
La situazione dell’Autostrada A1, arteria centrale del Paese, è ormai simbolo di un declino strutturale e gestionale che grida vendetta. Guardrail piegati come lattine, erba alta lungo le corsie di emergenza, cantieri mal segnalati e manutenzione ridotta al minimo indispensabile. Viaggiare sull’A1 oggi è un’esperienza frustrante, al limite dell’umiliazione per un Paese che si definisce moderno. Ci si chiede come sia possibile che il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e l’intero esecutivo restino silenziosi di fronte ad uno scenario tanto desolante. È lo stesso Governo che ha creato un Ministero per il Made in Italy, ma che sembra ignorare lo stato delle proprie infrastrutture, che di “italiano” rappresentano uno dei volti più tristi. Basta uscire dal confine per rendersi conto della differenza. In Austria e Svizzera le autostrade sono un modello di efficienza: carreggiate impeccabili, ordine, manutenzione effettuata di notte per non intralciare il traffico. In Italia, al contrario, i cantieri sbucano come funghi nelle settimane clou dell’estate, dalle 9 alle 17, causando interminabili code e disagi a milioni di cittadini. Il sospetto è che certi tratti autostradali vengano appaltati a ditte “vicine”, interessate più a incassare che a garantire qualità. E così il degrado avanza, sulle spalle degli automobilisti che pagano pedaggi sempre più salati in cambio di servizi sempre più scadenti. Il capitolo dei trasporti pubblici, volutamente evitato, meriterebbe un’inchiesta a parte. Perché criticare quel settore significherebbe sparare sulla Croce Rossa. L’impressione è che il Paese si regga soltanto grazie a pochi imprenditori coraggiosi e a una classe lavoratrice che continua a versare le tasse. Altrimenti saremmo ridotti a fare i figuranti in costume per intrattenere i turisti al Colosseo. Ma quando l’Italia tornerà ad essere un Paese serio? Negli ultimi trent’anni abbiamo solo subito governi che hanno deluso, lasciando campo libero a incompetenza e improvvisazione. E oggi, nel G7, ci troviamo rappresentati da figure come Salvini, Nordio, Lollobrigida e Santanchè. Una classe dirigente che, in altri contesti, sarebbe difficilmente immaginabile. Senza dimenticare chi li ha preceduti: da Toninelli, che sembrava ignaro del crollo del Ponte Morandi, a Di Maio, impegnato a spiegare a Conte come funziona il Parlamento. Forse è giunto il momento di tornare a votare con convinzione, come accadeva un tempo, scegliendo i candidati dal basso e non accettando passivamente nomine dall’alto. Chi scrive è appena rientrato dalla Francia, dopo aver percorso centinaia di chilometri su autostrade silenziose, pulite e ordinate. Tornando in Italia, il contrasto è stato quasi imbarazzante. Al punto da voler oscurare la targa per non confessare l’appartenenza ad un sistema che sta fallendo. Salvini è mai stato in Austria in auto? Se sì, dovrebbe saperlo. E se no, sarebbe ora che provasse quel viaggio, rendendosi conto di quanto siamo rimasti indietro. Perché la situazione delle autostrade italiane, e dell’A1 in particolare, non è più soltanto un problema infrastrutturale: è il ritratto impietoso di un’Italia che ha smarrito il senso della serietà.
Angelo Santoro

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