
“Al lupo al lupo” è una celebre favola attribuita a Esopo. Racconta la storia di un giovane pastore che, annoiato mentre sorvegliava le pecore del padre, decise di fare uno scherzo. Di notte iniziò a gridare “Al lupo al lupo” svegliando i paesani che accorsero in suo aiuto. Ma il pericolo era inventato, e il ragazzo rideva del trambusto creato. Lo fece più volte, finché una notte il lupo arrivò davvero. Il pastore chiamò aiuto, ma nessuno rispose: tutti pensavano fosse la solita burla. Il lupo divorò il gregge e, secondo alcune versioni, anche il pastore. La morale è chiara: chi mente troppe volte finisce per non essere creduto neppure quando dice la verità. Nel dibattito politico e mediatico odierno, il personaggio di Donald Trump viene spesso trattato come il protagonista di quella favola. Le sue decisioni e dichiarazioni vengono sistematicamente bollate come pericolose o irresponsabili, a volte ancora prima di essere comprese o analizzate a fondo. Attribuire all’ex e attuale Presidente degli Stati Uniti ogni male del mondo è una semplificazione che non aiuta la comprensione dei fatti. Leggere quotidianamente giudizi trancianti sulle sue scelte – spesso definite smargiassate – rischia di offuscare il discernimento tra ciò che è realmente criticabile e ciò che invece è frutto di visione politica. I capri espiatori sono strumenti utili, soprattutto per chi ha interessi in gioco. È il caso degli Stati Uniti, che hanno fornito all’Ucraina, dall’inizio della brutale invasione Russia, aiuti militari ed economici per centinaia di miliardi di dollari. Senza quel supporto, è probabile che Kiev sarebbe crollata sotto la violenta pressione militare di Mosca. Se ciò non è accaduto, gran parte del merito va riconosciuto proprio agli Stati Uniti. Trump, che oggi guida di nuovo l’amministrazione, ha annunciato una riduzione delle forniture militari a Kiev. Le motivazioni non sono ancora del tutto chiare. Dare per scontato che lo faccia per favorire Vladimir Putin è una lettura affrettata. Le vere ragioni risiedono nei meccanismi della politica americana, e spesso le notizie che ci arrivano sono mediate da interessi strategici interni ed esterni. C’è però un ambito in cui Trump non può sottrarsi alle sue responsabilità. È quello del conflitto israelo-palestinese, dove il sostegno incondizionato a Israele, anche di fronte a gravi violazioni umanitarie, lo rende direttamente corresponsabile. In questo caso, a differenza di altri, si ha l’impressione che egli getti il sasso e nasconda la mano, lasciando ad altri il peso morale e politico delle conseguenze. Sono in molti a ipotizzare che tra Trump e Netanyahu vi siano legami di natura economica e strategica. Capire se dietro le decine di migliaia di morti – in gran parte donne e bambini palestinesi – si nasconda un interesse personale sarebbe, a tutti gli effetti, una rivelazione clamorosa. Il video su Gaza beach potrebbe essere un indizio. Ricordate? E se così fosse, sarebbe il momento in cui gridare davvero, tutti insieme e con forza, “Al lupo al lupo”.
Angelo Santoro

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