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UK AND US, ACCORDO RAGGIUNTO

Il Regno Unito è il primo Paese europeo ad aver raggiunto un compromesso con Trump sui dazi. Con grande clamore il presidente degli Stati Uniti ha accolto l’accordo commerciale raggiunto con il Regno Unito giovedì 8 maggio. Donald Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno definito l’intesa come “storica”. Tuttavia, molti economisti mettono in dubbio la portata di questo compromesso. Una parte molto consistente dei prodotti britannici sarà ancora soggetta a dazi doganali del 10 per cento, ovvero alla tassa “reciproca” imposta ad aprile dal leader statunitense, attualmente sospesa per un periodo di 90 giorni. I contenuti dell’accordo, però, potrebbero rientrare nelle discussioni del vertice tra Unione Europea e Regno Unito che si terrà il 19 maggio a Londra.

di Saverio Berlinzani | 12 Maggio 2025

Il Regno Unito è il primo Paese europeo ad aver raggiunto un compromesso con Trump sui dazi. Con grande clamore il presidente degli Stati Uniti ha accolto l’accordo commerciale raggiunto con il Regno Unito giovedì 8 maggio. Donald Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno definito l’intesa come “storica”. Tuttavia, molti economisti mettono in dubbio la portata di questo compromesso. Una parte molto consistente dei prodotti britannici sarà ancora soggetta a dazi doganali del 10 per cento, ovvero alla tassa “reciproca” imposta ad aprile dal leader statunitense, attualmente sospesa per un periodo di 90 giorni. I contenuti dell’accordo, però, potrebbero rientrare nelle discussioni del vertice tra Unione Europea e Regno Unito che si terrà il 19 maggio a Londra. I termini dell’agreement raggiunto, potrebbero influenzare i lrapporti tra Uk e Unione Europea. Innanzitutto va detto che non si tratta di un accordo di libero scambio, in ragione del fatto che rimane in vigore una tariffa del 10%. L’unico vantaggio ottenuto dalla Gran Bretagna è la riduzione delle tariffe su acciaio, alluminio e settore auto, ovvero in concreto azzerati dazi al 25% su acciaio e alluminio, quelli sulle auto ridotti al 10%,Ciò che preoccupa gli investitori però, è che il fatto che il fatto di aver mantenuto una tariffa del 10%, induce a pensare che questo sia un modello che gli Usa applicheranno verso chiunque. E non porteranno chissà quali e quante entrate per il fisco Usa, visto che Trump ha previsto entrate pari a 6 miliardi di dollari derivanti dal dazio universale del 10%, il che rappresenta una cifra irrisoria rispetto al deficit commerciale statunitense. In più non è detto che tale modello venga accettato da altri partner commerciali. Forse a Bruxelles, ci sarà una certa irritazione, e non perché ci sia un conflitto diretto tra l’Ue e il Regno Unito, ma in ragione del fatto che potrebbe costituire un precedente. Autorizzando il mantenimento di questi dazi, ne rafforza la legittimità. L’intesa tra Stati Uniti e Regno Unito arriva in un momento in cui l’Ue minaccia di tassare i prodotti americani importati negli Stati membri per un valore di 95 miliardi di euro. La Commissione europea ha appena avviato una consultazione su un elenco di beni che potrebbero essere soggetti a questa tassazione aggiuntiva. L’elenco comprende prodotti alimentari, apparecchiature automobilistiche, elettriche e aeronautiche e batterie.

E CON LA CINA ?

A Ginevra, da sabato scorso, sono riuniti il Segretario al Tesoro Usa Bessent e il Vice Premier cinese He Lifeng. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha parlato di necessità di reset totale nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, elogiando le positive trattative volte a ridurre le tensioni commerciali dopo che gli Stati Uniti hanno imposto tariffe elevate sui prodotti provenienti dalla Cina, attirando dure misure di ritorsione da Pechino. Ha parlato anche di grandi progressi. ll principale negoziatore di Trump, Scott Bessent, Segretario al Tesoro, ieri sera ha dichiarato che gli Stati Uniti e la Cina hanno raggiunto un “accordo” dopo una maratona di colloqui commerciali. Per ora non sono stati forniti ulteriori dettagli, che secondo quanto si apprende, verranno forniti oggi in giornata. Da quando è tornato alla Casa Bianca a gennaio, Trump si è particolarmente accanito sulla Cina, a cui ha imposto nuovi dazi del 145%. Pechino ha risposto con tariffe del 125% sui prodotti americani, oltre ad altre misure mirate a settori e aziende specifiche. Il risultato è che gli scambi bilaterali tra le due principali economie mondiali sono rimasti stagnanti e i mercati hanno subito forti turbolenze. Si tratta, per ora, di un primo approccio, e Il contatto stabilito in Svizzera è un passo importante, anche se forse limitato. Trump infatti, si è lasciato scappare una indiscrezione, suggerendo di ridurre le tariffe sui prodotti cinesi all’80%, il che francamente è sì un primo passo, ma certamente di non grande significato.

REAZIONE DEI MERCATI.

I mercati, nelle ultime settimane, hanno corretto, dopo la grande tensione vissuta nei mesi precedenti, in seguito alla pubblicazione della famosa tabella delle tariffe reciproche, presentata nel giorno del “Liberation day”, il 2 aprile scorso. E la correzione si è avuta in concomitanza con il ritorno dell’appetito al rischio, un recupero importante dei listini Usa, una correzione del dollaro, in seguito alla recente caduta, e un calo dei rendimenti dei titoli di Stato Usa, messi sotto pressione da un sell off aggressivo da parte dei detentori di titoli Usa, specie dall’estero (si parla della Cina), che avevano fatto pensare ad una perdita di credibilità del sistema America. Ad aggiungersi, anche le tensioni tra amministrazione e banca centrale, che si sono accusati a vicenda, in relazione alle politiche monetarie de adottare, un qualcosa che ha aumentato ulteriormente la preoccupazione in ragione del tentativo, neanche tanto celato, di indebolire l’indipendenza della autorità monetaria, cercando di influenzarne l’azione, da parte della nuova amministrazione.

E ORA ?

Ricordiamoci che ad oggi, rimangono in vigore le tariffe reciproche al livello del 10% per tutti (ad eccezione della Cina e in parte Canada e Messico per acciaio e alluminio), frutto di una riduzione temporanea e valida per tre mesi (2 aprile – 2 luglio) della famosa tabella presentata nel giorno del liberation day, calcolata di fatto prendendo il livello del deficit commerciale diviso il valore delle merci importate ((export – import) / valore import)/2). Il tutto si basa sull’idea secondo la quale, se gli Usa hanno un deficit commerciale con altri paesi, il tutto è generato da una truffa di fondo ai danni di Washington. Ecco perché tanta ostinazione verso le tariffe, che a detta degli economisti, creano più danni che altro, specie in relazione alle conseguenze sui consumatori americani all’inflazione. A questo punto i mercati, dopo aver corretto, rischiano di entrare in una fase interlocutoria, poco chiara, ove le correlazioni intermarket saltano perché l’incertezza su quanto potrà accadere è ancora significativa, nonostante i progressi fatti sul fronte negoziati e grazie al fatto che Trump, sembra aver adottato, recentemente, un approccio più diplomatico e meno aggressivo. A questo dobbiamo aggiungere la questione dati macro, che evidenzia una tenuta dei principali aggregati, eccetto un rallentamento del mercato del lavoro che pare manifestarsi lentamente. Sul fronte reazioni dei vari asset, registriamo un dollaro in recupero, specie contro le Majors, e un EurUsd che sembra voler attaccare il supporto chiave a 1.1210. Contrariamente il Gold, ha tenuto l’area di 3.280 e sembra voler accumulare. Il primo, quindi in risk on, il secondo ancora in risk off. Poi gli azionari Usa, che sono vicini ad un possibile breakout rialzista che mostrerebbe il ritorno prepotente dell’appetito al rischio. Dal canto suo, il petrolio Wti rimane in tendenza ribassista, nonostante il recente recupero da 54.50 e 60.00. Infine non possiamo non ricordarci dei rendimenti delle obbligazioni statali con il rendimento del decennale Usa ritornato a ridosso del 4.40%, a dimostrazione che la Fed non può tagliare i tassi, almeno ora, ri-alimentando le polemiche con la nuova amministrazione con il rischio di ritornare all’avversione al rischio osservata ad aprile. Insomma un quadro variegato, che non consente di nutrire esclusivamente certezze positive, in ragione del fatto che non conosciamo quel che accadrà nel periodo della deadline, a inizio Luglio, quando potrebbero essere riviste le tariffe reciproche.

SETTIMANA ENTRANTE.

L’attenzione del mercato continuerà sui negoziati commerciali statunitensi, seguiti da dati chiave tra cui il tasso di inflazione, le vendite al dettaglio e i vari interventi verbali dei funzionari della Federal Reserve, in particolare del Presidente Powell. Ma non dimentichiamo i prezzi alla produzione, la produzione industriale, il sentiment dei consumatori, i prezzi all’esportazione e all’importazione, nonché i dati sul mercato immobiliare. La stagione degli utili rimane al centro dell’attenzione, con importanti report attesi da Cisco, Tencent, Alibaba, SoftBank, Walmart e Target. A livello globale, saranno pubblicati i dati sull’inflazione per India e Russia. Nel Regno Unito, i principali comunicati stampa includono la crescita del PIL del primo trimestre, il tasso di disoccupazione, la bilancia commerciale dei beni e la produzione industriale. Per quel che riguarda la Cina, attenzione ai dati sulla produzione industriale, le vendite al dettaglio e i prezzi delle case. In Germania, l’indice ZEW, mentre in Australia usciranno i numeri sulla disoccupazione. Infine, Pil giapponese del primo trimestre e dati sul commercio estero Area Euro e Italia. Buona giornata.

Saverio Berlinzani

Pubblicato in : Economia, EditorialeTag: amministrazione, banca centrale, bruxelles, casa bianca, cina, commissione, commissione europea, consultazione, consumatori, danni, dichiarato, estero, euro, federal reserve, fisco, germania, gran bretagna, india, italia, lavoro, mercati, mercato, mercato del lavoro, misure, obbligazioni

Info Saverio Berlinzani

Nel 1989 inizia il suo percorso lavorativo nel mercato valutario come spot trader per il Banco Lariano.
Dal ’91 per la Banque San Paolo di Parigi come trader su lira e Franco francese.
Dal ‘92 presso il Banco Lariano di Milano spot trader su tutte le valute SME.
Dal ’95 per Swiss Bank Corporation capo cambista – Lugano, Ginevra, Londra.
In questi anni, oltre alla specializzazione sul mercato dello spot come market maker ha sviluppato conoscenze del mercato dei derivati come trader di posizionamento per l’Istituto (Opzioni vanilla ed esotiche), nonché conoscenza diretta delle valute legate ai paesi emergenti (carry trades).
Dal ’98 è rientrato in Italia come Libero professionista in qualità di Consulente Finanziario e patrimoniale – Presidente e socio fondatore di una società broker in forex.
Dal 2009 ad oggi, trader indipendente nel mercato valutario fondatore del sito www.saveforex.it, community di traders con cui condivide QUOTIDIANAMENTE in tempo reale la sua operatività FOREX attraverso una chat e un webinar LIVE

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