
In Italia, più che governare, si gioca a manipolare. E l’immigrazione è da anni la pedina perfetta di questo gioco sporco. C’è un ritornello che si ripete come un mantra vuoto, nelle piazze e nei bar, sui social e nei salotti televisivi: la sinistra apre le frontiere, la destra le chiude. È il dogma su cui si fonda buona parte della narrazione pubblica contemporanea, ed è — diciamolo con chiarezza — una colossale menzogna.
I numeri lo dicono, ma nessuno li ascolta. Il governo Meloni ha appena varato un nuovo decreto flussi che autorizza 500.000 ingressi regolari nei prossimi tre anni, con 164.000 solo nel 2026. Un record. Più di Letta, più di Renzi, più di Gentiloni, molto più della “buonista” sinistra accusata di voler sostituire gli italiani con gli africani. Dove sono ora quelli che urlavano “blocco navale”? Dove sono i difensori della patria che gridavano all’invasione? Sono al governo. E autorizzano ingressi regolari a ritmo mai visto.
Ma attenzione: il problema non è il numero, perché questi ingressi servono, eccome. Il problema è l’ipocrisia sistemica di una classe politica che si racconta una cosa e ne fa un’altra, convinta che il popolo non legga, non studi, non analizzi. E spesso ha ragione.
La verità è che la propaganda ha vinto. Ha narcotizzato le coscienze. Ha trasformato l’immigrazione in un mostro, in un nemico, in una minaccia esistenziale. Ha ridotto la complessità a uno slogan. Ma lo ha fatto mentendo, e questa menzogna è oggi il più grave atto politico contro l’intelligenza collettiva del Paese.
Perché il popolo italiano non è stupido. È stato solo disabituato a pensare. Ci si è accontentati della semplificazione, della polarizzazione, del nemico facile. Ma i dati non mentono: i governi di destra hanno storicamente autorizzato più ingressi di quelli di sinistra. Perché lo fanno? Perché serve. Perché l’Italia ha bisogno di manodopera, di badanti, di braccianti, di operai. Ma nessuno osa dirlo apertamente. Meglio tenere il popolo diviso, impaurito, rabbioso. Meglio tenerlo addormentato davanti al grande show del nemico esterno.
E la sinistra? Troppo spesso afona, colpevole, balbettante. Troppo impegnata a giustificarsi o a inseguire le destre sul loro terreno. Ha perso la battaglia della narrazione, e così facendo ha abbandonato il campo dell’educazione politica, della verità, della complessità. Il risultato? Un paese che odia ciò di cui ha bisogno e che vota chi lo inganna.
È tempo di aprire gli occhi. Non per difendere una parte politica, ma per riappropriarci del senso delle cose. L’immigrazione non è un’invasione. È un fenomeno governabile, necessario, complesso. Serve razionalità, non furore. Serve politica, non propaganda.
Chi continua a ripetere che la sinistra vuole “l’immigrazione incontrollata” o mente sapendo di mentire, o è vittima di una narrazione tossica che ha sostituito l’analisi con l’odio. Entrambi sono pericolosi. Entrambi vanno fermati.
Con la cultura. Con i dati. Con il coraggio di pensare.
Daniela Piesco

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