
La complessa materia della legge elettorale rischia di tornare in cima delle priorità riformistiche di un governo che di riforme allo stato ne ha partorite poche e insignificanti, eccetti quella del riordino delle funzioni giudiziarie.
Nella seconda repubblica, caso unico nelle democrazie europee, si è messo mano alla legge elettorale tre volte partendo da un sistema proporzionale puro in vigore dalla nascita della Repubblica, adottando prima un sistema maggioritario con quota proporzionale (legge Mattarella), poi un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza (legge Calderoli) e successivamente ritornando ad un sistema maggioritario che assegnava solo 3/8 dei seggi con un sistema proporzionale, mentre nel frattempo, per inessenziali ragioni di contenimento delle spese pubbliche, veniva decurtato il peso della rappresentanza parlamentare.
Pur allontanandoci dall’idea di fornire suggerimenti in materia elettorale e restando fedeli ai principi democratici della necessaria proporzionalità di assegnazione dei seggi in ragione del necessario pluralismo della rappresentanza democratica si puó tuttavia cercare di comprendere le ragioni politiche per le quali l’attuale partito di maggioranza intenderebbe rinnovare l’interesse per un ulteriore riforma elettorale corollario di una possibile svolta che si indirizzi verso il premierato;
Per consolidarlo , il governo Meloni punta ad una nuova legge proporzionale con premio di maggioranza e preferenze, ispirata al modello tedesco e non è scontato che questo sistema, indipendentemente dal premio di maggioranza adottato, si trasformi in un modello di elezione diretta del premier.
Stupisce che nessuno abbia mai considerato, al contrario, l’adozione di un sistema che non ricalca ma assomigli al sistema francese ovvero un sistema a doppio turno che garantisca la governabilità e la rappresentatività ed il pluralismo politico. Ovvero un primo turno proporzionale e svincolato da obblighi coalizionali ed un secondo turno con un riparto maggioritario uninominale di coalizione.
Se si osservano le coalizioni politiche uscite dal voto del 2013 e del 2018 si vede che le maggioranze parlamentari che hanno governato per due legislature intere non sono mai uscite dal voto elettorale e che addirittura nel 2018 un partito ha rotto la coalizione di partenza (la Lega) per formare un governo con partito “avversario” alle elezioni.
Il doppio turno naturalmente può suscitare scetticismo per chi valuta il crescente astensionismo che ha contraddistinto le ultime tornate elettorali; ma, di contro, promuove uno scontro prevalentemente bipolare di collegio che ricorda da vicino l’elezione diretta dei sindaci e favorisce nei diversi campi della politica la cosiddetta “desistenza”
Naturalmente la politica della seconda repubblica ci ha abituato a sistemi elettorali votati a maggioranza che favorivano (o pensavano di favorire) quelle uscenti, sbarramenti utilizzati come fisarmoniche ed ora, a camere invariate nelle loro funzioni, amputate nei numeri, squalificate nel loro ruolo l’idea del premierato non può che solleticare l’immaginario di un partito che non si ispira ai principi della governabilità quanto al mainstream autocratico dottrina di tutte le nuove destre mondiali occidentali ed orientali.
Un parlamento che elegge la maggioranza dei suoi rappresentanti proporzionalmente continua a garantire un forte pluralismo e mantiene vitale la funzione di rappresentanza dei partiti; indebolisce il tentativo di ripristinare “vocazioni maggioritarie” tanto a destra come a sinistra, esalta il principio coalizionale fondato su impegni programmatici e non coalizioni “larghe” che si uniscono per inerzia aritmetica più che politica.
Prepariamoci quindi ad assistere ad un’ennesima discussione sulla legge elettorale, ma per evitare che prevalga il sottobanco dell’accordo fra i maggiori partiti per cancellare ed indebolire le forze minori é un bene che da queste ultime parta assieme ad un allarme una proposta che sia comprensibile a tutti i cittadini, che rinnovi lo spirito costituzionale e soprattutto incentivi il ritorno alle urne, ed il doppio turno, con doppio sistema che garantisce governabilità e rappresentatività democratica appare essere idoneo di considerazione.
Livio Valvano
(Direttore responsabile “Avanti Online”)

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