
E se per una volta applicassimo agli Stati Uniti lo stesso metro che Washington usa con il resto del mondo? E se qualcuno proponesse sanzioni, ultimatum, “interventi umanitari” contro un Paese in cui la polizia spara e uccide a sangue freddo cittadini disarmati? A Minneapolis un agente ha freddato con tre colpi di pistola Renee Good, colpevole di non essersi fermata mentre procedeva a passo d’uomo. Prima di lei George Floyd era morto soffocato sotto il peso di un ginocchio mentre implorava: “Non posso respirare”. Scene da Stato fallito, direbbe qualcuno. Ma siccome accadono negli Stati Uniti allora diventano “incidenti”, “tragiche fatalità”, questioni interne che non devono disturbare l’ordine mondiale. È qui che si manifesta l’ipocrisia. Quando la violenza avviene in Venezuela o in Iran, Washington si erge a tribunale morale dell’umanità: condanna, minaccia, isola, bombarda. Quando invece accade in casa propria invoca la sovranità nazionale, il contesto, la complessità. Due pesi, due misure. Sempre. La verità è brutale e semplice: il diritto internazionale vale solo per i deboli. I forti non vengono giudicati, vengono giustificati. Veneriamo il potere come se fosse una religione laica: al ricco e al potente perdoniamo tutto, perché lo scambiamo per infallibile. I suoi crimini diventano “errori”, le sue vittime “danni collaterali”. E l’Europa? L’Europa osserva, balbetta, si indigna sottovoce. Dopo aver colonizzato, devastato e saccheggiato mezzo mondo, oggi si accontenta di predicare una democrazia imperfetta ma necessaria, senza però avere il coraggio di difenderla quando dovrebbe. Perché non alza la voce con gli Stati Uniti? Perché non parla di diritti umani quando i diritti vengono calpestati a Minneapolis come a Teheran? Un presidente americano può atteggiarsi a giustiziere globale, distribuendo patenti di civiltà mentre non riesce – o non vuole – fermare una polizia che uccide afroamericani, donne, poveri, immigrati. E allora la domanda è inevitabile e scomoda: se iraniani e venezuelani vengono definiti “incivili” e “violenti”, come dovremmo chiamare agenti che sparano tre colpi a una donna che parte lentamente con l’auto, dicendo “non ce l’ho con te”? Forse il problema non è chi viola i diritti umani. Il problema è chi ha il potere di violarli senza pagare il prezzo.
Angelo Santoro

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