
Iniziano oggi in Egitto le trattative tra Hamas e Israele per il cessate il fuoco proposto dal piano Trump.
Hamas sembra che sia disponibile al rilascio degli ostaggi israeliani. Israele però non cessa ancora i bombardamenti come invece aveva richiesto Trump.
Poi c’è il nodo del ritiro dell’esercito israeliano da Gaza e parallelamente il disarmo di Hamas.
Quindi, la costituzione di una governance per Gaza dove Hamas non avrebbe alcun ruolo.
Dovrebbe essere una forza internazionale di stabilizzazione (ISF), una missione a guida USA con partner arabi e internazionali che aiuterà a mantenere l’ordine e addestrare forze di polizia palestinesi.
Quindi, la ricostruzione con un piano economico per attrarre investimenti immobiliari ma senza nessuna espulsione forzata dei palestinesi.
Quanto all’esito politico, cioè la costruzione di uno Stato palestinese se ne parlerà se e quando si saranno realizzate con successo tutte le fasi precedenti.
Il cessate il fuoco, se ci sarà come speriamo, è sempre una notizia positiva; a Gaza infatti stanno già festeggiando la possibilità di una tregua.
Ma il futuro della striscia rimane ancora incerto.
Ad un esproprio dei terreni ai palestinesi per fare un’ operazione immobiliare di resort e hotel turistici, qualificabile solo come nuovo colonialismo, rischia di sommarsi per un tempo indefinito un regime di apartheid.
A distanza di due anni dalla strage degli israeliani del 7 ottobre per mano dei terroristi palestinesi e dopo lo sterminio di decine di migliaia civili nella striscia di Gaza, che può essere considerato un genocidio, appare evidente la complicità di fatto esistente tra Hamas e il governo di Netanyahu che, non a caso, risulta avere agevolato i finanziamenti al gruppo terrorista da parte del Qatar.
Di fronte a queste politiche e queste azioni scellerate a pagare sono stati gli innocenti, con la complicità di un’Europa sostanzialmente silente e l’appoggio esplicito degli USA, prima di Biden e poi di Trump, il grande amico di Netanyahu.
Per non dire dell’acquiescenza vergognosa del governo italiano.
Buongiorno.
Iniziano oggi in Egitto le trattative tra Hamas e Israele per il cessate il fuoco proposto dal piano Trump.
Hamas sembra che sia disponibile al rilascio degli ostaggi israeliani. Israele però non cessa ancora i bombardamenti come invece aveva richiesto Trump.
Poi c’è il nodo del ritiro dell’esercito israeliano da Gaza e parallelamente il disarmo di Hamas.
Quindi, la costituzione di una governance per Gaza dove Hamas non avrebbe alcun ruolo.
Dovrebbe essere una forza internazionale di stabilizzazione (ISF), una missione a guida USA con partner arabi e internazionali che aiuterà a mantenere l’ordine e addestrare forze di polizia palestinesi.
Quindi, la ricostruzione con un piano economico per attrarre investimenti immobiliari ma senza nessuna espulsione forzata dei palestinesi.
Quanto all’esito politico, cioè la costruzione di uno Stato palestinese se ne parlerà se e quando si saranno realizzate con successo tutte le fasi precedenti.
Il cessate il fuoco, se ci sarà come speriamo, è sempre una notizia positiva; a Gaza infatti stanno già festeggiando la possibilità di una tregua.
Ma il futuro della striscia rimane ancora incerto.
Ad un esproprio dei terreni ai palestinesi per fare un’ operazione immobiliare di resort e hotel turistici, qualificabile solo come nuovo colonialismo, rischia di sommarsi per un tempo indefinito un regime di apartheid.
A distanza di due anni dalla strage degli israeliani del 7 Aprile per mano dei terroristi palestinesi e dopo lo sterminio di decine di migliaia civili nella striscia di Gaza, che può essere considerato un genocidio, appare evidente la complicità di fatto esistente tra Hamas e il governo di Netanyahu che, non a caso, risulta avere agevolato i finanziamenti al gruppo terrorista da parte del Qatar.
Di fronte a queste politiche e queste azioni scellerate a pagare sono stati gli innocenti, con la complicità di un’Europa silente e l’appoggio esplicito degli USA, prima di Biden e poi di Trump il grande amico di Netanyahu.
Se il piano riuscirà, resta un interrogativo di fondo: quando verrà il momento di chiedere ai palestinesi che sono rimasti a Gaza e pure in Cisgiordania cosa pensano del loro futuro?
Non vi sarà mai una pace giusta se non si terrà conto dell’opinione del popolo palestinese.
Se il piano riuscirà, resta un interrogativo di fondo: quando verrà il momento di chiedere di palestinesi che sono rimasti a Gaza e in Cisgiordania cosa pensano del loro futuro?
Non vi sarà mai una pace giusta se non si terrà conto dell’opinione del popolo palestinese e dei loro diritti fondamentali.
Enrico Rossi

Lascia un commento