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Città “verdi” ma mortali: il paradosso delle metropoli progressiste sotto le ondate di calore

Il grafico pubblicato su The Lancet Planetary Health (aprile 2023) fotografa un dato inquietante: nelle giornate più torride dell’anno — quelle al 99° percentile di temperatura — l’aumento del rischio di morte è più alto proprio in alcune delle città che si vantano di essere modelli di sostenibilità e politiche ecologiste. Milano, Bologna, Parigi e Londra guidano la classifica, insieme a Bucarest, e tutte condividono un tratto comune: amministrazioni saldamente nelle mani di una sinistra ecologista.

di Luca Rampazzo | 17 Agosto 2025

Il grafico pubblicato su The Lancet Planetary Health (aprile 2023) fotografa un dato inquietante: nelle giornate più torride dell’anno — quelle al 99° percentile di temperatura — l’aumento del rischio di morte è più alto proprio in alcune delle città che si vantano di essere modelli di sostenibilità e politiche ecologiste. Milano, Bologna, Parigi e Londra guidano la classifica, insieme a Bucarest, e tutte condividono un tratto comune: amministrazioni saldamente nelle mani di una sinistra ecologista.

Questo non è un caso statistico isolato. Da anni, le grandi città europee che investono di più in retorica verde non sembrano riuscire a tradurla in risultati tangibili sul microclima urbano. Alberature insufficienti, consumo di suolo ancora elevato, superfici impermeabili che si surriscaldano, piani di adattamento climatico lenti o puramente cosmetici: un “greenwashing amministrativo” che produce dati come quelli del grafico.

Il loop elettorale dell’ecologia incompiuta

Qui si innesta un meccanismo politico peculiare: queste amministrazioni, pur fallendo nell’obiettivo dichiarato di rendere le città più vivibili durante le ondate di calore, continuano a essere premiate dagli elettori. È un loop elettorale: l’elettorato chiede “più verde”, i partiti progressisti si presentano come unici custodi di questa promessa, ma i risultati restano scarsi. L’insoddisfazione, invece di spingere al cambio, alimenta la convinzione che “serva ancora più verde” — e che quindi si debba confermare chi già ne parla.

Equità climatica e redistribuzione: un tabù politico

In realtà, conciliare equità sociale e adattamento climatico in grandi metropoli è difficilissimo senza massicci trasferimenti di risorse dalle aree meno ricche e meno dense (piccole città e province) verso i centri urbani maggiori. Una scelta che, pur razionale sul piano tecnico, è politicamente tossica: significa chiedere agli elettori di territori già svantaggiati di finanziare opere e interventi in città dove spesso non vivono e da cui non traggono benefici diretti. L’esito elettorale sarebbe prevedibilmente disastroso.

Ecologia come sicurezza: una domanda senza risposta

Così, la “domanda di ecologia” tende ad assomigliare sempre più alla “domanda di sicurezza”: un’esigenza reale, percepita come urgente, ma che non si traduce in attese concrete di risultati. Piuttosto, resta un tema identitario, che rafforza il legame fra elettore e partito di riferimento, anche a fronte di fallimenti sistematici. Una dinamica che, nei numeri delle ondate di calore, mostra un paradosso: le città che si proclamano più verdi sono, nei fatti, le più vulnerabili.
Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: bologna, Bucarest, città green, ecologisti, equità climatica, greenwashing, Londra, milano, parigi, progressisti, The Lancet Planetary Health

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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