
Trump sta abbattendo le fondamenta della democrazia. Lo dice il governatore democratico della California, Gavin Newsom.
Per reprimere le proteste esplose a Los Angeles e in altre città, la Casa Bianca ha imposto il coprifuoco, ha inviato i Marines e ha messo sotto il suo comando la Guardia Nazionale, contro il parere del governatore.
Un fatto assolutamente eccezionale, non più avvenuto nella storia americana dal 1965, quando il presidente Lyndon Johnson intervenne in Alabama, a difesa però dei manifestanti per i diritti civili.
Oggi la Guardia Nazionale usa manganelli, proiettili di gomma e manette per colpire chi protesta contro le politiche antimigranti, volute da Trump.
Non solo a Los Angeles ma anche a New York, Boston, Chicago, Washington, Philadelphia, Denver, Dallas, Austin, Seattle e a San Francisco, sono in corso grandi manifestazioni all’insegna dello slogan anti Trump “no Kings” -no ai despoti- e contro i rastrellamenti di migliaia e migliaia di migranti che vengono trattenuti nelle prigioni federali e quindi deportati nel lager di Guantanamo prima di rispedirli ai loro Paesi.
Un’operazione brutale, disumana, di sistematica violazione dei diritti della persona, impressionante per le sue dimensioni, per la carica di violenza scatenata contro la povera gente nel segno di una discriminazione razziale e di classe.
A veder bene però, Trump non fa altro che ripetere in grande scala e con l’arroganza che gli è propria ciò che da qualche tempo sta avvenendo da noi in Europa, con i respingimenti dei migranti, nei Paesi dell’Est, in Inghilterra e nei Paesi dei Balcani o nei campi allestiti in Turchia e pagati con i soldi della UE.
In un certo senso ha ragione Meloni: l’Italia è un modello a cui altri paesi cercano di ispirarsi.
I contratti con gli aguzzini libici per il trattenimento dei migranti, la esternalizzazione in Albania dei lager per la detenzione in attesa rimpatrio sono in effetti nati nel nostro Paese prima ancora che in altri.
Le manette ai polsi sono le stesse per i migranti americani che salgono su un aereo negli USA come per quelli italiani che scendono da una nave sulle coste dell’Adriatico.
Ed è curioso che certa stampa, cosiddetta progressista, si scandalizzi per le immagini provenienti da oltreoceano ma non per quelle di casa nostra, del mar Adriatico.
La repressione si rafforza e si estende come un virus nel mondo occidentale.
Trump ha minacciato che “chi intende protestare sarà contrastato con grande forza”, mentre si prepara a rivolgersi all’esercito con una grande parata militare.
In Italia, anche da questo punto di vista, il governo di Meloni si è portato avanti con il lavoro approvando il decreto sulla sicurezza che inasprisce le pene e inventa nuovi reati contro chi protesta.
L’ internazionale nera della destra mostra di avere una politica comune sui temi dell’immigrazione: una strategia che parte dal contrasto brutale e cinico all’ingresso dei migranti -muoiano pure in mare- e si sviluppa con la violazione dei diritti umani, la repressione e la deportazione per arrivare all’obiettivo, forse il più importante di tutti, che è il restringimento della democrazia e lo stato autoritario.
È un progetto su cui la destra neofascista occidentale scommette molto per le ragioni razziste e di classe che sono costitutive della sua ideologia, e con l’obiettivo di raccogliere consensi nel rancore e nel diffuso disagio sociale.
Contrastare questa aberrante strategia con la lotta ideale e politica è un compito essenziale della sinistra: riguarda la sua anima più profonda e la sua missione più vera, cioè difendere i più deboli e gli emarginati.
Il fatto che negli USA un grande movimento di popolo si stia sviluppando contro il dispotismo razzista e classista e che il governatore della California si scagli con coraggio contro Trump deve essere per noi un motivo grande di conforto e uno stimolo per accrescere il nostro impegno per la democrazia, l’umanità e la giustizia sociale.
Enrico Rossi

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