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Milano, capitale morale (ma con murales da 69.000 euro)

C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel modo in cui il Comune di Milano gestisce le proprie priorità di spesa. In una città dove interi quartieri aspettano da anni interventi di riqualificazione, dove i marciapiedi dissestati sono ormai parte del paesaggio urbano e dove le periferie continuano a oscillare tra abbandono e resilienza, l’amministrazione riesce comunque a trovare — con una puntualità quasi commovente — le risorse per ciò che davvero conta.

di Luca Rampazzo | 3 Aprile 2026

C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel modo in cui il Comune di Milano gestisce le proprie priorità di spesa. In una città dove interi quartieri aspettano da anni interventi di riqualificazione, dove i marciapiedi dissestati sono ormai parte del paesaggio urbano e dove le periferie continuano a oscillare tra abbandono e resilienza, l’amministrazione riesce comunque a trovare — con una puntualità quasi commovente — le risorse per ciò che davvero conta.

Un’opera d’arte. Sulla centrale termica.

Non una scuola, non un presidio sociale, non un intervento strutturale su ciò che quotidianamente incide sulla qualità della vita dei cittadini. No: un concorso artistico per la realizzazione di un’opera destinata a “dialogare” con la nuova biblioteca. Perché, evidentemente, la priorità non è tanto sistemare ciò che non funziona, quanto assicurarsi che anche le infrastrutture tecniche abbiano qualcosa da dire, possibilmente in chiave estetica.

Il dato economico, poi, merita una riflessione a parte. Il premio previsto è pari a 69.000 euro, comprensivi di ogni onere . Una cifra che, isolata, potrebbe persino sembrare contenuta. Ma il punto non è l’importo in sé: è il contesto. È il fatto che, nella stessa città in cui ogni intervento ordinario viene raccontato come impossibile per mancanza di fondi, esista comunque una sorprendente capacità di reperire risorse quando si tratta di operazioni che hanno un impatto più simbolico che sostanziale.

E qui emerge una gerarchia delle priorità tanto implicita quanto chiarissima. Prima si interviene sull’estetica, poi — eventualmente — sulla funzionalità. Il risultato è una città in cui si può inciampare su un marciapiede sconnesso, magari davanti a un’opera perfettamente integrata nel contesto architettonico. Una sorta di equilibrio urbano nuovo, dove il disagio materiale convive armoniosamente con la soddisfazione visiva.

È, in fondo, una visione coerente. Se un quartiere presenta criticità, non si interviene necessariamente sulle cause, ma si lavora sulla percezione. Un edificio degradato può essere valorizzato con un intervento artistico; uno spazio trascurato può diventare “rigenerato” attraverso un progetto visivo. Non si elimina il problema: lo si rilegge, lo si incornicia, lo si rende culturalmente accettabile.

Il bando, va detto, è tecnicamente ineccepibile. Richiede elaborati dettagliati, render, relazioni, piani operativi e perfino indicazioni sulla manutenzione futura dell’opera . Tutto è strutturato, regolato, valutato secondo criteri puntuali. Un livello di precisione che, paradossalmente, contrasta con la sensazione diffusa di disordine che molti cittadini sperimentano nello spazio urbano reale.

Alla fine, il messaggio che ne deriva è tanto semplice quanto eloquente. Le risorse non sono infinite, certo. Ma non sono nemmeno del tutto assenti. Esistono, e vengono allocate. Solo che la loro destinazione segue una logica che non sempre coincide con quella delle urgenze quotidiane.

E così, tra una manutenzione rimandata e un servizio che fatica a funzionare, Milano si prepara ad arricchirsi di una nuova opera d’arte. E mentre la città continua a confrontarsi con problemi molto concreti, potrà almeno farlo in un contesto visivamente più interessante.

Che, in tempi complessi, è già qualcosa.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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