
In Alaska hanno parlato del futuro dell’Europa, non soltanto dell’Ucraina, in assenza dell’Europa, Ucraina compresa.
Trump e Putin hanno trovato l’accordo sulla questione di fondo: ridisegnare l’assetto globale del mondo, nei limiti del potere di ciascuna delle due parti.
Degli Usa sappiamo abbastanza ma non tutto: Trump vuole rafforzare l’America sia economicamente che geograficamente, e considera i due obiettivi collegati dalla necessità di acquisire le risorse minerali che gli servono per mantenere ed estendere il primato tecnologico minacciato dalla Cina. Quindi annessione di Canada, Groenlandia, sottomissione di Messico, Panama eccetera.
Lo scopo di Putin è più delimitato e realistico. Il ministro degli Esteri Lavrov l’ha spiegato al suo arrivo in Alaska anche ai più duri di comprendonio: non avete ancora capito cosa vogliamo? E allora vi faccio un disegnino, indosso una maglietta con la scritta CCCP. Chiaro?
L’obiettivo è il dominio militare dell’Europa orientale e la sottomissione, attraverso minacce, corruzione e partiti fratelli, del resto. Ci riusciranno? Medvedev nell’anno dell’invasione dell’Ucraina avvisò gli europei: «La durezza è nel nostro carattere, la pazienza nel nostro sangue». Sarà bene non sottovalutare l’impegno russo. Oggi la Russia non è in grado di sconfiggere l’Ucraina sul campo ma se questa sarà costretta a cedere al ricatto congiunto di Trump e Putin le destre e sinistre filo Putin e filo Trump conquisteranno voti e forza in molti paesi europei.
Alcuni fra i capi di stato europei lo hanno compreso, altri nicchiano, altri se ne fottono, altri studiano i pro e contro. È normale che sia così visto che l’Unione Europea non corrisponde affatto alla sua denominazione. Ma dopo Anchorage ogni alibi è venuto meno. D’ora in avanti ogni atto di governo dei singoli Stati indicherà quale futuro vogliono per L’Europa. Se di indipendenza, sovranità e libertà oppure di frammentazione e deriva autoritaria.
Marco Taradash

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