
I salari inadeguati sono un grande problema per l’Italia. Tante famiglie non reggono l’aumento del costo della vita. Nell’ultimo Rapporto 2024-2025 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’Italia si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, con salari reali inferiori a quelli del 2008.
I salari inadeguati sono un grande problema per l’Italia. Tante famiglie non reggono l’aumento del costo della vita.
Nell’ultimo Rapporto 2024-2025 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’Italia si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, con salari reali inferiori a quelli del 2008.
Sappiamo tutti come le questioni salariali siano fondamentali per ridurre le disuguaglianze, per un equo godimento dei frutti offerti dall’innovazione, dal progresso.
Al contrario, bassi salari incidono anche sul preoccupante calo demografico, perché i giovani incontrano difficoltà a progettare con solidità il proprio futuro. Resta, inoltre, alto il numero di giovani, con preparazione anche di alta qualificazione, spinti all’emigrazione. Questi fenomeni impoveriscono il nostro “capitale umano”.
Infatti a sopperire al calo demografico non bastano le migrazioni dall’estero, tanto che permane la circostanza che un lavoratore su due tra quelli cercati dalle imprese è di difficile reperibilità.
I migranti poi percepiscono salari inferiori di un quarto rispetto agli italiani che svolgono le stesse mansioni. Quando non sono vittime di fenomeni scandalosi come il caporalato che va contrastato con fermezza.
Inoltre, quella delle morti sul lavoro è una piaga che non accenna ad arrestarsi e che ha già mietuto: in questi primi mesi, centinaia di vite, con altrettante famiglie consegnate alla disperazione.
Non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione. Ed è evidente che l’impegno per la sicurezza nel lavoro richiede di essere rafforzato. Esso riguarda le istituzioni, ma anche le imprese e i lavoratori.
Cgil, Cisl e Uil hanno scelto la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro come tema di un Primo maggio unitario.
Le frasi riportate sopra non sono state pronunciate da Landini ma dal Presidente Mattarella nel corso di un incontro, che si è tenuto ieri, con i lavoratori di un’azienda farmaceutica a Latina.
Alle parole del Capo dello Stato, mi limito ad aggiungere che c’è un modo per contribuire a ridare al lavoro e ai lavoratori la centralità che la Costituzione riconosce: andare a votare ai referendum.
L’8 e il 9 giugno 2025 si voterà per cinque referendum.
Votiamo cinque volte sì per cancellare il Jobs Act, contrastare la precarietà, porre fine ai licenziamenti ingiusti, garantire più sicurezza sul posto di lavoro e per riformare il diritto alla cittadinanza.
Enrico Rossi

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