e quelli civili che non sono quelli che provengono da una elaborazione dalle tradizioni e dai principi giuridici ma quelli che promanano dalla volontà del “leader” che quasi sempre si presentano come portatori di una generica missione divina. Probabilmente divina ma certamente non cattolica perché il proprietario di casa, il Papa, ne disconosce l’appartenenza e spesso considera tutto questo anticristiano. Anche le manifestazioni di ossequio, spesso soltanto esteriori, che i “leader” hanno verso la religione tradizionale sono state viste con un certo sospetto dai cattolici più sensibili e dai vari papi. All’interno del partito nazista esisteva un’ala fortemente anticristiana, ispirata al neopaganesimo. Esponenti di spicco come Alfred Rosenberg (ideologo del partito), Heinrich Himmler (capo delle SS) e Joseph Goebbels promuovevano attivamente questa visione. Rosenberg, ad esempio, nel suo “Il Mito del XX Secolo”, proponeva di sostituire il cristianesimo con una nuova “religione del sangue” basata sulle antiche tradizioni germaniche. Per soppiantare le tradizioni cristiane, i nazisti tentarono di introdurre nuove cerimonie “pagane”. Un esempio fu la riformulazione del Natale in una festa del solstizio d’inverno, spogliata dei suoi significati cristiani e ri-immaginata come celebrazione della rinascita della natura e della comunità di sangue tedesca. Il fascismo, sia pure in misura minore, essendo quella italiana una società prevalentemente contadina , aveva nell’infrastruttura ideologica un “Imperialismo Pagano”, idealizzato da figure di intellettuali come l’ esoterista Arturo Reghini, nel quale auspicava un’Italia che abbracciasse nuovamente la sua antica eredità pagana, che vedeva come unica via per una rinascita spirituale e politica, in opposizione al cristianesimo, considerato una religione debole e servile. Ma anche l’estetica e il simbolismo fascista riconducono a un paganesimo pre-cristiano L’uso del fascio littorio come simbolo del regime, l’architettura monumentale e razionalista, che richiamava gli edifici dell’antica Roma imperiale pre-cristiana, e la retorica che esaltava la virtù guerriere con l’obiettivo di dominare sono tutti esempi di questa appropriazione di simboli pagani in funzione di un culto nazionale e statale che il leader impersonava. A Trump e sodali , che certamente sono stati bocciati in storia, bisognerebbe avvertirli che tutti quelli che si sono inventati una religione propria sono finiti malissimo.
Fulvio Rapanà

Lascia un commento