
Negli ultimi anni, il Prof. Antonino Zichichi ha ridotto progressivamente le sue attività pubbliche, pur continuando a intervenire nel dibattito scientifico e culturale. È morto nel sonno a Losanna il 9 febbraio 2026, all’età di 96 anni, lascia tre figli, cinque nipoti e una pronipote.
Nato a Trapani il 15 ottobre del 1929, figlio di un commerciante di pellami e articoli per calzolai e ciabattini, Antonino Zichichi è stato un raro esempio di uomo di Fede e Scienza che ha dato un grande lustro all’Italia in campo scientifico a livello internazionale. Siciliano come Ettore Majorana, fisico delle particelle elementari, è noto per la scoperta dell’antideutone, che è un composto di antimateria formato da un antiprotone ed un antineutrone.
Il fisico Antonino Zichichi, è stato anche un grande divulgatore scientifico. Si era laureato in Fisica in matematica e fisica all’Università di Palermo, iniziando subito la carriera di ricercatore prima presso il Fermilab di Chicago e poi al CERN di Ginevra, dove nel 1965 ha diretto il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone. Nel suo lungo percorso accademico è stato docente di Fisica, dal 1965 al 2006, alla facoltà di scienze dell’Università di Bologna. Diresse anche l’Istituto nazionale di fisica nucleare (1977-1982) e nel 1978 venne nominato presidente della Società Europea di Fisica. Nel 1980 promosse la costruzione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
I Laboratori Nazionali del Gran Sasso rappresentano uno dei punti di riferimento mondiali per la ricerca in fisica delle particelle, astrofisica e fisica nucleare, grazie alla visione pionieristica di Zichichi che li ha pensati negli anni Ottanta. Si tratta di un intricato complesso sotterraneo scavato nel cuore del massiccio che si trova tra le province di L’Aquila e Teramo, a circa 1.400 metri di profondità sotto la roccia.
L’idea di sfruttare la montagna come “scudo naturale” fu proposta da Zichichi nel 1979, quando era presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Convincere la politica italiana, in particolare la Democrazia Cristiana, a includere la costruzione di un laboratorio scientifico nell’ambito dei lavori per la nuova autostrada A24 fu una sfida. Tuttavia, la capacità di persuasione del fisico ebbe successo: negli anni successivi vennero scavati i tre giganteschi ambienti sperimentali, grandi gallerie laterali della autostrada, che poi divennero il fulcro della ricerca sotterranea italiana.
Oggi i cosiddetti LNGS sono gli elementi che compongono il più grande laboratorio sotterraneo al mondo per la ricerca di fenomeni estremamente rari e difficili da osservare in superficie, grazie alla protezione offerta dai tanti metri di roccia che riducono drasticamente il flusso di raggi cosmici e di altre radiazioni di fondo.
La caratteristica principale dei Laboratori sotto il Gran Sasso è costituita dalla possibilità di fare esperimenti in un ambiente di “silenzio cosmico”: qui si cerca di captare i segnali di particelle elusive come i neutrini, di esplorare la natura della materia oscura e di indagare fenomeni di fisica che sfuggono alle tecniche tradizionali. Tra le principali linee di ricerca, infatti, si trovano:
la fisica dei neutrini: particelle minuscole che attraversano l’universo senza quasi mai interagire con la materia. Gli esperimenti nei laboratori di Zichichi, come Borexino, OPERA, ICARUS o LVD, hanno permesso di studiare la loro oscillazione, il loro ruolo nei processi solari e nei collassi delle supernove, aprendo una porta cruciale oltre il Modello Standard delle particelle;
lo studio della materia oscura: progetti come XENONnT e DarkSide-20k mirano a catturare indizi sulle particelle che compongono una componente sconosciuta dell’universo che supera di gran lunga la materia ordinaria visibile;
l’astrofisica nucleare: aiuta a comprendere come si formano gli elementi nelle stelle.
Nel complesso, si tratta di esperimenti innovativi. Questi progetti di nuova generazione, come RES-NOVA, si concentrano su tecniche cryogeniche per catturare neutrini di supernove e possibili segnali di materia oscura con sensibilità senza precedenti.
La genesi dei Laboratori sotto il Gran Sasso, suggeriti da Antonino Zichichi, non è stata priva di ostacoli. La proposta iniziale del fisico siciliano ha dovuto superare resistenze politiche e preoccupazioni legate alla costruzione del tunnel autostradale e alla sostenibilità dell’investimento scientifico. Tuttavia, la sua lungimiranza e la sua capacità di dialogare con le istituzioni hanno portato alla realizzazione di una struttura che oggi attira ogni anno migliaia di ricercatori da decine di nazioni.
I risultati ottenuti hanno avuto un impatto profondo sulla fisica moderna, contribuendo a importanti scoperte nei settori della fisica del neutrino e della ricerca sulla materia oscura, collocando l’Italia tra i protagonisti della scienza globale.
Nel 1963, Antonio Zichichi ha dato vita a Erice, in Sicilia, al Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana. Il Centro coordina oggi 123 scuole post-universitarie che spaziano in ogni campo della scienza, offrendo borse di studio a giovani talenti e favorendo il confronto tra i più grandi scienziati del pianeta.
Dieci anni dopo, nel 1973, Zichichi fondò la World Federation of Scientists (Federazione Mondiale degli Scienziati) insieme al Premio Nobel Isidor Isaac Rabi. L’organizzazione è nata con l’obiettivo di affrontare le grandi emergenze planetarie attraverso la cooperazione scientifica globale, promuovendo la condivisione della conoscenza oltre ogni confine politico o ideologico.
Antonio Zichichi è ricordato anche per il suo impegno nel contrastare l’astrologia e ogni forma di superstizione, come la numerologia, che considerava una deriva pericolosa del sapere. Prendendo in prestito un monito di Enrico Fermi “Fate sì che all’Hiroshima politico non segua un’Hiroshima culturale!” lo scienziato ha definito queste credenze come una vera e propria “Hiroshima culturale”, ovvero un disastro intellettuale che allontana l’uomo dal pensiero razionale. La sua critica agli oroscopi e ai falsi miti della pseudoscienza sono spiegati nel saggio Il Vero e il Falso (2002) uno dei suoi libri di maggior successo.
Nel periodo della guerra fredda dopo aver fondato il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, ha dato un contributo fondamentale al dialogo tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica per prevenire una guerra nucleare che portò, nel 1982, a redigere il “Manifesto di Erice”, insieme al premio Nobel Paul Dirac, il creatore della meccanica quantistica relativistica. Il Manifesto, che impegna la comunità scientifica a utilizzare le scoperte solo per fini di pace, fu firmato dai fisici nucleari sia dell’Est che dell’Ovest.
Poi, ha guidato il Comitato Nato per le tecnologie di disarmo e ha rappresentato la Cee nel Comitato scientifico del Centro internazionale di scienza e tecnologia di Mosca.
Dal 1986 è stato presidente del World Lab, un’associazione che sostiene progetti scientifici in paesi in via di sviluppo. È stato presidente della World Federation of Scientists, del Museo storico della fisica e del Centro studi e ricerche “E. Fermi”. Gli sono stati conferiti oltre sessanta premi e onorificenze in Italia e all’estero, ma non gli è stato mai assegnato un Premio Nobel. Diversi sono stati, invece i suoi collaboratori che hanno vinto il Nobel per la Fisica a seguito delle ricerche che aveva affidato. Tra questi anche quello ricevuto da Carlo Rubbia sulla fusione nucleare. Infatti, secondo Zichichi bisognava studiare cosa avviene nel sole per capire il riciclo dell’energia come se fosse un moto perpetuo.
All’interno della comunità scientifica, la figura di Antonio Zichichi ha spesso suscitato accesi dibattiti a causa delle sue posizioni fuori dal coro. Lo scienziato ha più volte espresso critiche radicali alla teoria dell’evoluzionismo darwiniano, definendola priva di una solida base matematica e di prove sperimentali definitive.
Ha assunto una posizione apertamente scettica sul cambiamento climatico. Zichichi contestava il legame diretto tra attività umane e riscaldamento globale, sostenendo l’inaffidabilità dei modelli matematici attuali e attribuendo le variazioni termiche a cicli naturali indipendenti dall’uomo (l’attività solare).
Sono molti i motivi per ricordarlo: fisico delle particelle di fama internazionale, presenza di spicco al CERN di Ginevra, professore ordinario all’Università di Bologna, Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Società Europea di Fisica, scienziato visionario che ha spinto alla realizzazione di grandi progetti di rilevanza internazionale, pioniere della divulgazione televisiva della fisica che includeva anche una meritoria battaglia contro l’astrologia. Il suo personaggio con il suo particolare modo di porsi, bucava lo schermo ed era diventato una figura nota al grande pubblico, tanto da entrare nella galleria delle imitazioni più riuscite di Crozza con la frase “l’ascensore nel vuoto, chi lo ripara?”.
Chi ha partecipato ai convegni organizzati ad Erice nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, anche quando Zichichi era assente, può testimoniare che la sua presenza era sempre palpabile.
Grazie alle scuole internazionali, il borgo medievale di Erice è rinato a nuova vita, a testimoniare che la cultura è anche un potente volano di sviluppo.
Zichichi credeva profondamente nel valore della ricerca scientifica come strumento per affrontare le emergenze.
Grazie alla sua fama, corroborata da solide amicizie politiche, Zichichi era considerato il nume tutelare della fisica italiana, in particolare dello INFN che, grazie al suo appoggio, poteva sempre contare su un trattamento di riguardo in sede di riconoscimento dei finanziamenti.
Antonino Zichichi era anche un uomo dalle salde convinzioni religiose. Però, si è speso molto per far riabilitare Galileo Galilei dalla Chiesa Cattolica.
Il suo contributo alla crescita della fisica italiana è stato così importante che vale la pena di applicare alla sua memoria il famoso detto latino de mortuis nihil nisi bonum, se lo merita.
Ma Zichichi non è stato soltanto uno scienziato. È stato un intellettuale pubblico, una voce riconoscibile capace di parlare in televisione, nelle scuole, nelle università, con la stessa passione con cui discuteva di cosmologia, energia, clima, fede e responsabilità dell’uomo di fronte al progresso. Sempre controcorrente, sempre pronto al confronto, mai accomodante.
Ha insegnato che la conoscenza non è neutra, che la ricerca comporta scelte etiche, che il sapere scientifico non può essere separato dalla coscienza. Per questo è stato amato, discusso, talvolta contestato, ma mai ignorato.
Con la sua scomparsa l’Italia perde una mente brillante e una figura capace di tenere insieme rigore, curiosità e coraggio intellettuale. Resta un’eredità enorme fatta di idee, libri, studenti, domande aperte.
Ci mancherà la sua voce fuori dal coro, la sua fiducia nella scienza come strumento di verità, il suo invito continuo a non smettere mai di pensare in grande.
Personalmente conservo il vivo ricordo di quando, a inizio di ogni mese di agosto, inaugurava a Erice l’anno accademico del Centro Ettore Maiorana. Un appuntamento pomeridiano aperto al pubblico, al quale partecipavo volentieri, quando ero giovane studentello, nonostante la calura estiva. Antonino Zichichi aveva scelto quel periodo, quando si trovava ad Erice per trascorrere le vacanze nel suo modestissimo appartamento in corso Vittorio Emanuele a poca distanza da ‘Porta Trapani’. Ricordo la sua chiarezza espositiva tale da far comprendere concetti difficili anche ad un pubblico estraneo al mondo della fisica.
Salvatore Rondello

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