
Il grafico pubblicato su The Lancet Planetary Health (aprile 2023) fotografa un dato inquietante: nelle giornate più torride dell’anno — quelle al 99° percentile di temperatura — l’aumento del rischio di morte è più alto proprio in alcune delle città che si vantano di essere modelli di sostenibilità e politiche ecologiste. Milano, Bologna, Parigi e Londra guidano la classifica, insieme a Bucarest, e tutte condividono un tratto comune: amministrazioni saldamente nelle mani di una sinistra ecologista.
Questo non è un caso statistico isolato. Da anni, le grandi città europee che investono di più in retorica verde non sembrano riuscire a tradurla in risultati tangibili sul microclima urbano. Alberature insufficienti, consumo di suolo ancora elevato, superfici impermeabili che si surriscaldano, piani di adattamento climatico lenti o puramente cosmetici: un “greenwashing amministrativo” che produce dati come quelli del grafico.
Il loop elettorale dell’ecologia incompiuta
Qui si innesta un meccanismo politico peculiare: queste amministrazioni, pur fallendo nell’obiettivo dichiarato di rendere le città più vivibili durante le ondate di calore, continuano a essere premiate dagli elettori. È un loop elettorale: l’elettorato chiede “più verde”, i partiti progressisti si presentano come unici custodi di questa promessa, ma i risultati restano scarsi. L’insoddisfazione, invece di spingere al cambio, alimenta la convinzione che “serva ancora più verde” — e che quindi si debba confermare chi già ne parla.
Equità climatica e redistribuzione: un tabù politico
In realtà, conciliare equità sociale e adattamento climatico in grandi metropoli è difficilissimo senza massicci trasferimenti di risorse dalle aree meno ricche e meno dense (piccole città e province) verso i centri urbani maggiori. Una scelta che, pur razionale sul piano tecnico, è politicamente tossica: significa chiedere agli elettori di territori già svantaggiati di finanziare opere e interventi in città dove spesso non vivono e da cui non traggono benefici diretti. L’esito elettorale sarebbe prevedibilmente disastroso.
Ecologia come sicurezza: una domanda senza risposta
Così, la “domanda di ecologia” tende ad assomigliare sempre più alla “domanda di sicurezza”: un’esigenza reale, percepita come urgente, ma che non si traduce in attese concrete di risultati. Piuttosto, resta un tema identitario, che rafforza il legame fra elettore e partito di riferimento, anche a fronte di fallimenti sistematici. Una dinamica che, nei numeri delle ondate di calore, mostra un paradosso: le città che si proclamano più verdi sono, nei fatti, le più vulnerabili.
Luca Rampazzo

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