
Il criminale di guerra Benjamin Netanyahu dichiara di avere una “grave infiammazione gastrointestinale” per evitare di presentarsi al processo in cui è accusato di corruzione.
Ma questa condizione non gli impedisce di continuare la sua politica di aggressione e morte, né contro i palestinesi né contro i siriani.
A Gaza, l’esercito israeliano continua a sparare sulla folla affamata, provocando ogni giorno decine di vittime. Vengono bombardate chiese cattoliche, colpiti ospedali, assassinati civili. Poi, con la solita sfrontatezza, si parla di «errori».
Nel frattempo, le truppe israeliane sono penetrate nel cuore di Gaza, per completare l’operazione di conquista territoriale e di espulsione sistematica della popolazione palestinese verso una zona sempre più piccola e invivibile. È una pulizia etnica sotto gli occhi del mondo.
Ora si colpisce anche Damasco. I bombardamenti su obiettivi siriani sono così intensi che persino alcuni funzionari dell’amministrazione americana – finora complici – hanno mostrato segni di imbarazzo:
“Siamo di fronte a uno che si comporta come un pazzo. Bombarda tutto, ovunque, in ogni momento.”
Netanyahu è troppo malato per sedersi davanti ai giudici, ma perfettamente in salute per emanare ordini di morte.
Sotto il suo comando, l’esercito israeliano compie atrocità che ricordano, per violenza, brutalità e cinismo, le azioni terroristiche dei nazisti, che nel secolo scorso sterminarono milioni di ebrei. Una tragica inversione della storia.
Ma ciò che colpisce di più è il silenzio complice dell’Occidente, della Commissione Europea, dei governi europei.
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati – sanzionata pochi giorni fa dall’amministrazione Trump per le sue posizioni chiare e coraggiose – ha detto ciò che ogni coscienza democratica dovrebbe esigere:
«Ogni Stato deve immediatamente rivedere e sospendere tutti i legami con Israele: le relazioni militari, strategiche, politiche, diplomatiche ed economiche – sia in termini di importazioni che di esportazioni – e assicurarsi che il proprio settore privato, le compagnie assicurative, le banche, i fondi pensione, le università e gli altri fornitori di beni e servizi facciano lo stesso.»
Il mondo è oggi ostaggio di un’Internazionale nera, neofascista e colonialista, guidata da Trump e dai suoi accoliti: Netanyahu, Milei, Meloni, Orban.
Ma non è detto che debba andare sempre così.
La solidarietà con il popolo palestinese cresce. La condanna verso Netanyahu e i suoi complici si allarga. Anche negli Stati Uniti, molte organizzazioni ebraiche progressiste, antisioniste e femministe partecipano attivamente alle mobilitazioni contro il genocidio.
Enrico Rossi

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