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I vantaggi dell’Ai per tutti e non solo le aziende tecnologiche

L’Intelligenza Artificiale (Ai) potrebbe avere una ricaduta anche sulla qualità della vita dei lavoratori? Posta così la domanda, la risposta è ovviamente affermativa. Ci viene qualche dubbio se consideriamo alcuni scenari che si stanno aprendo tra i maggiori utilizzatori aziendali. Questa o quell’altra azienda ne fanno tesoro riducendo il proprio personale, investendo in tecnologia più che forza lavoro. Lavoratori e sindacati “timidamente” se ne rendono conto, e altrettanto “timidamente” accennano qualche rivendicazione.

di Vincenzo Donvito | 20 Febbraio 2026

L’Intelligenza Artificiale (Ai) potrebbe avere una ricaduta anche sulla qualità della vita dei lavoratori? Posta così la domanda, la risposta è ovviamente affermativa. Ci viene qualche dubbio se consideriamo alcuni scenari che si stanno aprendo tra i maggiori utilizzatori aziendali. Questa o quell’altra azienda ne fanno tesoro riducendo il proprio personale, investendo in tecnologia più che forza lavoro. Lavoratori e sindacati “timidamente” se ne rendono conto, e altrettanto “timidamente” accennano qualche rivendicazione.

Secondo il capo della sezione Ai di Microsoft entro 18 mesi gran parte del lavoro “da scrivania” potrebbe essere automatizzato: attività professionale, contabilità, legale, marketing e perfino project management.

Ok, sono i “classici” scenari dei visionari di quella che una volta si chiamava Silicon Valley, visionari che tutti hanno considerato come potenti innovatori di qualità economica diffusa, e che oggi – grazie anche alla loro scelta trumpista in politica – hanno mostrato ciò che realmente sono: imprenditori dediti all’accumulo di capitali per loro interessi che, quasi sempre, non combaciano con quelli di una ricchezza diffusa, imprenditori in lotta contro le democrazie economiche che “osano” regolamentare il loro business perché non sia ostativo di libertà e diritti di individui e lavoratori (i contrasti di queste aziende alle regolamentazioni Ue e non solo, con la loro arroganza di essere americani e quindi padroni del mondo, sono esempio maggiore).

Al di là delle nostre valutazioni, bisogna comunque riconoscere che questi visionari ci hanno spesso azzeccato. Le difficoltà che le nostre istituzioni nazionali ed europee hanno a rapportarsi con loro, e con il loro presidenziale sponsor, sono solo campanello d’allarme per la gestione delle loro capacità, ma meno per le capacità di per sé. La profezia di Mustafa Suleyman (Microsoft) è da considerare come molto possibile. Sta a noi recalcitranti di lavorare – finché ci sarà consentito dai loro piani aziendali e anche come consumatori dei loro servizi (che di per sé producono profitti per loro) -… sta a noi recalcitranti far sì che i nuovi possibili scenari non siano solo vantaggi per loro. Le nostre istituzioni (soprattutto europee, in vista anche di una loro riforma) dovrebbero esigere di più da queste aziende tecnologiche che macinano maggiori introiti con meno forza lavoro. Per il rispetto delle libertà individuali dei loro clienti e per rafforzare lo Stato sociale. Noi Europa ti offriamo un bacino di profitti ampio e qualificato. Se questo comporta di fare a meno di tot lavoratori, lo devi pagare, sì che noi lo possiamo riversare sullo Stato sociale.

Un banale assioma politico-economico che ci portiamo dietro da un paio di secoli (lavorare tutti, lavorare meno) va rivoluzionato verso una minore necessità del lavoro. E’ il lavoro che rende liberi (come dice anche la Costituzione italiana che fonda la nostra Repubblica sul lavoro) e non, piuttosto, la libertà, anche di non lavorare? Libertà che, per esempio, avrebbe una ricaduta per meglio gestire i rapporti coi propri figli e propri cari.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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