
E’ stata una sconfitta e un nuovo inizio.
Volevamo dare il via ad una fase di diritti per il lavoro e per la cittadinanza e volevamo, insieme, dare un colpo alla destra che ci governa.
Non ci è riuscito.
Da domani sarà più difficile parlare dei temi della precarietà, dei licenziamenti illegittimi senza reintegro, della sicurezza dei subappalti, e ancor di più del riconoscimento della cittadinanza ai migranti regolari.
La destra, a cui piace vincere facile boicottando le elezioni e sottraendosi al confronto, si sentirà ancora più forte e farà il maramaldo verso l’opposizione e verso il più grande sindacato dei lavoratori.
Eppure io ho apprezzato e difendo il coraggio di Landini e, sul piano politico di Schlein, Conte e Fratoianni di voler combattere fino in fondo e uniti questa battaglia referendaria semplicemente perché era giusta.
Dopo decenni in cui la sinistra era apparsa lontana dalla difesa degli interessi e dei diritti dei lavoratori e in particolare il PD non riusciva più a presentarsi davanti alle fabbriche, Schlein ha fatto una scelta netta, ha ricollocato il partito nella sua base sociale.
Era un passaggio necessario per recuperare la giusta identità di sinistra, anche su un terreno, quello referendario, per quanto arduo e rischioso.
Se si legge il risultato, sotto questa luce, i tredici milioni di votanti per i si non sono affatto pochi e possono essere una buona base di partenza e una piattaforma sociale avanzata e unitaria dello schieramento di sinistra alternativo alla destra meloniana.
Quanto ai riformisti del PD che sono i responsabili di buona parte della legislazione da cambiare, che hanno remato contro in campagna referendaria e che ora attaccano la segretaria, io rivolgerei loro l’offerta di aprire una fase di iscrizioni al partito per fare un congresso in cui contarci.
Sono sicuro che Schlein ne uscirebbe alla grande.
E il PD ancora più forte.
Enrico Rossi

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